«San Paolo, De Laurentiis ha già speso 2 milioni». Disgelo tra Comune e società

Entro il 15 ci sarà la decisione della convalida o meno sul sequestro cautelativo per oltre 5 milioni fatto dalla magistratura contabile ai conti di Aurelio De Laurentiis, il patron del calcio Napoli, che non avrebbe pagato i canoni di locazione dello stadio San Paolo. Nella sostanza quei soldi andrebbero nelle casse del Comune. Tuttavia, la novità non è la data della decisione dei giudici contabili, ma che lo stesso Comune ha riconosciuto al patron il fatto che abbia effettivamente fatto lavori per il vetusto impianto di Fuorigrotta. Una cosa non di poco conto, anzi rivoluzionaria atteso che una delle questioni più spinose era questa. Nella sostanza, se è vero che il debito del patron ammonta ad oltre 5 milioni è anche vero che lo stesso De Laurentiis almeno un paio, per fare lavori urgenti all’impianto di Fuorigrotta, li ha tirati fuori. Una mossa, quella di Palazzo San Giacomo, che dovrebbe scongelare i rapporti tra le parti e che rilancia la palla – è il caso di dire – nella metà campo del produttore cinematografico. Più che moroso il patron – dunque – è stato al centro di una transazione che a questo punto esce fuori da ogni ambiguità. Cosa può succedere adesso? Non trapelano reazioni, però il riconoscimento degli sforzi fatti dalla società da parte del Comune potrebbe – in linea teorica – indurre De Laurentiis a chiudere la transazione, vale a dire la quota che comunque deve versare al Comune e dunque mettere la parola fine a una querelle burocratico-amministrativa ben prima delle decisioni della magistratura contabile. In modo da intavolare la discussione sulla nuova convenzione che dovrà contenere anche il restyling del San Paolo. In più, per lo stesso Palazzo San Giacomo, la buona notizia arrivata da Roma con il decreto Salva-Comuni che allontana lo spettrero del dissesto finanziario, potrebbe essere una ulteriore spinta nel chiudere la transazione.

L’ultimo contatto noto alle cronache tra il sindaco Luigi de Magistris e De Laurentiis risale a 3-4 settimane fa, poi la poltroncina di fianco al patron dove il sindaco prende posto quando gli azzurri giocano a Fuorigrotta è rimasta desolatamente vuota per ben due volte: nel match di campionato con il Genoa e in quello europeo con lo Swansea. Assenze motivate da «impegni istituzionali inderogabili», appunto la partita ben più dura del dissesto. Ora le acque sono più calme e sembrano davvero affacciarsi all’orizzonte i presupposti dell’accordo, cercato invano per quasi tre anni.

La nuova – quella in essere scade a giugno – è un passo determinante per chiarire chi fa cosa, di qui ai prossimi anni, tra società e Comune, che però può essere chiusa solo se la transazione economica sarà finalmente a sua volta chiusa. Il contenzioso economico fra club e Comune mette però i ragionamenti sul revamping della struttura di Fuorigrotta sullo sfondo e priva tanto il Comune quanto il calcio Napoli della possibilità di avere un impianto degno della terza città d’Italia e di una squadra che sta facendo ottimi risultati. Un vento cambiato anche in Consiglio comunale dove nonostante le problematiche della maggioranza un po’ tutta l’assemblea cittadina si aspetta la proposta di De Laurentiis per il nuovo San Paolo. C’è la consapevolezza che l’impianto così come è, non è sostenibile e allo stesso tempo denaro pubblico per rimetterlo in sesto non ce ne è. In linea teorica se non si riuscisse a fare la convenzione il Napoli calcio potrebbe avere di volta in volta il permesso di giocare al San Paolo, uno scenario che nessuno si augura. La società vive programmando i propri impegni non ipotecando il futuro alla giornata.

Tufano

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