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Il Napoli e gli immigrati: strategie per un approccio internazionale

Tra Yebda, la Cina ed il Sudamerica: consigli per l'internazionalizzazione del Napoli

La nostra città nell’immaginario mondiale è la città dell’emigrazione italiana per eccellenza. Le ragioni di quanto detto sono numerose. In primis il Porto di Napoli era con Genova e Palermo una delle “stazioni marittime” dalle quali partivano i bastimenti “pe e terre assaj luntane”. Manifesti lungo Santa Lucia, Via Marina, Via Amerigo Vespucci sponsorizzavano i diversi viaggi: Napoli-Buenos Aires, Napoli-Halifax ed il celebre Napoli-New York. Il Vesuvio che fumava era l’ultima immagine che tanti immigrati meridionali si portavano del proprio paese. Le canzoni napoletane, gli odori della nostra terra, il marasma del nostro porto erano gli scampoli della terra italiana che ogni immigrato aveva. Inoltre, la Campania, il foggiano, il Molise, l’Abruzzo, la Basilicata, il Nord della Calabria non esistevano: si era tutti napoletani.

Da diversi decenni, invece, Napoli da terra di emigrazione è divenuta anche terra di immigrazione.

Intere aree della città e della provincia sono terra d’accoglienza per migliaia di emigrati, rifugiati, profughi. Emblematica è la presenza di cingalesi-indiani-pakistani nel centro tra i quartieri Stella, Materdei, Montesanto, Sanità oppure quella degli africani in Terra di Lavoro e Litorale Domitio, ancora i tanti emigrati dell’est europeo sparsi in ogni angolo della nostra metropoli o ancora i tanti maghrebini ed arabi della stazione e piazza Garibaldi e gli asiatici nel vesuviano ed a Poggioreale.

Molti di questi emigrati vivono in pianta stabile nella nostra città; con le loro famiglie fanno adesso parte del nostro tessuto sociale e con orgoglio difendono le loro radici cercando non senza difficoltà di apprendere gli usi, costumi e soprattutto la splendida lingua napoletana (tanto importante da conoscere per vivere nei quartieri popolari del centro e della periferia). Costoro e le loro prossime generazioni, dunque, saranno una parte importante della cittadinanza napoletana del futuro. Una squadra che rappresenta la città, i suoi umori, le sue passioni, deve a nostro avviso tenere conto di questa parte importante della sua cittadinanza. Il Calcio Napoli ha il dovere morale e la convenienza economica a fidelizzare i cittadini della metropoli del domani. Ma come fidelizzare questi cittadini? Beh una mano in tal senso ce la danno i nostri “cugini” genoani. Il Genoa è un “Cricket and Football Club”, dunque immaginiamo che gioia per i tanti asiatici presenti in città una squadra locale di cricket che indossi i colori azzurri e partecipi alle competizioni nazionali ed internazionali.

Che si aprano le porte dei tanti settori spesso vuoti del San Paolo ad i tanti braccianti africani che con i loro bonghi e tamburi potrebbero dare vita a tanti club afro-napoletani (come in passato già si tentò nei distinti). Quale migliore schiaffo ai “buuu” ed ai cori razzisti ai quali noi stessi napoletani siamo soggetti nelle trasferte da Roma in su? Napoli non sa odiare, Napoli ama i suoi immigrati.

La presenza di Yebda è per i tanti arabi in città motivo di orgoglio. E’ stato fantastico vedere a Castelvoltuno sventolare la mezzaluna dai tanti algerini andati ad accogliere il loro idolo. Esortiamo gli osservatori del Napoli a promuovere campus in terra sub sahariana è lì che nascono tanti giovani campioni (un esempio su tutti è Zidane).

Se il Sud America è ben coperto da ogni squadra del globo, in Cina (che è l’America di oggi e di domani) il Napoli non può non imbastire una campagna promozionale del proprio marchio in quella terra con amichevoli, campus estivi per talenti locali, operazioni di solidarietà. Quale volano commerciale maggiore degli stessi imprenditori cinesi attivi nel vesuviano?

Il nostro presidente è una persona dallo sguardo globale. Dunque, caro Aurelio, sfruttiamo questa possibilità, il ritorno d’immagine (prima) ed economico (poi) sarebbe enorme a fronte di investimenti davvero minimi.

 Fulvio Puzone  fulvio.puzone@gmail.com

 

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