Abidal, una vita da guerriero

Ora deve difendere se stesso

MILANO, 16 marzo 2011 – In una squadra in cui perfino il portiere ci sa fare con i piedi, a Eric Abidal vengono chiesti essenzialmente cervello e cuore. “Cervello” inteso come senso tattico e della posizione, “cuore” inteso come corsa, fisicità in marcatura ed energia in fase di spinta. Affinché il difensore del Barcellona possa tornare a utilizzare in campo i suoi organi migliori, c’è bisogno che prima ne sistemi un altro, quel fegato preso di mira da un maledettissimo tumore. Glielo auguriamo in ogni modo possibile. la fede – In queste ore, in attesa dell’operazione prevista per giovedì, Eric starà raccomandando l’anima ad Allah: come l’amicone Franck Ribery, qualche anno fa si è convertito all’Islam e ha sposato una donna musulmana. La fede gli sarà d’aiuto per superare il momento più difficile della sua vita, mentre dal mondo dello sport (e non solo) gli arrivano sostegno, preghiere e messaggi di solidarietà. titolare – Abidal ha 31 anni e sta vivendo la piena maturità agonistica: con il passare del tempo, ha imparato a limitare gli eccessi di nervosismo e ha sfruttato appieno la fortuna di avere un maestro come Guardiola. A sua volta, Pep ha apprezzato i miglioramenti del ragazzo di Lione al punto tale da designarlo quale laterale sinistro titolare. Rispetto a Maxwell, che gli fa concorrenza in quel ruolo, Eric ha qualcosa in meno nel bagaglio tecnico e nei cross, ma è più attento in marcatura e nella “lettura del gioco”. Soprattutto, Abidal è un jolly, un “fullback” difensivo capace di occupare più posizioni, dote che fa felice ogni allenatore. jolly – Una versatilità che Abidal ha acquisito negli anni, mettendo in conto anche alcune figuracce. Lo ricorderete probabilmente a Euro 2008, quando il c.t. Domenech lo schierò da centrale nella sfida con l’Italia: pronti-via, fallo da rigore su Toni, cartellino rosso e Francia eliminata nella fase a gironi, a vantaggio degli azzurri di Donadoni. Il c.t. dei Bleus venne a lungo criticato per quella scelta, ma forse era solo prematura. Perché Abidal, col passare del tempo, è diventato discretamente affidabile anche al centro della retroguardia. pioggia di “tituli” – Dai tempi del Monaco (club specialista nello scaricare terzini di valore assoluto, vedi Maicon), Eric ne ha fatta di strada. Dopo due anni a Lilla, è passato al Lione dove è rimasto tre stagioni vicendo altrettanti campionati e Supercoppe nazionali. Poi, nel 2007, il trasferimento al Barça, per diventare parte integrante del sestuplice trionfo blaugrana. In carriera ha segnato due soli gol, entrambi in coppe nazionali: il 17 gennaio 2007 decise la sfida col Le Mans nella Coppa di Lega francese, quasi quattro anni più tardi ha firmato l’1-1 del Barça con l’Athletic Bilbao in Copa del Rey. Una rete che ha fatto esultare tutti i compagni eccetto il povero Mascherano, rimasto l’unico blaugrana ancora all’asciutto in questa stagione… In questi ultimi tre anni di successi catalani, ad Abidal è mancata una sola soddisfazione: a Roma 2008 ha soltanto potuto guardare Messi e soci alzare la Champions, perché squalificato. L’augurio che gli facciamo è quello di riprendersi in tempo per essere in campo la prossima volta che il Barça arriverà in finale. InshAllah.

Fonte La Gazzetta Dello Sport 

La Redazione

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