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Brescia e Napoli, quel gemellaggio tramontato sul nascere

Il neocinquantenne più famoso del momento di anni ne aveva ventisei, allora. Non ancora compiuti perché era il 14 settembre 1986. Era reduce da un Mondiale vinto e prossimo allo storico scudetto. Un passaggio di mano in mano: la “mano de dios” a punire gli inglesi per l’affronto delle Malvinas e la manina birichina con cui, al limite dell’area del Rigamonti, si aggiustò un pallone che gli stava sfuggendo.

Prima di colpire inesorabilmente – di piede stavolta, e che piede il suo sinistro! – lasciando immobile Aliboni. Il Brescia cominciò così, con la luna storta, quel campionato malandrino, che faceva seguito a due promozioni consecutive e nel quale aveva riposto tante speranze. Un gol di Man-adona, che fece il paio con un tentativo malriuscito di gemellaggio tra le tifoserie.

“Brescia saluta Napoli” lo striscione portato in giro sulla pista. Ma qualcosa non funzionò e l’amicizia si ruppe. Qualcosa non funzionò neppure in campo, con una doppia ammonizione comminata a Ferrara cui non fece seguito l’espulsione. Sul referto dell’internazionale Agnolin, infatti, il giudice sportivo Barbè trovò che gli ammoniti erano il futuro Ciro nazionale e Volpecina, il quale rimediò curiosamente il giallo non essendo ancora entrato in campo.

Il Brescia ricorse. Inutilmente. Il Napoli, invece, rincorse. Quel pezzo di stoffa tricolore che per anni gli era sfuggito, per anni aveva visto col cannocchiale e la cui conquista non era più dilazionabile. Il maggio successivo, giorno 10 dell’anno di grazia 1987, al termine di un 1-1 casalingo contro la Fiorentina, dopo tanto rincorrere, lo storico accadimento. Il Napoli tornò al Rigamonti l’estate successiva, la sera del 9 agosto 1987, con lo scudetto sul petto per un’amichevole di lusso propiziata da Ottavio Bianchi, allenatore bresciano del tricolore partenopeo.

Anziché gli applausi, il mister di Borgo Trento si prese gli insulti, alla pari di Maradona. Livido negli spogliatoi l’annuncio, con gli azzurri occhi glaciali del mister a dar peso alle parole. “Finché ci sarò io, il Napoli non giocherà più a Brescia”. Ci ritornò, non per sua volontà, ma per dovere di calendario, il 31 gennaio 1993, prima giornata di ritorno: fu 2-1 per il Brescia. Di Schenardi, Raducioiu e Zola le reti.

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