Riaprono bar, ristoranti e negozi e l’Italia scende in strada dopo più di due mesi di lockdown a causa del Coronavirus. Ma lo fa in sicurezza? Per l’infettivologo Massimo Galli, direttore di Malattie infettive dell’Ospedale Sacco di Milano, intervistato dal quotidiano Il Messaggero, il rischio principale lo rappresentano i focolai familiari che fino ad oggi, in assenza di tamponi, sono rimasti nascosti.
Un problema che neanche due e passa mesi di lockdown è stato in grado di cancellare. «Io ho ancora qualcuno che è positivo al tampone dal 28 febbraio, ci sono persone che hanno lunghissimi tempi di eliminazione del virus. Per questo bisogna fare molta attenzione», spiega Galli.
Ma al di là della durata dell’infezione e del periodo di contagiosità, che quindi potrebbe essere più lungo del previsto, la preoccupazione di Galli nasce anche dal fatto che il numero delle persone con il Coronavirus potrebbe essere molto più alto rispetto alle stime ufficiali. «Ci deve preoccupare il fatto che molte persone si siano chiuse in casa, l’8 marzo, con l’infezione. E l’hanno trasmessa in famiglia. Sappiamo che i positivi sono dieci volte tanto quelli trovati. Ora tutti usciranno di casa, senza avere una diagnosi definita e precisa».
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