Abete duro: “I club non hanno preso le distanze dagli ultrà”

I club tutti compatti a difesa del Milan ma poi (tutti) in silenzio quando gli ultrà minacciano provocatoriamente di far chiudere curve e interi stadi. Il numero uno della Figc Giancarlo Abete non va per il sottile per mostrare la sua delusione. Ieri mattina, ai margini della manifestazione sulle legalità a Quarto, è tornato a parlare della faccenda: «Sinceramente mi sarei aspettato che i dirigenti delle società reagissero alle prese di posizione degli ultrà. Ovvio, ci sono motivazioni diverse da club a club, ma tutte hanno taciuto».
Abete dice che è arrivato il momento di intervenire «perché qui non c’è da risolvere un problema di questi giorni ma un problema che rischiamo di trascinarci per altri 30 anni».
E allora esce allo scoperto. «Bisogna isolare quelli che si definiscono tifosi ma in realtà sono solo violenti. Loro minacciano di far chiudere le curve? Bene, spero che le autorità preposte li individuano e non li facciano più mettere piede in uno stadio. Poi mi aspetterei che dirigenti si esprimessero dicendo ”voi non appartenete alla nostra tifoseria, perché provocate un danno”. Questa è una strada». Poi aggiunge sempre cupo: «Le ragioni del silenzio possono essere diverse, ci sono dirigenti come Lotito che hanno fatto una battaglia importante e sono sotto scorta».
Infine, sulla squalifica degli stadi per i cori di discriminazione territoriale ha la sua ricetta: «Fermo restando la responsabilità oggettiva, si sta facendo una riflessione: forse è esagerato che già alla seconda violazione si chiuda uno stadio e alla terza si dia partita persa. Ma qualunque modifica non farà venire meno la discriminazione territoriale che rimarrà all’interno delle regole: sarebbe una sconfitta per il Paese confondere sfottò e goliardia con situazioni che sono al limite di una sanzione grave».

Fonte: Il Mattino

La Redazione

G.D.S.

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