A MENTE FREDDA, EP. 26 – Genova terra dei due “battesimi”: Elmas e Demme illuminano Marassi

Prima di addentrarci nell’analisi di Samp-Napoli è più che doveroso rivolgere un pensiero a Gennaro Gattuso. Il tecnico azzurro ieri non ha presenziato alle interviste post-gara a causa di un problema familiare, nello specifico un malore accusato da sua sorella. Si gioisce sì per il risultato, ma con la mente star vicini al mister è d’obbligo: in bocca al lupo a lui, la sorella e la famiglia tutta!

In quel di Marassi è arrivata una vittoria dal peso specifico notevole sia per l’importanza di trovare continuità che per la difficoltà di superare una squadra ed un ambiente ostici. Il Napoli non vinceva 2 partite consecutive in campionato dal girone d’andata (Napoli-Sampdoria e Lecce-Napoli) ed ha scelto proprio i blucerchiati come vittima per tornare a farlo, centrando la terza vittoria dell’era Gattuso. La partenza sprint degli azzurri, in doppio vantaggio dopo appena un quarto d’ora, ha subito una brusca frenata dopo l’ennesimo eurogol del “figlio amato” Fabio Quagliarella, che contro il Napoli sa fare solo gol stupendi. Partita all’insegna degli ex, con Manolo Gabbiadini che esplode di gioia in faccia al suo passato per una rete, quella del 2-2, che ha riportato a galla gli spettri dei tempi peggiori. Decisive la grinta e la voglia di restare aggrappati alla gara, trovando con Demme la mazzata stordente e con Mertens il colpo di grazia che ha affossato definitivamente una Sampdoria ormai priva di forze.

Nel cuore di Sampdoria-Napoli: l’analisi della partita

QUEL RIGORE POTEVA COSTAR CARO – Per fortuna decisivo non lo è stato. Certo è, però, che Manolas il rischio lo ha corso eccome. Ancora una volta il centrale greco è tra i più vogliosi, forse anche troppo. E’ bastato un cambio di direzione di Quagliarella per gettarlo nella trappola e costringerlo al fallo: deve migliorare questo aspetto se vuole evitare guai peggiori. I guai li ha sfiorati anche Mario Rui, che ha ceduto alle provocazioni degli avversari in più di un’occasione. Il terzino azzurro è già peperino di suo, ma ieri si è mostrato ancora più nervoso del solito e c’è mancato poco perché provocasse una rissa. Deve ringraziare l’arbitraggio blando di La Penna se ne è uscito indenne. D’altro canto, questa esplosività è anche uno dei suoi pregi in termini di gioco. Nell’arco dei novanta minuti, infatti, corre tanto, spinge in fase offensiva e il gol liberatorio della contro rimonta di Demme passa pure dai suoi piedi. Dopo le esaltanti prestazioni degli ultimi tempi, invece, è apparso più appannato il collega della fascia opposta Hysaj. Riportato a grandi livelli da Gattuso, l’albanese non è stato impeccabile, specie sull’1-2 della Samp, scivolando proprio nel momento in cui bisognava contrastare Quagliarella che, indisturbato, ha potuto coordinarsi come solo lui sa fare per fulminare Meret con un tiro al volo potentissimo. Il portiere azzurro è sceso in campo da titolare per la seconda volta consecutiva dopo il match contro la Juve. Poco deciso sul rigore calciato da Gabbiadini che ha intuito toccando il pallone ma che non è riuscito a respingere. Per il resto qualche buon intervento ha reso la sua una prestazione soddisfacente così come quella di Di Lorenzo. Qualche sbavatura pure per l’ex Empoli che, però, si possono perdonare: non scordiamoci che gioca ancora in un ruolo non suo.

I DUE “BATTESIMI” – Il 3 febbraio 2020 è stato anche il giorno di una ricorrenza nella famiglia Napoli: il primo gol in maglia azzurra per Elmas Demme. Un evento emozionante per il giovane macedone, che siglato il gol del momentaneo 0-2 scoppia in lacrime dalla gioia. Di anni ne ha solo 20, eppure in campo gioca con la personalità di un veterano, indole tipica di chi ha da dimostrare qualcosa di grande. Di contro, però, ieri a Marassi ha anche mostrato i limiti comportamentali dovuti proprio alla giovane età. Ancora in vantaggio di una rete, a pochissimo dalla fine del primo tempo, reagisce malamente contro Jankto per un fallo laterale giustamente concesso alla Samp. Intervento che gli è costata l’ammonizione con conseguente squalifica in quanto diffidato: salterà, dunque, Napoli-Lecce. Chi ha tanta voglia di imporsi, e lo ha già fatto intravedere, è anche l’italo-tedesco fan di Gattuso che, proprio come il suo mentore ed ora allenatore, fa sentire la sua presenza a centrocampo. Lui che nemmeno doveva giocare fino ad un paio di giorni fa, isolato dal resto del gruppo per evitare contagi, entra in campo a mezz’ora dal termine e cambia la partita. Il suo primo gol in azzurro, arrivato con un pizzico di quella fortuna che tanto è mancata agli azzurri fino ad ora, taglia le gambe ad una orgogliosa Sampdoria, galvanizzata dall’opportunità di infliggere il colpo del K.O. ad un Napoli ormai alle corde. Gol tra l’altro storico, che lo ha reso il secondo calciatore di nome Diego a siglare una rete in azzurro dopo Maradona nel ’91 e, guarda un po’ il destino, proprio contro la Sampdoria. Demme che ha preso il posto di Lobotka, alla sua prima maglia da titolare in campionato ed a cui vanno i migliori elogi. Vedere la personalità con cui ha gestito il centrocampo e dettato i tempi della manovra azzurra fa piacere e convince della bontà del suo acquisto. Parte alla grande, infine, Zielinski, autore dell’assist al bacio per l’1-0 del Napoli. Il polacco, tuttavia, ha seguito l’andamento della squadra e nel corso della gara è calato di rendimento: il gol non convalidato per fuorigioco è stato l’unico lampo della sua partita.

“CIRO” E’ TORNATO – Notte di gloria anche per il belga in quel di Genova. Tante sono state le voci girate sul suo conto nel mentre era assente. Un ritorno in patria per recuperare da un infortunio è diventato un caso mediatico, il segnale di rottura del rapporto col Napoli, rapporto che fosse per Mertens durerebbe in eterno. Lui, al contrario, è tornato e ha messo la parola fine alla sfida con la Sampdoria siglando il 4-2: la realtà è che questa squadra, senza di lui, proprio non può stare. Come non può fare a meno del suo capitano Insigne, ieri a secco di gol ma dispensatore di idee e lanci illuminanti. La regia offensiva è tutta affidata a lui come un burattinaio che muove i fili dei personaggi delle sue storie. Ci mette del suo in due delle reti azzurre tra cui quella del controsorpasso di Demme, segno evidente del discorso appena citato. Chirurgico, infine, Milik, che trafigge Audero dopo soli 3′ con una girata di testa da vero bomber di razza. Anche lui col passare dei minuti non è stato incisivo come all’inizio, ma in compenso ha continuato nella sua opera di supporto nell’azione. Il polacco si è spesso abbassato per ricevere la palla e battagliare con gli avversari per smistarla. Ciò provoca un suo allontanamento dalla zona gol, Gattuso però è questo che gli chiede da quando è arrivato: la punta centrale del suo 4-3-3 è lui e così deve lavorare.

Napoli che, dunque, approfitta della frenata delle squadre davanti. Il tecnico azzurro ha detto per la prima volta da quando è arrivato di guardare la classifica ed i suoi ragazzi l’hanno fatto senza mancare l’occasione ma non senza sofferenza. Merito alla Sampdoria di Ranieri, a cui va la più grande ammirazione per la sua persona oltre che per le sue doti di conoscitore di calcio. L’ex allenatore del Napoli nel post-partita si è preso tutta la vergogna dei beceri cori razzisti da parte dei tifosi blucerchiati, ormai diventati un’abitudine, chiedendo scusa a nome di tutti: onore a lui. Terza vittoria consecutiva tra campionato e Coppa Italia per la squadra azzurra, ormai in evidente fase ascendente. Qualche fantasma, tuttavia, ancora imperversa nella mente dei ragazzi e ieri per buona parte del secondo tempo si è notato. L’unica dose di medicina che questo Napoli può usare è la continuità e la sfida contro il Lecce è un passaggio fondamentale in tal senso: farsi incartare da squadre di fascia medio-bassa sarebbe un passo indietro.

A cura di Giuseppe Migliaccio

 

Tufano

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