Cavani non è una macchina. Il problema è il vuoto d’alternative

Il commento di Mazzarri nel post-partita al Sant’Elia, cercando legittimamente di porre luce sugli aspetti più positivi della missione cagliaritana, si è soffermato principalmente sulla mancanza di cinismo e lucidità sottoporta, che ha impedito a Santana, Maggio, Dossena e Dzemaili di non capitalizzare le grandi occasioni concesse dalla retroguardia rossoblù.

 

Sicuramente il problema sollevato dal tecnico di San Vincenzo esiste anche se poi i palloni per trafiggere Agazzi sottoporta sono capitati sui piedi di giocatori o entrati a gara in corso oppure che non hanno sostenuto un elevato minutaggio finora. La realtà è una costruzione sociale ed ognuno compie le sue valutazioni in base all’angolazione da cui si ferma a valutarla. In cuor suo l’allenatore del Napoli sa che il problema è più ampio e che il match del Sant’Elia porta con sé tanti argomenti su cui riflettere. Il Napoli ha sempre avuto un problema in zona gol; nella scorsa stagione questa difficoltà è stata coperta dalla vena realizzativa di Cavani, giunto a quota 26 gol in campionato e 33 stagionali, considerando i 7 in Europa League. Nella prima stagione di Mazzarri all’ombra del Vesuvio la compagine partenopea totalizzò ben 8 pareggi a reti inviolate al San Paolo. In questo periodo il Matador non ha la lucidità e la brillantezza di altri tempi a causa sia dei tanti impegni che magari anche dei problemi personali riguardo per esempio al furto subito in casa ed al possibile trasloco in Via Tasso che si troverà ad affrontare. Il Napoli ne paga le conseguenze e la media reti di 1,57 in campionato dopo sette giornate è dovuta alle tre reti segnate contro Cesena, Milan ed Inter, statistica in cui contano molto i gol di Campagnaro, Maggio ed Hamsik. Non c’è da creare nessun caso, sarebbe ridicolo considerando che l’uruguagio ha già realizzato cinque gol stagionali in nove gare ufficiali disputate (tre in campionato, due in Champions, di cui uno solo su rigore, e si potrebbe aggiungere anche quello fatto con la Celeste contro la Bolivia). Un calo può capitare a tutti, Cavani non può essere una macchina che risponde sempre ai comandi. Contro il Bayern Monaco e a Cagliari è apparso lento proprio nei riflessi, nella gestione dell’azione offensiva.

Il problema è sempre lo stesso: quante volte in estate abbiamo invocato l’acquisto di un’alternativa al Matador, un giocatore con caratteristiche simili. Floro Flores, Floccari, la suggestione Vucinic irraggiungibile per motivi d’ingaggio; sono stati tanti i nomi su cui il Napoli ha lavorato. Nella conferenza stampa del 12 Agosto scorso Mazzarri rivelò di essere pronto a gestire i top player e di aver indicato Vucinic come primo nome della lista, ma l’ingaggio non conciliava con le linee guida del Napoli in merito al budget da utilizzare. Fu proprio il tecnico toscano a stoppare sul nascere quell’idea del prestito con diritto di riscatto da proporre all’Udinese per Floro Flores a cui stava pensando il presidente De Laurentiis. Domani il bomber del Rione Traiano affronterà proprio gli azzurri al San Paolo, rinfrancato dal gol all’Atletico Madrid in Europa League al rientro dopo un infortunio muscolare.

Il “girone della morte” uscito dalle urne di Montecarlo ha portato De Laurentiis a costruire con Moratti la trattativa per Pandev. Il macedone ha recuperato dal problema muscolare, ma sta compiendo un programma specifico per rimettersi in forma dal punto di vista atletico. Certamente l’ex nerazzurro in forma risolverebbe gran parte delle problematiche dell’attacco partenopeo, ma non sappiamo quanto tempo occorrerà al macedone per rimettersi in sesto. Eravamo coscienti che fosse un giocatore da recuperare dal punto di vista atletico e psicologico, ma mai ci aspettavamo che si presentasse così impallato nei movimenti ed in generale non pronto per i tanti impegni del Napoli. Le buone notizie da Cagliari sono la crescita di alcuni elementi come Santana, apparso almeno molto più propositivo, Dossena, a cui l’alternanza con Zuniga sta facendo molto bene e la capacità di Mazzarri di porre freno nella ripresa ai problemi della fase difensiva riscontrati nella prima frazione di gioco. Campagnaro è salito in cattedra e Cossu non ha dato più problemi, inoltre il Napoli si metteva a quattro dietro quando il Cagliari attaccava con l’abbassamento di Zuniga e la superiorità numerica che bloccava i tentativi cagliaritani. Buona la prova di Fernandez, che ha commesso una sola sbavatura quando ha lasciato Nenè indisturbato in area di rigore e fortunatamente il suo colpo di testa si è stampato sulla traversa. E’ da registrare, invece, l’ennesimo approccio distratto alla gara, come dimostra l’errore di Gargano dopo quattro minuti, su cui ha salvato il grandioso De Sanctis. L’uruguagio ha rimediato una distrazione ai flessori che lo terrà lontano dai campi per tre o quattro settimane. Il Napoli si trova solo con Dzemaili ed Inler, considerando che Donadel non ha ancora recuperato. Non è vero che i due svizzeri si assomiglino così tanto, come sostenuto su più fronti; Dzemaili è un mediano discreto, che non ha il passo di Gargano, l’ideale per il suo dinamismo in una squadra che occupa gli spazi con la corsa. Dzemaili è superiore al “Mota” per tecnica di base, ma deve trovare la sua collocazione tattica nel modulo di Mazzarri che richiede ai centrocampisti un grandissimo lavoro. Per non parlare poi delle pressioni che impongono che tutto vada fatto in fretta; c’è grande differenza tra Torino, Parma e Napoli.

 

Fonte: Ciro Troise per il “Corriere del Pallone”

 

 

 

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