Napolitano: “Bravi azzurri, avete trasmesso amore per l’Italia”

E a Prandelli soggiunge: «Mi sarei arrabbiato se ci avesse lasciato»

«Non ho mai giocato al calcio in vita mia», confessa Giorgio Napolitano. Ma ai calciatori azzurri assiepati nel salone delle Feste del Quirinale un messaggio da consegnare il capo dello Stato ce l’ha lo stesso: «Non so valutare i termini dello sforzo e delle energie fisiche e mentali che avete speso. Ma so che avete trasmesso il senso della nazione e l’amore per l’Italia». La sferzata di Cesare Prandelli, commissario tecnico della Nazionale, e nocchiero di una traversata a tratti perfino esaltante che ha portato Buffon e compagni dai timori iniziali alla finale persa contro la Spagna campione del mondo e adesso due volte d’Europa, non è dispiaciuta al Colle. Tutt’altro. «Siamo un Paese vecchio, noi abbiamo cercato di innovare», aveva detto senza perifrasi il ct nella conferenza stampa finale di Kiev. Napolitano riprende e allarga il concetto. «I commenti toccava a Prandelli farli e ancora una volta mi sono piaciuti», spiega il presidente. Il pensiero va alla lettera consegnata prima che iniziasse il torneo. «Vorrei evitare di ripetere le parole che ho scritto a voi per non essere stucchevole – scandisce il capo dello Stato – la cosa importante è che quelle parole valgono dopo Kiev esattamente come prima di Kiev».
A cosa intende riferirsi il presidente della Repubblica lo spiega con nettezza: «Avete ottenuto risultati straordinari che pochissimi potevano mettere nel conto. C’è molta strada da fare e ci sono momenti difficili alle spalle. Sto parlando del calcio o dell’Italia? I discorsi si assomigliano molto». Certo. Come si assomigliano le emozioni. Quelle della partita d’esordio sempre contro la Spagna, cui Napolitano ha assistito di persona. Quelle di adesso, dove gli aggettivi più usati per rappresentarle sono «orgoglio» e «serenità». «Siamo soddisfatti e ovviamente anche un po’ delusi – puntualizza il presidente della Figc, Giancarlo Abete – tuttavia siamo sereni e consapevoli d’aver fatto il nostro dovere, siamo sereni e convinti d’aver dato tutto». Infatti. «Vi esprimo il mio riconoscimento, delle istituzioni e degli italiani – sottolinea il capo dello Stato – perché tutti sapevamo che eravate partiti non dimenticando quali tensioni stava attraversando il calcio italiano». E anche per questo il risultato raggiunto è «straordinario». Da valutare senza enfasi dunque, ma rivendicandone la giusta consapevolezza.
Prandelli consegna a Napolitano la medaglia d’argento conquistata sul campo. Balotelli e Pirlo gli donano il gagliardetto tricolore e il pallone con le firme di tutti i giocatori. Se il calcio ancora una volta è metafora di un Paese, come proprio a Napolitano piace sottolineare in questa occasione di festa, dimessa nei toni ma rappresentativa nella sostanza, quegli omaggi il presidente della Repubblica a sua volta li offre e simbolicamente riconsegna a tutti gli italiani. Sono il frutto di uno sforzo e di una dedizione che può e deve unire il Paese, senza distinzioni. Specchio delle qualità di un popolo che pur tra torsioni e contraddizioni tuttavia nei momenti di maggiore difficoltà mostra di sapersi ritrovare, di sentirsi unito. È quello che ha fatto la Nazionale di calcio; è quello che deve fare l’Italia.
Non è facile, non è scontato. «C’è molta strada da fare, c’è da cambiare molto», è il messaggio che arriva dal Colle. Con nettezza e senza perifrasi. Con la convinzione che i mezzi e le possibilità ci sono. Bisogna saperle dispiegare: la regia del Quirinale serve anche a questo. Se poi occorre, Prandelli può dare qualche schema di gioco. Di quelli che Napolitano apprezza e rilancia. «Guai se fosse andato via», taglia corto il presidente.

Fonte: Il Mattino

La Redazione

M.V.

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