Reina si è già preso Napoli: tra esultanze e rigori parati è l’idolo dei tifosi

Nel cuore dei tifosi vi era entrato ancor prima del rigore parato a Balotelli domenica notte e dell’ottima prestazione fornita con il Milan. Pepe Reina era piaciuto da subito per come si era posto nei confronti del Napoli e dei napoletani: con sincerità, umiltà, simpatia e professionalità. «Che emozione giocare al San Paolo – disse- Aiuterò Rafael a crescere e cercherò di spingere la squadra più in alto possibile. Il Liverpool è alle spalle, d’ora in poi penserò esclusivamente al Napoli» . Detto da uno che ha vinto tanto con la propria nazionale (un mondiale e due europei) e nelle fila dei Reds fa un certo effetto. Ed i tifosi l’hanno subito preso a ben volere, pur ricordando il buon lavoro svolto da De Sanctis negli anni precedenti. Dal colpo di fulmine, all’amore vero non c’è voluto tanto. Meno di due mesi. Reina ha conquistato tutti con quella sua autorevolezza nel comandare la difesa, la sua precisione nei lanci ai compagni, la sua bravura tra i pali, macchiata solo da un’incomprensione con i compagni di reparto nella sfida con il Chievo Verona. E dopo Josè Maria Callejon, l’altro viceré amato dal popolo partenopeo è quel pelato dallo sguardo da attore che ha un modo tutto suo di stare tra i pali: partecipa al gioco della squadra, svetta nelle uscite, saltella come una trottola sulla linea di porta, gioisce per una vittoria dei suoi come se fosse la prima conquistata in carriera. Eppure ha vinto tanto; eppure è il portiere della nazionale spagnola, vice di Casillas; eppure si trova in prestito dal Liverpool mentre i tifosi del Napoli già si chiedono perchè non cercare di trattenerlo più a lungo.

IL “PEPE ” – Insomma, è lui il «Pepe» di questo Napoli che non conosce ostacoli e vola in vetta alla classifica. Uno che ha fatto prevalere il senso della gratitudine accettando l’invito di Benitez che per lui è più di un maestro, quasi un fratello. Fu il tecnico spagnolo a chiamarlo a Liverpool dopo averlo apprezzato nel Villarreal. Ed è stato sempre Benitez a farlo maturare e diventare un campione autentico. «Sono a Napoli perché non avrei mai potuto dire di no ad allenatore a cui devo tanto», disse nel giorno del suo arrivo a Castelvolturno.

DI PADRE IN FIGLIO – Figlio d’arte (suo padre Miguel aveva difeso la porta dell’Atletico Madrid), Reina, 31 anni, sposato con la bella Yolanda Ruiz, genitori di quattro figli, Thiago, Luca, Grecia ed Alma, si è specializzato nei tiri dal dischetto anche grazie ai consigli di Xavi Valero, il preparatore dei portieri che lavora dal 2007 con Benitez. Valero, ex portiere del Maiorca e del Lagrones, è un altro maniaco di tattiche e di espedienti vari. Ama fare le radiografie a tutti gli attaccanti che di volta in volta incontrano le sue squadre e relazione i suoi allievi. E durante le gare, partecipa tanto con la panchina.

MARCHIO DI FABBRICA – Non è la prima volta che Pepe Reina si esalta nei tiri dal dischetto. Conosceva già Balotelli per averlo affrontato quando giocava nel City. Il bomber del Milan ne aveva segnato 21 su 21. Ma Reina non si è scomposto. L’ha guardato a lungo negli occhi, gli ha accennato una mezza finta e poi è volato con sicurezza sul pallone annullando ancora un rigore, il primo in Italia. Ma in precedenza si era distinto nel Liverpool, neutralizzando due tiri dal dischetto nella Champions League del 2006-2007 a Geremi e Robben del Chelsea portando i suoi in finale. Finale persa poi proprio con il Milan. E per Reina, la prestazione di San Siro, completata con una vittoria che mancava da ventisette anni, aveva il sapore di una rivincita. Alla fine è stato proprio lui nel cercare di calmare Balotelli perché Reina è un campione d’umanità prima che un portiere con un curriculum impressionante. E l’etichetta di pararigori rappresenta solo una delle sue tante qualità tecniche.

Fonte: Corriere dello Sport.

La Redazione.

D.G.

Tufano

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