Conte e Mazzarri rivali in campo, ma amici nell’intendere il proprio ruolo

Conte e Mazzarri rivali in campo, ma amici nell’intendere il proprio ruolo

Uno perde la voce, l’altro, quasi sistematicamente (nei giorni di grande freddo si è arreso anche lui all’evidenza meteorologica) la giacca. In meno di due mesi si giocheranno tutto, il campionato e la Coppa Italia, l’uno contro l’altro, forse alimentando la reciproca stima e simpatia. Perché Antonio Conte e Walter Mazzarri non hanno mai nascosto questo stranissimo feeling, nonostante lo juventino non possa essere particolarmente grato al napoletano visto che una sconfitta in casa, contro di lui, gli costò l’esonero dalla prima panchina di serie A, quella dell’Atalanta. Ma quella fu una sfida ad armi impari (la squadra lombarda alla fine scese in B, Cannavaro e compagni arrivarono in Europa League), quella di domani sera sarà ad armi pari e a obiettivi quasi equivalenti. Perché se la Juve si gioca lo scudetto, il Napoli punta a un terzo posto che, al pari del titolo, garantisce l’accesso alla Champions, seppur attraverso la porta di servizio di uno spareggio. Mazzarri ha spiegato che avrebbe voluto Conte come suo vice. Sarebbe stato un bell’incontro di caratteri forti e di atteggiamenti pirotecnici. Un po’ come quello che ha caratterizzato la carriera del napoletano agli esordi: vice di Ulivieri, uno che mandava in fiamme le panchine e al manicomio gli arbitri.

STILE – Gli stili, d’altro canto, sono identici e gli stili tradiscono il modo di intendere il ruolo: l’allenatore che scende in campo, che gioca pur venendo confinato nell’area tecnica, che non intende essere considerato come una figura meramente decorativa, un protagonista nello spettacolo, non un comprimario. In campo le braccia e le gambe, lì, a pochi metri, la mente. Urlano, si dimenano, Mazzarri salta, Conte si sfoga sui divisori dello Juventus Stadium. Non c’è una caramella salvifica per il leccese, non c’è (quasi) una temperatura talmemente rigida da impedire al toscano di togliersi la giacca anche perché quello è quasi un segnale, soprattutto quando le cose non vanno bene. Gli spogliatoi sono il loro regno e anche il luogo in cui danno sfogo alla loro rabbia, alla loro grinta. Può volare di tutto, anche qualche sedia come pare sia accaduto con Mazzarri. Trasmettono alle squadre il proprio carattere. Lo ha detto Marchisio qualche tempo fa: “Conte ci ha tolto la paura”. Anche a costo di perdere la voce, alla fine di ogni partita.
RADICATI – L’aggressività di Juventus e Napoli, quel modo “nervoso” di produrre calcio, le accelerazioni rabbiose sono l’altra faccia dei “balletti” da tarantolati dei due tecnici. D’altro canto, uno dei due è nato e cresciuto laddove la leggenda del morso del ragno che produce crisi isteriche si è diffusa, consolidata per poi scomparire fino trasformarsi in un evento musicale estivo. Eppure vedendoli agitarsi in panchina, viene spontaneo porsi la domanda che i genitori, conterranei di Conte, continuano a ripetere ai figli irrequieti: “Ti ha morso la tarantola?” Aracnofobie a parte, resta il fatto che l’uno (Mazzarri) si rivede nell’altro (Conte). Non si faranno sconti, domani sera. E non lesineranno in grinta.
Fonte: Corriere dello Sport
La Redazione
A.S.


La redazione di IamNaples.it

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