A MENTE FREDDA, EP. 23 – Il monito di Gattuso: a giocare col fuoco ci si può bruciare

A MENTE FREDDA, EP. 23 – Il monito di Gattuso: a giocare col fuoco ci si può bruciare

E’ tutto inspiegabile. E’ inspiegabile vedere un San Paolo ormai nemico del Napoli, così come lo è stato vedere gli azzurri capitolare sotto i colpi di un’orgogliosa Fiorentina. Il secondo tempo contro la Lazio e la vittoria sul Perugia, seppur non proprio esaltante, avevano acceso un minimo di speranza, eppure ieri sera si è buttato tutto all’aria e nel modo più sconcertante possibile, tanto che lo stesso Gattuso non riusciva a capacitarsene in conferenza stampa.

Il monito a non scherzare col fuoco deve essere preso seriamente, il rischio di bruciarsi è reale. Il Napoli centra la 5 sconfitta in 10 partite in casa, la 4 consecutiva, e di questo passo tra non molto vedrà da vicino la zona retrocessione che fa paura solo nominarla, una dimensione che questa squadra ormai non era più abituata a vivere e che può veramente trascinarti nel baratro più totale. Per certi versi la partita di ieri riporta con la mente ad un tempo non troppo lontano, precisamente al 9 novembre, quando alla guida degli azzurri c’era ancora Ancelotti. Erano appena reduci dalla vicenda ammutinamento e ospitavano al San Paolo il Genoa per quella che fu senza dubbi la prestazione più brutta degli ultimi anni. Eppure, a distanza di poco più di due mesi, mai si pensava che potesse essercene una seconda.

Le lacrime strazianti del ragazzino sugli spalti: l’emblema del momento del Napoli


E allora per questa volta la consueta analisi a mente fredda vedrà una modifica doverosa. Fare un sunto della prestazione degli azzurri uno per uno mai come ora non solo è difficile ma risulta anche inutile, perché lo 0-2 di ieri lascia poco spazio alle interpretazioni ed è un fallimento che coinvolge tutti indistintamente. Fallimento testimoniato dalle lacrime di questo ragazzino presente sugli spalti che sono strazianti, amare. Una scena che descrive perfettamente lo stato d’animo di tutti i tifosi azzurri, piccoli e grandi, ormai rassegnati all’idea di osservare una squadra moribonda. Poc’anzi si faceva cenno al match contro il Genoa e non per caso. Proprio come contro i liguri, infatti, il Napoli che ha affrontato la Fiorentina è stato tutto tranne che una squadra. Scelte sbagliate, svogliatezza, mancanza di rabbia agonistica e chi più ne ha più ne metta rappresentano nient’altro che l’ulteriore prova che questo gruppo è ridotto ai minimi storici, svuotato nella mente e nell’animo.

Certamente anche le scelte di formazione hanno contribuito a rendere la serata indimenticabile (in negativo, s’intende). Dopo Di Lorenzo centrale Gattuso si è reinventato ancora la difesa, stavolta aggiungendo Luperto nel ruolo di terzino sinistro. A tal proposito, però, si permetta di menzionare un’altra questione che ha anch’essa influito, anche se indirettamente, e che riguarda Mario Rui. Con Ghoulam ormai dato per disperso e l’assenza di altri terzini sinistri di ruolo, arrivare a farsi squalificare, francamente, è stato davvero fuori luogo. Purtroppo il portoghese ha il vizietto del cartellino e per motivi il più delle volte banali (essenzialmente proteste) tra l’altro, ma proprio per questo in casi del genere sarebbe opportuno l’intervento anche del tecnico, il quale dovrebbe procedere al richiamo verso il calciatore in questione, per la serie: “Non ti ci mettere anche tu”. Se si fosse risparmiato tutte queste ammonizioni il problema non sarebbe sorto e, di conseguenza, non avrebbe indotto Gattuso in errore. Errore pur certo palese, ma così palese che appena subito il gol di Chiesa ne ha spostati tre in un solo colpo: Di Lorenzo a destra, Hysaj a sinistra e Luperto al centro al fianco di Manolas, ripristinando quantomeno un ordine di ruoli. Inutile dire che, però, non è bastato.

Fosse stato solo quello il problema la reazione avrebbe dovuto essere immediata, ma la realtà ha detto tutt’altro. Il Napoli nel corso della partita non ha cambiato di una virgola il proprio atteggiamento fin troppo remissivo nei confronti della Fiorentina, che ha prevalso con una facilità sconcertante soprattutto a centrocampo, dove Gattuso anche qui ha deciso di affidarsi nuovamente al trio composto da Zielinski, Fabian Ruiz ed Allan. Già, Allan, colui che al momento della sostituzione evita la panchina e fugge veloce verso gli spogliatoi. Una corsa ripresa in ogni instante dalle telecamere e che ha messo in luce tutta l’insofferenza del brasiliano, certamente più meritevole di restare in campo se non altro per necessità di equilibrio da parte del Napoli. Come contro il Parma, infatti, all’uscita dell’ex Udinese la squadra non regge le incursioni fulminee all’epoca di Gervinho e ieri di uno straripante Castrovilli. Per non parlare della fase offensiva, in piena crisi almeno quanto quella difensiva se non di più. Gli azzurri faticano maledettamente a creare un’azione da gol che possa essere pericolosa e, quando ci riesce, la cestina come nel caso del colpo di testa di Callejon, ormai anche lui palesemente con la mente altrove. La tattica del Napoli si è ridotta al semplice affidare la palla ad Insigne in attesa di un’invenzione, onestamente troppo poco perché qualcosa cambiasse. Il capitano azzurro, però, è l’unico che dà qualche idea o almeno ci prova. Emblematico l’episodio del secondo tempo nell’azione dell’ennesimo palo colpito (15esimo stagionale). Lorenzo non vuole demordere e sente il bisogno di invocare il supporto del pubblico, il quale non sa fare altro che subissarlo di fischi inopportunamente: ancora una volta Insigne risulta l’agnello sacrificale, colui che più di tutti deve pagare perché napoletano.

Gli episodi appena citati, quelli più lampanti, sono l’unica fonte di analisi relativamente a Napoli-Fiorentina. La squadra azzurra ha dimostrato anche stavolta di provare un forte senso di paura, quella vera, che ti trasforma le gambe in due blocchi di cemento e non ti fa muovere. Potrebbe essere una chiave gettare nella mischia i due nuovi innesti Demme Lobotka, sicuramente più motivati del resto dei compagni, oppure offrire più spazio all’estro di Lozano, che con la sua rapidità ha più volte infastidito la difesa viola in quella mezz’ora scarsa avuta a disposizione. Questi però sono solo spunti che magari possono risultare inefficaci e che, soprattutto, non scaccerebbero via i fantasmi dalla testa dei calciatori azzurri. L’unica speranza a cui ci si può appigliare passa dal nuovo confronto contro la Lazio che andrà in scena martedì. La Coppa Italia rimane ormai l’unico obiettivo minimo che permetterebbe al Napoli di salvare quantomeno la faccia in questa stagione sciagurata.

A cura di Giuseppe Migliaccio


La redazione di IamNaples.it

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