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Coli Saco: “Sono cresciuto in un quartiere molto difficile. Il calcio mi faceva dimenticare i problemi…”

Coli Saco, centrocampista dell’Ancona in prestito dal Napoli, ha parlato ai microfoni de ‘LaCasadiC.com’:

“O diventi un calciatore o sfondi con il rap o probabilmente inizi a spacciare. Dove sono cresciuto io è un quartiere molto difficile. Ho scelto sempre il 94 non perché l’avesse qualche giocatore in particolare ma perché è il numero del mio dipartimento. L’ho fatto perché voglio portarlo con me. Giocare a calcio ci faceva dimenticare dei problemi a casa.

Avevo fatto tanti provini con squadre francesi, la mia ultima è stata con il Le Havre. Sono andato a fare il provino ed è andato molto bene. C’era solo un problema: a scuola non avevo un buon rendimento e questo poteva influire sulla scelta del Le Havre. Alla fine il direttore della scuola ha messo una buona parola su di me e mi ha fatto un favore”

Per arrivare agli allenamenti dovevo prendere prima un pullman di un’ora da casa mia e poi un altro treno. Le sessioni di allenamento erano tutti i giorni e non finivano prima delle 19:30. Quindi tornavo sempre a casa a mezzanotte, minimo, e sempre con pullman e treno. Spesso, quando aprivo il frigo al rientro a casa, non trovavo nulla. E’ stato molto difficile. Tutto. Ma questa è la vita di un quartiere e sei abituato fin da piccolo a stare così.

Quando quelli del Le Havre mi hanno detto sì, ho pensato subito a Pogba. Sono cresciuto guardandolo giocare alla Juve: è stato un esempio per me, perché anche lui ha giocato tanti anni nel suo quartiere. Poi a 15 anni è stato chiamato da una squadra di Parigi più prestigiosa. E dopo ancora, come me, è andato al Le Havre. Era un percorso simile al mio e questo mi faceva emozionare.

Mali? Mi hanno chiamato a 17 anni. Mi sono preso del tempo, ma non perché non fossi sicuro di giocare per il Mali. Solo che non pensavo fosse ancora il momento adatto.

Milan? Kalulu era arrivato da poco ma era francese come me. Ci siamo capiti subito. Per me è come un fratello: ancora oggi lo sento. Siccome conoscevo lui, Leao e Kessie, molte volte mi facevano uscire anche con gli altri della prima squadra. Ho bei ricordi. Il livello era molto alto. Ma vedere giocare Bennacer da vicino mi ha stupito: ho capito ancora meglio quanto fosse forte”

 

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