La rivalità – Azzurri-Signora, sessant’anni di scontri e accuse

Dal campionato alle coppe tante le polemiche e i sospetti nelle gare tra le squadre

Pesci in faccia e dossier. Sessantasei anni attraversati da accuse e denunce. Arbitri sudditi della Juve, sussiegosi, ammaliati dalla grandezza della Signora. In principio fu Galeati, il bolognese principe dei fischietti dell’epoca. 23 marzo 1947, il Napoli in vantaggio con Santamaria, Busani e Di Benedetto. La Juve fa pari, 3-3, con Candiani su rigore. Un regalo di Galeati, si lamenta Sentimenti II, portiere del Napoli.
Ma il primo vero attrito è del ’68 al San Paolo. Il quarantotto sul terreno di gioco. Una rissa ignobile provocata da uno juventino, il piccolo Erminio Favalli. Il ginnasiarca Heriberto Herrera, sacerdote del movimento, l’ha deputato alla custodia del suo più grande nemico. Omar Sivori. Fedele alla consegna, Favalli ci dà dentro a suon di calcioni alle caviglie di Omar. L’ultimo di una serie scatena una rissa omerica, sotto gli occhi dell’arbitro marchigiano Pieroni, impegnato a proteggere quelli della Juve. Risultato finale del cieco operato, 9 giornate di squalifica a Panzanato, 6 a Sivori, 4 allo juventino Salvadore, e due mesi per l’allenatore Chiappella. Assassinato il Napoli, una Pechino d’altri tempi. Montefusco, per fortuna, ha già scritto una sensazionale doppietta e la Juve torna a casa sconfitta.
La storia, in buona sostanza, dice questo. Madame mai maltrattata dai signori arbitri e da messeri i guardalinee. Brava gente e uomini probi? Intanto la storia racconta che la Signora non ha subito maltrattamenti arbitrali quando si è ritrovata al cospetto del Napoli in campionato. Alla luce della disgustosa conclusione certificata da un giudice in pessima giornata, la rapina a mano disarmata subita dal Napoli nello stadio a nido d’uccello una piccola ricerca. Stadio San Paolo, 15 dicembre 1974, il Napoli reduce da una trasferta di coppa giocata nel fango non si regge in piedi. Arbitra Agnolin. La Juve ne fa 6, il primo di Altafini su rigore, e un paio sul filo del fuorigioco. Il pubblico non gradisce. Una bottiglietta colpisce un guardalinee, 0-2 a tavolino e squalifica del campo.
A casa Juve, nel ’92, arbitra Cesari di Genova. Due rigori per la Juve, al 3’ e al ’44. Roby Baggio fa doppietta, e il Napoli scatena il finimondo. Siamo meno forti della Juve, però così è troppo. Il Napoli si ritiene penalizzato anche il 7 gennaio ’91, l’ultimo anno di Diego in Italia. A Torino fa gol Casiraghi all’87. In chiaro fuorigioco, sostiene il Napoli che dà così l’addio ai sogni di gloria. Polemiche e bisticci sono ricorrenti, ma una volta almeno nella vita il lamento è della Juve. Madame si ritiene derubata della qualificazione alla semifinale di Coppa Uefa. 15 marzo 1989, gara di ritorno. Il Napoli ribalta lo 0-2 dell’andata, 3-0, gol di Renica al 119’. Si dispera la Juve allenata da Zoff. Grida allo scandalo: l’arbitro avrebbe annullato un gol regolarissimo a Laudrup, sullo 0-0. Magari sarà vero, ma è pure l’eccezione che conferma una regola antica. Quella applicata a Pechino.

Fonte: Il Mattino

La Redazione

M.V.

Tufano

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