Come riporta l’edizione odierna del Corriere dello Sport, cosa volete che siano dieci (10) minuti appena di calcio, in due mesi interi: uno sbadiglio, un senso di insoddisfazione da domare, la rabbia che implode e che poi – ai ragazzi succede – spinge a distrarsi, a starsene aggrovigliato in quel microcosmo in cui Amin Younes s’è abbandonato. Sino a quando ha capito, mentre gli altri s’avvicinavano al Liverpool, d’aver imboccato la stagione contromano: fuori, perché fosse chiaro che ci voleva altro, un impegno costante, severo, e un rispetto per se stesso e anche per gli altri. «Ma ora si sta allenando benissimo». Forse, la sua sfida al «potere costituito» può cominciare, come un anno fa, quando dalla penombra spuntò Younes, tre gol e tre assist in quei cinquecento minuti sfruttati come avrebbe dovuto, sprigionando il suo talento, sistemandolo in corsia, spesso a sinistra, o anche nel cuore d’una squadra che lo aveva conquistato e di una città che lo spinge a twittare. «E’ bello essere a Napoli».
BALLOTTAGGIO. Younes “contro” Insigne e “contro” Mertens, si fa per dire, gli scugnizzi originali o di importazione che dovrebbero fargli posto in questa serata che può appartenergli, può essere sua, e che comunque sembra diversa: almeno ora c’è la percezione di essere in corsa per una maglia, di doversi immergere in questa sfida con il Verona senza bruciarsi i neuroni ma sfruttandoli, perché è arrivato il momento della verità.
Condividi:
- Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
- Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
- Condividi su Ok Notizie (Si apre in una nuova finestra) Ok Notizie
- Invia un link a un amico via e-mail (Si apre in una nuova finestra) E-mail
- Condividi su Pinterest (Si apre in una nuova finestra) Pinterest
- Condividi su Tumblr (Si apre in una nuova finestra) Tumblr
- Condividi su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra) LinkedIn
- Altro

