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Corbo: “Quel vento africano che spinge il Napoli in alto, scudetto possibile”

Sul campionato si alza un vento nuovo. Caldo, robusto, ha gli strappi di un Sul libeccio. Spinge il Napoli verso uno scudetto non facile, ma finalmente possibile. Deve credere il Napoli, a otto gare e 24 punti dalla fine vince una partita vera, la comincia male, subendo anche un gol nello spigoloso primo tempo, ma sa ribaltarla con la forza d’impeto del nigeriano Osimhen, la fa sua con la poderosa continuità del camerunense Anguissa, la protegge con l’elastica vigilanza del camerunense Koulibaly. Può sembrare suggestivo, il Napoli ha segnato i picchi della sua storia recente con Diego al quale dedica lo stadio, con altri fantastici sudamericani, da Sivori a Bertoni, da Vinicio ad Altafini a Careca. Insegue ora il terzo scudetto con tre giocatori arrivati in Europa da un’altra parte del mondo. Non è un caso, se l’Africa dà più energie e talenti al calcio di oggi e domani, il Napoli definisce la sua modernità con Koulibaly, Osimhen, Anguissa. Si è ormai rimesso in pista dopo la sbandata con il Milan, squadra che continua a vincere. Pioli passa dove Spalletti soffrì con Mazzarri, un imperdonabile pareggio. È in officina con il motore che fuma invece l’Inter, una crisi che Inzaghi nega anche a se stesso, ma che non sa spiegare. Spalletti raddrizza in questi giorni il campionato, come ieri la partita. Non funzionava la formazione, c’è voluto tempo ma adesso è chiara una condizione, anche due. Il giocatore chiave è Osimhen, ma per esserlo non va abbandonato nella solitudine di una fase offensiva spoglia. All’inizio lotta senza un partner con due maturi difensori: lo spagnolo Pablo Mari e l’olandese Marvin Zaagelar. Insigne sufficiente ieri, ma tende sempre al centro, 40 metri dalla porta. Politano deve scavare metri nella roccia a destra con il giovane e ruvido veronese Udogie. Con due esterni indaffarati, al Napoli è fatale che manchi l’ampiezza per distendere in orizzontale la difesa udinese. Si spiega l’avvio macchinoso anche perché l’inedito ma lucido allenatore Cioffi tiene alta e a 5 la sua mediana, per ricavare la superiorità al centro. Spalletti è deluso, forse pentito di aver modificato la formazione pragmatica di Verona. Ma indovina il cambio. Nella ripresa riscopre Mertens affiancandolo a Osimhen. Rimane fuori Fabiàn Ruiz, sempre pungente nel tiro da lontano, ma in dissonanza con Lobotka e Anguissa che formano invece un tandem efficiente, da non dividere. Osimhen ricambia il favore a Spalletti offrendogli il meglio del suo repertorio: vola per piazzare all’incrocio di testa, devia di interno destro sul primo palo un rasoterra che gli manda dalla destra Di Lorenzo. Un tagliente diagonale corto anticipando due difensori. Per tempismo e precisione, Osimhen conferma i suoi progressi tecnici. Ha un palleggio sempre meno scorbutico e più consapevole. Con 4 doppiette e 11 reti in 17 gare da titolare è tra i valori più alti del Napoli. Un errore dell’arbitro lo esclude purtroppo dalla partita con l’Atalanta: inesatto il giallo, Osimhen sfiora la palla con la mano, ma è quella che allunga per toccare terra cadendo. Napoli credibile, è più autorevole con Mertens emarginato troppo presto. Va rettificata la posizione di Insigne: smarrito e distante nel primo tempo, appena entra Mertens indossa i panni di scena per un ruolo in commedia. Otto partite ancora, nessuno è superfluo, lo spettacolo è solo ricominciato.

Fonte: Antonio Corbo per “Il Graffio” di Repubblica

 

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