ESCLUSIVA – Il rapper Ntò: “Napoletani, dobbiamo essere più furbi! Un messaggio per ADL, basta chiacchiere!”

ESCLUSIVA – Il rapper Ntò: “Napoletani, dobbiamo essere più furbi! Un messaggio per ADL, basta chiacchiere!”

Scrivi Antonio Riccardi e leggi Ntò e senti certamente anche il ritmo di Napoli, una Napoli diversa ma dipinta nei suoi colori accesi e realistici delle rime di uno dei maggiori esponenti della cultura Hip Hop del nostro paese. Dagli esordi con i Co’Sang fino all’ultimo singolo ‘E’ tutt overo’, tratto dall’album da solista ‘Col Sangue’, Ntò ha lasciato il segno con le cicatrici indelebili delle sue parole che raccontano un modo di essere, uno stile di vita. La redazione di IamNaples.it lo ha raggiunto per un’intervista esclusiva, per parlare del nuovo album in uscita, del mondo dell’Hip Hop e della musica in generale ma anche del calcio Napoli e del suo sogno da tifoso. “Vogliamo vincere!” E’ l’invocazione di Ntò, questa volta non in rima ma non meno tagliente, la voce unanime di tutti i tifosi del Napoli dei quali l’artista si è fatto portavoce con le sue parole. Un’intervista a 360°, senza giri di parole, una ‘Poesia Cruda’ a chi è abituato ad avere più di un ‘Momento d’onestà’ e a chi, con le sue rime, non ha mai avuto paura di raccontare la verità:

Cosa dobbiamo aspettarci dal tuo nuovo album? “Per quanto riguarda il singolo in uscita, ‘E’ tutt overo’, possiamo dire che dopo tanto tempo ritorno da solista, è il singolo che precede l’album ‘Col Sangue’. C’è la mia idea dell’attuale della sonorità dell’Hip Hop, lo stile è quello classico mio, nei testi c’è un mix tra italiano e napoletano, con alcuni pezzi interamente in napoletano. L’album è molto ricco, ciò che mi piace di più è che ha vari stili all’interno che sono un po’ il riassunto dei vari ascolti degli ultimi anni.”

Mentre negli Stati Uniti siamo abituati a vedere camminare di pari passo il mondo del rap, la cultura Hip Hop, con lo sport, soprattutto con l’NBA, come vedi invece il rapporto tra la cultura Hip Hop ed il mondo del calcio in Italia? C’è qualche personaggio dello sport in Italia che possa rappresentare questa cultura o avverti ancora una chiusura verso questo mondo? “Bisogna fare un discorso che riguarda anche l’industria dell’intrattenimento che in America è abbondantemente avanti, c’è maggiore apertura da entrambi i lati. Il comune denominatore resta la comunità afroamericana, che lega l’Hip Hop al mondo del Basket. Gli afroamericani hanno un’identità forte, che si rispecchia a piane nell’Hip Hop, è proprio un discorso di identità razziale. Gli stessi giocatori dell’NBA masticano molto più di Rap rispetto ai calciatori. Gli afroamericani tendono a far vedere la parte migliore di loro al mondo. In Italia il Rap è seguito ed è molto ascoltato dai calciatori, non vedo però una presenza così forte del mondo della musica nello sport. Addirittura negli Stati Uniti abbiamo avuto esempi di atleti che hanno realizzato un disco, penso a Shaquille O’Neal o Allen Iverson. Nell’Hip Hop, così come negli altri generi, in Italia c’è molto distacco rispetto al mondo del calcio, riguarda anche il modo di vivere lo sport nel nostro paese. Negli Stati Uniti dai Licei, le High School, sono abituati ad infondere una cultura sportiva di un certo tipo. Si arriva a toccare livelli assurdi, fra un po’ i giocatori universitari sono quasi più famosi dei professionisti dell’NBA. Il seguito di una squadra universitaria è impressionante, ha un bacino d’utenza che è pari alla prima squadra di calcio di una città. La cultura Hip Hop negli Stati Uniti ha influenzato anche l’abbigliamento degli atleti. C’è tutto un mondo che parte dalle scuole, penso che, ad esempio, se nell’Università di Napoli si formasse una sorta di primavera della stessa squadra azzurra ci sarebbe certamente più seguito, i ragazzi verrebbero abituati ad un tipo di agonismo diverso, ad un nuovo modo di vivere lo sport e anche ad un impatto mediatico certamente più grande, questo però purtroppo non succede qui in Italia. Alla fine il distacco con lo sport non è dovuto al mondo della musica, è un discorso globale che però negli Stati Uniti trova una fusione perfetta.”

C’è qualche calciatore del Napoli particolarmente vicino alla cultura Hip Hop, sia dentro che fuori dal campo, nel loro stile o nel loro modo di vestire? Certo, ci sono tanti ragazzi che sono vicini a questo mondo, c’è Dries Mertens nel suo modo di vestirsi, c’è Koulibaly, lo stesso Chalobah che è affezionatissimo a questa cultura. Il calciatore del Napoli con cui però ho avuto un rapporto straordinario e che per me è stato anche uno sponsor importante è stato Gennaro Iezzo, negli anni in cui giocava con la maglia azzurra ho avuto sempre riscontri molto positivi con lui. Iezzo è stato importante perché è colui che mi ha fatto conoscere nello spogliatoio del Napoli, da lì in poi ho avuto attestati di stima anche da Gianluca Grava e Paolo Cannavaro con i quali tutt’oggi c’è un bellissimo rapporto, ci sentiamo spesso anche su whatsapp. Quando c’erano loro avevo più legami con la squadra. Ciò non toglie che comunque ci sia qualche giocatore del Napoli oggi che mi ascolti e che spesso mi mandi i saluti. Ciò nonostante comunque ho molte difficoltà ad approcciarmi con loro, vorrei conoscerli, farmi qualche foto, fargli ascoltare qualche mio pezzo. C’è molta chiusura.”

Da cosa dipende questa chiusura del calcio Napoli verso l’esterno? “Dipende dalla società. Abbiamo fatto quell’inno del Napoli commissionato dal presidente con Clementino e i Sangue Mostro che si intitolava ‘Napoletano’ ma poi non si è andati oltre, mi sarebbe piaciuto approfondire la conoscenza e fare qualcosa di più. E’ capitato in passato che avessi maggiori rapporti con i calciatori, spesso uscivo con Lavezzi, il Pocho era diverso, era molto vicino al mio mondo, gli regalai l’album. Lo stesso Zuniga era molto partecipe. Oggi Chalobah, Koulibaly, Mertens e Insigne sono quelli più attivi, Lorenzo poi spesso indossa il berretto con il marchio ‘Naples State of Mind’ che è vicino al nostro mondo. Vorrei semplicemente contattarli di più, magari regalargli un po’ di merchandising ma è molto complicato perché la società è abbastanza chiusa.”

Perché secondo te c’è tutta questa difficoltà per i giovani calciatori napoletani a giocare nel Napoli?Ci rifacciamo molto al discorso precedente. Io credo ci siano dei problemi molto grandi legati allo Stadio San Paolo e alle strutture in generale, tutto passa dalla realizzazione di uno stadio moderno, che funzioni come quelli di quasi tutta Europa che vediamo ormai già da quasi dieci anni. Poi ovviamente bisogna realizzare un centro sportivo all’altezza, come ‘la Pinetina’ dell’Inter, o ‘Milanello’ del Milan. Noi abbiamo Castel Volturno ma non vedo né da parte della Politica, né proprio da parte della società, la volontà di costruire un progetto serio, coltivare i propri giovani ed arrivare al successo. Non vedo la voglia di vincere nella società. Sta tutto qui il problema. Negli anni i grandi calciatori come Lavezzi e Cavani sono andati via proprio per questo motivo ed ogni estate finiamo per essere punto e a capo. Credo che nell’ultimo campionato Sarri abbia fatto una vera e propria magia per quanto mi riguarda. E’ grazie a lui che si è salvata tutta la baracca, perché alla fine De Laurentiis non ha fatto nessuno sforzo sul mercato. Come si pretende di restare in Champions League con un solo top player in rosa che è Gonzalo Higuaìn? Abbiamo bisogno di grandissimi calciatori anche a centrocampo ed in difesa. Da tutto questo io capisco la non volontà di arrivare a vincere. Guardiamo il Barcellona, giocatori come Pedro, Iniesta, Xavi e Messi sono cresciuti nel loro settore giovanile, addirittura hanno pagato a Messi una cura a base di GH per tutelarlo e farlo crescere perché avevano visto in lui qualcosa che nessun altro aveva e alla fine il loro investimento è stato ripagato alla grande. A Napoli non vedo tutto questo, non c’è alcuna programmazione, nessuna strategia per il futuro. Io vedo solo una persona, Aurelio De Laurentiis, che è al comando di tutto ma che non fa il passo decisivo per arrivare alla vittoria. Io ci sono rimasto malissimo nell’ultimo campionato, credevamo tutti allo scudetto, nel mercato di Gennaio si doveva fare di più, è ovvio che non puoi comprare i fenomeni, però qualche elemento che potesse dare una mano per provare a vincere si poteva acquistarlo. Le squadre forti, come ad esempio il Bayern Monaco, hanno calciatori forti, punto. La stessa Juventus lo ha dimostrato acquistando in difesa dei top player, al di là di Bonucci, Barzagli e Chiellini, lo stesso Alex Sandro che hanno preso dal Porto per una cifra importante. Non vedo nel presidente la volontà di vincere qualcosa, a parole siamo bravi tutti, ma nei fatti bisogna agire diversamente, bisogna creare un organico che sia pronto a lottare in Champions League e a provare a vincere lo scudetto. Credo che De Laurentiis si stia cullando sugli allori, si è capito ormai che il tifoso del Napoli riempie sempre lo stadio, anche in Serie C lo abbiamo dimostrato. I tifosi spendono tantissimo per il Napoli ma non vedono i loro sacrifici ripagati perché i tifosi voglio vincere e siamo costretti sempre ad aggrapparci al ricordo di Maradona. Di tutto questo sono dispiaciuto, anche del fatto che non ci siano investimenti sul settore giovanile, c’è un comportamento molto chiaro da parte della dirigenza che non vuole investire seriamente. Uno stadio moderno con un museo di Maradona porterebbe degli introiti incredibili. E’ assurdo che non ci sia un luogo di culto per un calciatore come Maradona a Napoli. Tutte le scelte vengono fatte in economia, dallo stadio alla rosa dei calciatori, fino al settore giovanile.”

Segui anche le vicissitudini legate al settore giovanile? “Certamente, ho contatti con i ragazzi della primavera del Napoli, soprattutto con Luperto che è mio fan e mi ascolta. Parlo spesso con lui, ragioniamo di questa situazione del settore giovanile e delle difficoltà che ci sono. Ormai le intenzioni del presidente sono chiare. La morale alla fine è sempre la stessa ed è un po’ quello che dicono tutti i tifosi: bisogna sborsare i soldi! I guadagni ci sono, alle spalle c’è comunque una grande città, è arrivato il momento di vincere qualcosa.”

Ci salutiamo con un tuo messaggio ai tifosi azzurri. “Vorrei che noi napoletani diventassimo più furbi, dobbiamo farci strumentalizzare di meno da questo Stato anti-napoletano, soprattutto da un punto di vista calcistico. Non dobbiamo cadere nelle trappole e nelle provocazioni dello Stato, purtroppo le istituzioni, le questure, il CAMS vanno a stuzzicare e strumentalizzare la rabbia dei napoletani e il nostro essere molto attaccati alla nostra terra. Il mio desiderio è che i tifosi non caschino più nelle provocazioni come ad esempio lo fu quella di Roma-Napoli del 2013 con i video della stazione Termini che fecero il giro del Web. Anche nei fatti tragici di Tor di Quinto siamo stati presi come i topi con il formaggio, non è possibile organizzare una trasferta senza una camionetta della polizia a scortare i tifosi e senza un’ambulanza pronta immediatamente ad intervenire in caso di necessità. Per questo vorrei che tutti noi napoletani ci facessimo più furbi. Ormai quando vado fuori Napoli cerco di stare attento perché è diventato pericoloso essere napoletani in Italia, mi duole dirlo ma è così.”

Ecco il video del nuovo singolo di Ntò ‘E’ tutto overo’, tratto dall’album ‘Col Sangue’:

 

Servizio a cura di Andrea Cardone.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 


Andrea Cardone iscritto al Dipartimento di Architettura presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Collabora come redattore e produzione video al blog d’architettura online UDA. Partecipa come responsabile grafico alla pubblicazione della Collana Cardiochirurgia Pediatrica. Comincia a collaborare come redattore con IamNaples.it dall’aprile 2014.

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