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Royal Parthenope FC, la squadra di napoletani a Londra

La storia della Royal Parthenope FC, la squadra di napoletani a Londra: “Siamo come una famiglia”

La Royal Parthenope FC, fondata da tifosi napoletani a Londra

Questa è la storia della Royal Parthenope FC London, il club fondato da napoletani trapiantati a Londra con un forte senso d’appartenenza

La Royal Parthenope FC London nasce a Londra poco dopo la festa Scudetto del Napoli. Un successo storico celebrato da tutti i napoletani del mondo. E così succede che un piccolo gruppo di tifosi partenopei grazie a un gruppo Whatsapp diventa una colonia super numerosa per festeggiare l’impresa di Luciano Spalletti e dei suoi ragazzi. Ma andiamo con ordine, perché la redazione di IamNaples.it ha contattato in esclusiva Tommy Mazzara, uno dei fondatori del club: “Nasce dopo i festeggiamenti dello Scudetto qui a Londra, un ragazzo che si chiama Domenico, uno dei fondatori della squadra, organizzò un gruppo Whatsapp dove improvvisamente si unirono quasi 1000 persone. E ci incontrammo alla festa Scudetto a Trafalgar Square, ci fu anche un servizio del TG1. Non c’era niente di preorganizzato a Londra per festeggiare lo Scudetto: migliaia di napoletani festeggiarono tutti insieme. Da quel momento, un ragazzo che si chiama Giuseppe, che oggi è il nostro ds, gestiva una squadra di calcio basata su una Charity che si chiamava Finchley Road della zona Finchley, appunto. E disse nel gruppo ‘ma perché non facciamo una squadra di napoletani qui a Londra?’“.

Una domanda che fu la svolta, perché è da quel momento che l’idea si trasformò in realtà. Tra l’altro, come spiega Tommy, esiste anche un’altra squadra di nome Partenope che non ha rapporti con Napoli. La Royal Parthenope FC è iscritta alla Barnet Sundey Football League, come spiegato da Mazzara: “Oltre a essere la Lega più antica di Londra, è anche riconosciuta dalla Football Association. E quindi dobbiamo sottostare alle regole della FA partendo dal nostro campionato fino alla Premier League. Se uno volesse chiedere ‘ci arriverete mai in Premier?’ Sì, se vinciamo ogni campionato, ogni anno per 27 anni“. Un’ipotesi remota, certo, ma Tommy non manca occasione per rimarcare un aspetto: “La possibilità c’è, perché siamo nella stessa piramide calcistica. Altre Leghe inglesi non sono riconosciute dalla FA e a un certo punto subentrano movimenti burocratici diversi“.

La FA resta comunque molto attenta alle dinamiche della Sunday League: “Ci è arrivato un loro messaggio e ci hanno fatto sapere che non possiamo giocare tutte le partite 11 vs 11 nel mese di giugno. E noi non possiamo fare referti ufficiali tramite arbitri ufficiali. Come non gioca la Premier League, non possiamo giocare neanche noi. Mentre le altre Leghe hanno le loro regole interne“. Il primo anno della Royal Parthenope si è concluso con il terzo posto e Tommy Mazzara ha ricordato il percorso fatto: “All’inizio non è stato facile, dovevamo creare un gruppo da zero e ai provini si sono presentati 70-80 ragazzi. Dovevamo creare una buona rosa, dal giorno uno siamo stati addirittura derisi da altre squadre come a dire ‘dove vi presentate?’. Chiaramente non erano giocatori allenati, facevano altri lavori e a fine giornata arrivano stanchissimi. Si parla di ragazzi che fanno 40-50 ore di lavoro, c’è stato un bel processo tra la scelta del coach, i dirigenti e i giocatori con i ruoli. In un mese abbiamo fatto tutto: maglie, sponsor, logo, abbiamo registrato la Limited Company. Le prime partite abbiamo perso, poi per qualche miracolo di San Gennaro la squadra ha iniziato a girare e da lì in poi non ci siamo più fermati fino ad arrivare al terzo posto. Abbiamo perso le ultime partite contro squadre oggettivamente che meriterebbero una categoria superiore“.

L’importanza della Royal Parthenope FC per i napoletani a Londra

Tommy Mazzara ha poi parlato della squadra percepita come una vera e propria famiglia. Un discorso che dà l’idea della portata di ciò che è la Royal Parthenope FC per i napoletani a Londra: “Vivere lontani da Napoli per noi è una tortura ogni giorno. Molti ragazzi sono soli, non hanno amici. Londra è vista come la città dei sogni, certo, ma molti non riescono a fare amicizia, questa squadra ha unito tutti i napoletani, al di là delle vittorie e delle sconfitte. Ho scoperto persone eccezionali, sono nati dei legami strettissimi. E’ come se fosse un’ancora. La domenica ti riunisci per vincere e lo fai per tante cose, per il gruppo, per la voglia di dimostrare di essere titolari… Ti faccio un esempio. Sono anni che vivo fuori, i miei compleanni sono sempre stati al massimo di 15-20 persone. Quest’anno ho dovuto affittare il pub, perché solo della squadra sono 35-40 persone e arrivano tutti. Per noi è una rivalsa personale. Questi ragazzi sono entrati in simbiosi. Non è semplice fare amicizia se si lavora full-time. La base della squadra è napoletana, poi c’è qualcun altro sempre del Sud, un ghanese, due marocchini. E poi i napoletani di seconda generazione, con loro hai due metodi per comunicare: devi parlare napoletano o in inglese, perché non sanno parlare in italiano“.

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La passione per il Napoli è incontenibile e infatti ci sono alcuni punti di ritrovo: “E’ partito tutto da un locale di nome la Lasagneria e a fianco c’è un altro locale, ‘Scugnizzi’. Proprio lì iniziavamo a radunarci per vedere le partite, eravamo una quarantina di persone. Poi con la festa siamo arrivati in 1000. Grazie alla festa abbiamo conosciuto diversi Club Napoli. Ti posso assicurare che prima io la partita la guardavo a casa, magari con qualche amico. Invece ora non so dove dividermi! Tutti si organizzano per vederla“. Con l’arrivo di Conte al Napoli, è inevitabile pensare al suo passato a Londra tra Chelsea e Tottenham: “Al campo non si faceva altro che parlare di lui! Poi sul gruppo Whatsapp c’è molto hype anche per le opinioni dei giornalisti inglesi, alcuni vedono come il Napoli favorito per lo Scudetto anche più dell’Inter“.

Una squadra che è entrata nel cuore dei tifosi napoletani a Londra, come spiegato dallo stesso Tommy: “Quando si parla della squadra per noi è un’emozione incredibile. La domenica pensiamo al Napoli e alla Royal Parthenope. Mio padre guardava la partita in live su Instagram e aveva l’ansia come se fosse il Napoli. Magari si bloccava il segnale e chiedeva il risultato nel gruppo dei tifosi. Le squadre qui di categoria più bassa sono molto seguite, perché rappresentato un Comune o un quartiere in particolare, come per esempio il Finchley, che ha la propria fan base. Noi no, siamo un po’ dei figli di nessuno, non abbiamo degli affiliati già preesistenti“.

Chiaramente, le cose possono cambiare con il tempo e raggiungere una quota alta di tifosi sarebbe un bellissimo successo. Per la questione stadio, la FA dà l’ennesima dimostrazione di essere più che preparata: “Non abbiamo uno stadio di proprietà. Gli investimenti che facciamo grazie agli sponsor sono per i kit dei giocatori, i palloni, per le spese del campo. Noi prendiamo questi Fields, che sono campi da calcio a 11 ufficiali della FA. Sono affittati per la Sunday League, vengono utilizzati dai club, dalle Academy di qualche squadra, dalle giovanili. Non ci si può giocare a calcio con gli amici, per intenderci, per quello ce ne sono altri. E’ capitato di aver preso, per partite più importanti, il New River Stadium“.

Il terzo posto della Royal Parthenope è valso la promozione e dalla prossima stagione giocheranno contro avversari ancora più forti. Storie che permettono di riconciliarsi con il calcio, ancor di più quando si entra nell’aspetto umano. Non capita tutti i giorni di incontrare sulla propria strada un numeroso gruppo di napoletani che sta vivendo come una famiglia il sogno della Barnet Sunday League.

Nico Bastone

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