Lega Serie A, parla De Siervo: “Apertura stadi graduale, calcio italiano verso il collasso”

Le parole dell'ad della Lega

Un’intervista a tutto tondo, quella dell’amministratore delegato della Lega Serie A, Luigi De Siervo, a Radio Anch’io Sport sulle frequenze di Radio Uno. Di seguito, ecco quanto evidenziato da IamNaples: “Siamo d’accordo con il CTS, meglio evitare la riapertura al 25% dei tifosi. Gradualmente, però, ci possiamo arrivare. Possiamo e dobbiamo distanziare le persone negli stadi. Il pubblico, nella Supercoppa a Budapest, è stato distanziato bene, erano presenti 16mila persone. Si può fare, ma con una percentuale inferiore al 25%”.

DANNI – “Ad oggi il danno è superiore a 500 milioni di euro, che si ripercuote anche sulle Serie minori. La Serie A ha un miliardo e 400 milioni di ricavi dai diritti televisivi, i costi dei giocatori, tra stipendi e altro, il sistema è prossimo a un rischio grosso di collasso, non vanno sottovalutate le richieste di aiuto: il calcio va protetto. Se ci sarà la media company dei 20 club sarà una rivoluzione importante, dobbiamo introdurre capitali privati con minimi garantiti”.

DIRITTI TV – “Sky e DAZN sono importanti e avremo sorprese positive, nonostante non ci sia una concorrenza forte. Amazon e Netflix possono entrare, spero in un nuovo scenario competitivo. Il calcio può essere un elemento attrattivo per molti”.

CLUB E TIFOSI – “Il calcio vuole avere una relazione quotidiana con i tifosi, i club vogliono conoscerli. Si vuole creare un gruppo di sostenitori che non si consumi solo nelle 38 giornate. I social sono molto importanti, i tifosi devono sentirsi parte attiva di un club”.

CONTRATTI – “Si parla di Salary Cap nel calcio. Tutti i Paesi però devono remare dalla stessa parte. Dobbiamo cercare di affrontare. Penso alla battaglia che sta facendo Commisso, che cerca di dare un contributo di spinta. Le soprintendenze non devono bloccare la ristrutturazione del Franchi, mi auguro avvenga. Non possiamo restare bloccati. Abbiamo bisogno di grandi impianti che riescano a esaltare la prestazione dei nostri protagonisti. Senza gli stadi non esistono ricavi e senza ricavi non riusciremo a mantenere il nostro calcio su un certo livello”.

Tufano

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