Hamsik, spunta un video «Il colpo era pianificato»

Tre aggressori e due complici: pugno in faccia al calciatore

Un gesto convenzionale, due possibili «filatori» che salutano in modo plateale Marek Hamsik e si allontanano. Poi ne arrivano altri tre, in sella a un altro scooter, che fanno il resto, che compiono l’opera: con il calcio della pistola sfondano il finestrino, poi gli strappano l’orologio che aveva all’altezza del polso destro. Non è finita: nel corso di una breve e concitata colluttazione, il giocatore rimedia un pugno all’altezza del viso. Un colpo al naso e al mento, che ha lasciato qualche segno fortunatamente superficiale. Eccoli i primi riscontri delle indagini sulla rapina subita da Marek Hamisk domenica pomeriggio, subito dopo la partita. Ore 17,30 in via Cinthia, traffico del dopo partita, quella che sembrava una rapina estemporanea comincia ad assumere lo spessore di un colpo premeditato o comunque pianificato con un certo anticipo. Premeditazione e violenza, proviamo a ripercorrere le mosse degli investigatori: c’è un video ricavato da una telecamera che protegge la zona, lungo le rampe di accesso alla tangenziale di Fuorigrotta, che sembra confermare l’idea di una rapina quantomeno anomala. Ad insospettire gli inquirenti c’è il movimento di un altro motorino, di uno scooter che non era stato neppure segnalato nel verbale firmato da Hamsik, che probabilmente neanche si è accorto della ronda dei presunti filatori. Cinque banditi, un po’ troppo per una rapina, il caso finisce all’attenzione della Digos. Al setaccio altri filmati, si lavora sulle fasi immediatamente successive alla fine della partita. Chiara la strategia degli inquirenti, che punta a stabilire se dal San Paolo – dall’interno dello stadio – è partita una soffiata sulla decisione del giocatore slovacco di lasciare il campo con la propria auto, senza servirsi del bus messo a disposizione della squadra. Inchiesta condotta dal pool reati connessi alle manifestazioni sportive guidato dal procuratore aggiunto Gianni Melillo, al lavoro i pm Antonello Ardituro, Stefano Capuano, Danilo De Simone e Vincenzo Ranieri. Finita la partita, il primo a lasciare gli spogliatoi è lo slovacco. Questa volta decide di mettersi al volante, di non entrare in un’auto guidata dagli amici storici, per andare a prendere la moglie all’aeroporto di Capodichino.
Sale alla guida della sua Bmw e lascia lo stadio, puntando dritto verso la tangenziale, poi va di scena la rapina con la doppia scena dei due motorini. C’è stata una soffiata? Qualcuno ha avvisato la gang di malviventi? C’è stato il via libera da parte di qualcuno? Indagini in corso, si parte dal verbale firmato lunedì sera dallo stesso calciatore.
Chiara, in sintesi, la posizione del numero 17 della squadra di Mazzarri: cose che accadono da queste parti – sembra aver detto – anche se non ci sono particolari in grado di instradare gli investigatori. Dunque, restano gli stati d’animo: come l’eccessiva dose di violenza usata per consumare una rapina a mano armata contro una persona indifesa e poco incline alla reazione. Scenario tutto da esplorare. Al lavoro anche gli uomini della Mobile, si scava negli ambienti del crimine locale, anche se al momento l’attenzione resta concentrata sullo screening dei filmati e sulla verifica del movente: cosa ha spinto cinque banditi ad aggredire il calciatore del Napoli? Come spesso accade in questi casi, la Procura ipotizza un ricatto o una intimidazione nei confronti di calciatori e pezzi della società. Uno schema investigativo applicato con successo qualche anno fa in occasione dei petardi esplosi al San Paolo durante il match di serie B contro il Frosinone, ma anche per analizzare le ricorrenti denunce in materia di calcio scommesse. C’è attenzione sul caso Hamsik: il giro d’affari attorno al Napoli è altissimo e c’è qualcuno – nell’ipotesi investigativa – che punta a controllare, intimidire o condizionare la squadra di Mazzarri.

Fonte: Il Mattino

La Redazione

M.V.

Tufano

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