“Dirty Soccer”, servono soluzioni drastiche. Il calcioscommesse va affrontato: limitate la libertà di scommessa

Ancora uno scossone per il calcio italiano. Possibile che non si riesca a trovare soluzioni? Servono risposte e misure drastiche, velocemente

Dirty Soccer, oggi si chiama così. In origine fu “Scommessopoli”, divenuto poi “Calciopoli”. Cambia il nome, cambiano le squadre e le categorie coinvolte, ma il senso è sempre quello: 1980, 2006, 2015 sono le tre date che hanno fatto e che faranno la storia per il calcio italiano, che con cadenza ciclica si ritrova sempre a dover lottare con gli stessi problemi, a dover fare i conti con situazioni che peggiorano ulteriormente l’immagine di un calcio ritenuto in declino da tutto il mondo e che continua a perdere credibilità agli occhi di chi ancora ne è innamorato e appassionato. Nel 1980 e nel 2006 le squadre e i calciatori coinvolti appartenevano al mondo professionistico, alla Serie A o al massimo alla Serie B, ma l’inchiesta Dirty Soccer fa luce su un mondo distinto e separato, un sottobosco opposto alla Serie A e agli ingaggi milionari. Per la prima volta, l’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, che ha già portato a una cinquantina di fermi tra calciatori, dirigenti e presidenti di club, si addentra nel mondo del calcio minore, quello della Lega Pro e della Serie D, quel calcio dove le società spesso non riescono (o non vogliono) pagare gli stipendi, o i “rimborsi”, così definiti nel calcio dilettantistico, quelle serie dove si susseguono fallimenti, scambi di titoli e denominazioni societarie.

I SOGGETTI COINVOLTI – La portata dell’inchiesta e i risultati che sta ottenendo sono storici, ma chi lavora in questo mondo, o anche chi ne conosce l’ambiente e lo vive, nemmeno così da vicino, sa che queste pratiche sono all’ordine del giorno nelle serie minori. “Dirty Soccer” ha portato arresti e perquisizioni in ventuno province italiane, tra Calabria, Campania, Puglia, Emilia Romagna, Abruzzo, Marche, Toscana, Liguria, Veneto e Lombardia, il capo d’accusa è l’associazione a delinquere, finalizzata alla frode sportiva, aggravata dall’associazione mafiosa. Ci sarebbero almeno cinque latitanti, e oltre settanta indagati ed è stata accertata l’esistenza di due diverse associazioni criminali in grado di alterare i risultati degli incontri di Lega Pro e Serie D. Sono decine le partite combinate, almeno trenta le squadre coinvolte: vi sarebbero Pro Patria, Barletta, Brindisi, L’Aquila, Neapolis Mugnano, Torres, Vigor Lamezia, Sant’Arcangelo, Sorrento, Montalto, Puteolana, Akragas, San Severo. Perfino la Salernitana di Lotito, notizia delle ultime ore, pare sia coinvolta assieme ad altre squadre di Lega Pro come il Benevento e l’Ascoli, sono spuntati alcuni “pizzini” che ne dimostrano il coinvolgimento.

MISTER “MOX” – L’intero sistema, secondo quanto risulta dai primi risultati dell’inchiesta, poggiava sulla Neapolis Mugnano di Mario Moxedano e sulla Pro Patria. Già, proprio Mario Moxedano, imprenditore napoletano di sessantuno anni, che nel lontano 1994 fu presidente del Napoli per pochi mesi, prima della messa in mora della società ad opera dei calciatori, che non percepivano gli stipendi. Il suo sogno è sempre stato quello di creare una seconda squadra napoletana, mai realizzato per le difficoltà che pone la città di Napoli sia per quanto riguarda le strutture che per il tifo, che segue la prima squadra cittadina. Moxedano, imprenditore edile e proprietario di una serie di sale Bingo sparse in tutta la Campania, è stato arrestato insieme al figlio Raffaele di trent’anni, calciatore che gioca nella sua squadra e che lo segue da anni. “Mox”, così chiamato nell’ambiente campano, ha fatto calcio a Torre Annunziata con il Savoia alla fine degli anni ’90 raggiungendo la Serie B, è stato presidente della Sangiuseppese, poi nella storia recente ha acquisito un titolo tutto suo, denominato Neapolis, portandolo in giro per la Campania, soprattutto tra Mugnano, Frattamaggiore e Torre del Greco e le ultime due città hanno pagato a caro prezzo le gestioni di Moxedano. La sua Neapolis Mugnano, che ha appena perso la semifinale playoff del Girone I di Serie D con il Torrecuso, pareggiato 3-3, è tra le squadre con il maggior numero di partite indagate assieme alla Pro Patria.

IL COINVOLGIMENTO MALAVITOSO – L’indagine ha preso il via dalla intercettazioni di Pietro Iannazzo, elemento di vertice della ‘ndrangheta di Lamezia Terme, considerata dagli inquirenti una cosca “d’elite della mafia imprenditrice”. In queste intercettazioni Iannazzo affermava che Moxedano volesse vincere il campionato di Serie D con una squadra non all’altezza e che avrebbe dovuto ricevere soldi dallo stesso presidente. La bufera è solo all’inizio e sicuramente si verranno a conoscere molte altre verità, quello che è certo è che le cifre in ballo sono altissime, milionarie, si parla di centinaia di migliaia di euro. Nell’indagine non sono coinvolte solo società e personaggi italiani, ma anche organizzazioni straniere, associazioni che ricevono soldi da molti paesi europei come Kazakistan, Serbia, Slovenia e Malta, “un sottobosco criminale – come affermato dall DDA di Catanzaro – ben innestato nel mondo del calcio, le cui fila sono tenute da ‘professionisti’ dello sport che approfittano della propria funzione, in seno alle società calcistiche, per combinare partite dei campionati, al fine di alterare il risultato, per lucrare sulla combine, scommettendo essi stessi sull’evento sportivo”

CHE SOLUZIONI?“Alea iacta est”, il dado è tratto. Per il calcio italiano “Dirty Soccer” è solo un’altra della tante pagine brutte vissute negli ultimi anni. Il disastro è ormai compiuto, ma la domanda sorge spontanea: com’è possibile che dopo tanti anni non si riescano a trovare soluzioni? Perchè se l’Italia da sola non riesce a debellare il fenomeno, che anzi peggiora di anno in anno, non si cercano soluzioni a livello mondiale o quantomeno europeo? Perchè le agenzie di scommesse permettono di scommettere anche sulla Serie D, da qualche anno a questa parte? Perchè, se prima erano poche agenzie di scommesse, perlopiù illegali, a quotare le partite di Serie D, adesso ce ne sono tantissime, tra cui la Snai? Servono risposte e nel minor tempo possibile. Bisogna affrontare il problema seriamente, senza prese in giro o dichiarazioni di circostanza, va spezzato il meccanismo per cui le scommesse sono un business per tutti. Servono controlli serrati, bisognerebbe eliminare le quote dalle partite di Lega Pro e Serie D, sarebbe sicuramente più semplice controllare solo 44 squadre invece di 200 e passa. La riduzione del numero delle società professionistiche sarebbe certamente una soluzione, solo in Italia ce ne sono così tante, ben 104 per la precisione (20 di Serie A, 24 di Serie B e 60 di Lega Pro sparse nei tre gironi), in Germania ad esempio solo la Bundesliga e la seconda serie sono “Pro”. Un’altra soluzione, anche se parziale, sarebbe quella di permettere un minor numero di scommesse: si può puntare su tantissimi “eventi”, dall’Over all’1 Handicap, dal primo marcatore al risultato del primo tempo e le combinazioni sono tantissime, per i calciatori e le società non è certamente difficile organizzarsi, anzi è semplicissimo: bisogna porre limiti, il betting va monitorato con controlli serrati, porta troppi contanti al movimento calcistico, bisogna rendere illegale quello che ad oggi è, purtroppo, legale altrimenti si rischia il capitombolo, la distruzione del movimento calcistico italiano, che deve guardare al futuro e non solo al presente e alla ricerca spasmodica di denaro. E’ assurdo che dopo tanti shock vissuti, in Italia il fenomeno non sia stato ancora eliminato e venire a conoscenza del fatto che alcuni calciatori, presidenti ed addetti ai lavori del calcio minore vendano le partite e ci lucrino sopra non è certamente scoprire il “segreto di Fatima”, anzi. In un’economia come quella italiana, dove la crisi non smette di imperversare ed il calcio continua ad essere la terza industria del paese bisogna trovare soluzioni drastiche. E’ assolutamente normale che calciatori che guadagnano relativamente poco, o che non percepiscono stipendi da mesi, siano attratti dai soldi facili viste le condizioni di queste categorie, dove gli sponsor latitano, i presidenti onesti devono “arrabbattarsi” per cercare fondi e quelli disonesti non si fanno scrupoli a discapito di ragazzi appassionati che fanno sacrifici anche per allenarsi ed arrivare ai campi di gioco.

PRIMAVERA, ABOLIRE LE SCOMMESSE – Quello che è cambiato rispetto al passato è che adesso le scommesse sono legali dalla Serie A fino alla Serie D, senza dimenticare il campionato Primavera (IamNaples nel 2013 fece un appello mai raccolto per evitare che le scommesse si dilatassero anche al mondo giovanile), assurdamente incluso ma che, per fortuna, è ancora protetto, soprattutto perchè i soggetti in questione sono dei ragazzini che principalmente vogliono divertirsi e giocare al calcio e perchè l’idea non ha nemmeno sfiorato il mondo giovanile. Se il fenomeno dovesse arrivare a colpire anche il settore giovanile, poi, i risultati sarebbero davvero drammatici, l’ipotesi non è poi così lontana, molti ragazzi spesso non percepiscono nemmeno un rimborso spese, hanno meno di vent’anni e potrebbero essere facilmente manovrabili da personaggi loschi.

LE CONCLUSIONI – In un calcio italiano che prevalentemente vive dei diritti televisivi, che è indietro sulle strutture, sul marketing, sul merchandising, nel quale latitano gli sponsor, i fenomeni spiegati sono all’ordine del giorno, non si è venuti a conoscenza di niente di nuovo, bensì di pratiche che vanno avanti da decenni. Sicuramente non sarà facile debellare il fenomeno, sarà un processo lungo e soprattutto tortuoso e difficile da praticare, sempre che ce ne sia la volontà. Il primo passo è stato fatto, adesso bisogna tutelare tutte quelle persone oneste che continuano a credere nel calcio e che fanno sacrifici per esso, dai calciatori ai tifosi. L’inchiesta “Dirty Soccer” è partita e siamo sicuri che porterà a galla molte nuove verità. La domanda è questa: quante società riusciranno ad iscriversi ai prossimi campionati di Lega Pro e Serie D? E soprattutto: se l’inchiesta coinvolgesse anche le categorie interregionali? Vedremo…

A cura di Dario Gambardella

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