Per Salvatore Legnante, 32 anni, l’azzurro è una malattia: «La vivo malissimo, sono un tossico del Napoli», dice. Nella mansarda di Sant’Arpino con vista sulle colline casertane, guarda la partita con il padre Pasquale, per il quale la Juve «è un morbo dell’anima», il fratello Francesco Paolo e l’amico Francesco Gargiulo. La gara è iniziata e lui trema: «Li vedo mosci». Si muove di continuo, mangiandosi le unghie. Gli trema la gamba sinistra, suda. La partita, per fortuna, gira bene. Maggio segna e lui corre sul balcone. Manda a quel paese i tifosi juventini che, dice, «stanno secciando la squadra». Ma è sul gol di Inler che i Legnante danno il meglio. Pasquale alza le braccia al cielo e maledice l’amico juventino con cui va in bici la domenica. Così, per sport. Francesco Paolo, più composto, fa la disamina tecnica della strabiliante azione dello svizzero. Per Salvatore, Inler diventa all’improvviso il calciatore più forte della A. Nell’intervallo consuma il pavimento del salotto a furia di camminare. Al gol di Insigne urla animalesche. Poi si siede, sfinito. La Juve ha pure pareggiato! Afferra la bottiglia di amaro. Sorride e brinda: una domenica perfetta.
Fonte: Il Mattino
La Redazione
M.V.
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