Napoli-Udinese, aspettando Jeppson ed il sogno scudetto

La stagione 1952/53 fu quella della prima presidenza di Achille Lauro, della faraonica campagna acquisti che portò all’ombra del Vesuvio giocatori del calibro di Pesaola e, soprattutto, di Hasse Jeppson e dei primi sogni scudetto dopo la retrocessione in serie B per illeciti sportivi del campionato 1947/48.  Per l’attacante svedese Lauro paghò all’Atalanta la colossale cifra di 105 milioni di lire, destando scalpore in tutta la nazione per una spesa che strideva in maniera imbarazzante tenute in conto delle situazioni difficili in cui versava la città nel secondo Dopoguerra. Jeppson entrò nel costume della città, oltre che nel cuore dei tifosi, guadagnandosi il soprannome di ” ‘o Banco e Napule” e divenendo, suo malgrado, oggetto di espressioni di sorpresa o disapprovazione comuni tra il popolino come “Mannaggia Jeppson!” o “Uanema ‘e Jeppson!”. Segno che Lauro aveva visto lungo nell’acquisto dell’asso svedese che, anche se non valse a portare al Napoli i successi sportivi sperati, riuscì ad assicurare al suo nuovo presidente i consensi elettorali che cercava.
Quello fu anche il campionato del ritorno allo scudetto dell’Ambrosiana Inter che guidò la classifica quasi indisturbata per tutta la stagione grazie al suo allenatore Alfredo Foni e alla sua tattica del “catenaccio” più che  alle prodezze dei suoi attaccanti. Basti pensare che il miglior realizzare neroazzurro quell’anno fu l’ungherese Istvan Nyers, autore di 15 reti, e che il capocannoniere del campionato fu il milanista Nordahl con quasi il doppio delle marcature (26). Il Napoli, dopo una buona partenza, segnata da due vittorie e un pareggio nelle prime tre gare, ebbe un’evidente flessione che al termine del girone d’andata lo relegarono in una posizione anonima di classifica. Presa per mano però dai suoi campioni, la squadra , però, si rese protagonista di un eccellente girone di ritorno in cui perse solo in due occasioni (alla quarta giornata per 0-1 in casa con l’Inter e alla penultima, 4-1 a Ferrara con la Spal). Gli ottimi risultati nella seconda parte del campionato valsero al Napoli il quarto posto finale con 41 punti conquistati. L’inter conquistò lo scudetto a quota 47.
La sfida casalinga ai friulani ci fu alla terza giornata. I tifosi accorsero in gran numero allo stadio Collana per ammirare le gesta del nuovo idolo svedese che però tradì, in parte, la grande attesa dei napoletani. Mattatore di quell’incontro fu un secondo attore di quella formazione: Giancarlo Vitali. Il calciatore emiliano segnò ben tre reti nella rotonda vittoria dei partenopei. Una partita che, però, non si era messa bene per il Napoli. All’ottavo minuto di gioco Menegotti battè il portiere azzurro Comaschi. A raddrizzare l’incontro ci pensò Vitali che raccolse una corta respinta del portiere friulano su tiro di Pesaola. Nella ripresa Amadei con un’azione personale portò in vantaggio il Napoli e Vitali, con altre due reti, consegnò definitivamente la vittoria al Napoli. La rete del bianconero Monzaboni servì solo a rendere meno pesante la sconfitta  per l’Udinese. I tifosi festanti lasciarono l’impianto festanti ma ancora in attesa di festeggiare la prima rete di Jeppson.
L’altalenante campionato del Napoli rese evidenti i limiti di una squadra in cui acquisti eclatanti provarono a sopperire alle carenze di una rosa di medio livello e i cui risultati finali si possono considerare in linea con i reali valori della squadra. Eppure in città il quarto posto finale venne accolto con delusione dai tifosi, ingannati dalle vanagloriose promesse di Lauro. Per sfortuna di quel Napoli, nel calcio non portano punti né l’entusiasmo dei tifosi né le vane promesse di certi presidenti. Il Napoli avrebbe dovuto attendere ancora più di trent’anni la conquista del suo primo scudetto.

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A cura di Pompilio Salerno

 

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