La squadra è l’arbitro della contesa tra Gattuso e De Laurentiis

L’abbraccio a Gattuso è la manifestazione d’intenti della squadra ma la storia è ancora tutta da scrivere

Nel Napoli ci sono due scontri: uno si sviluppa in silenzio e riguarda le feroci critiche all’area tecnica sull’asse De Laurentiis-Giuntoli, l’altro, invece, via media tra il presidente e l’allenatore. Le strategie sono diverse: Gattuso è convinto che gli attacchi subiti nei momenti più difficili siano arrivati anche per scarsa tutela della società se non addirittura indirizzati, De Laurentiis risponde con il silenzio, la fiducia all’allenatore, alla squadra e il pagamento dei tre stipendi arretrati.

Il Napoli è nel limbo, nessuno può immaginare come andrà avanti questa vicenda, quali ripercussioni avrà sulla squadra, in che modo evolverà il rapporto tra De Laurentiis e Gattuso. C’è una certezza: il Napoli è malato fuori e convalescente in campo. Il modello societario, con il presidente “padre-padrone” e senza corpi intermedi a cui è concessa l’autorevolezza d’intervenire con potere effettivo, non regge più al cospetto dei risultati raggiunti dal Napoli, che è arrivato ad un passo dallo scudetto nel 2018.

Nel 2018 c’è stato l’upgrade, il modello societario del Napoli non regge più

 

C’è stato un upgrade, si è giunti in una nuova dimensione e bisognerebbe quindi cambiare anche i rapporti interni. In poco più di un anno il Napoli ha vissuto l’ammutinamento, storie complicate sui rinnovi (Milik, Callejon, in prima battuta anche Mertens, Hysaj e Maksimovic) e un “processo” pubblico tra allenatore, dirigenza e presidenti. Ci sono stati due grandi errori di De Laurentiis: non aver capitalizzato al massimo il ciclo dopo i 91 punti e non cambiare il modello gestionale che non è più adatto al livello raggiunto dal Napoli. Serve un direttore generale di spessore a cui De Laurentiis affidi la gestione della società e un intervento complessivo dei corpi intermedi sui rapporti interni.

La polemica Gattuso-De Laurentiis potrebbe avere anche degli effetti positivi sulla squadra, il primo Reja, Mazzarri e Sarri a Napoli hanno ottenuto il massimo dai propri giocatori caricandoli contro il “nemico”. La squadra è l’arbitro, dovrà avere la personalità di reggere un momento che si fa ancora più complesso tra assenze, condizione generale, avversari e la pressione destinata ad aumentare dopo la delusione manifestata da Gattuso per l’atteggiamento di De Laurentiis. L’abbraccio al gol di Politano è sincero, la squadra sta con Gattuso, gli riconosce il merito di aver ridato dignità al Napoli dopo il fallimento di Ancelotti. La storia è tutta da scrivere, il Napoli è impegnato su tre fronti, in semifinale di Coppa Italia, con una partita in meno è in scia per la qualificazione alla Champions League, e ai sedicesimi di Europa League.

Contro il Parma qualche spunto positivo ma per Atalanta e Genoa serve un’altra identità

Tutto ciò comunque ha un’incidenza relativa sul campo, dove il Napoli è ancora convalescente. La vittoria contro il Parma esprime tre buone notizie: i tre punti, la valorizzazione di Elmas che si era un po’ incupito nelle scorse settimane e la capacità di leggere i momenti anche nella sofferenza.

Gattuso ha sempre dato priorità alla fase difensiva nel suo percorso e nell’ultimo periodo il Napoli subiva troppo: nelle ultime quattordici partite venti gol subiti, bisognava intervenire anche in modo traumatico, la porta era rimasta inviolata solo contro la Fiorentina. L’ha fatto contro il Parma, in un momento decisivo non ha mai lasciato campo alle ripartenze di Gervinho, stringendo i reparti ed abbassandosi anche quando era necessario. Per una ventina di minuti nella ripresa il Napoli ha concesso qualche situazione al Parma ma è apprezzabile la capacità di calarsi nelle difficoltà, d’accettare anche una fase della gara dove l’avversario penultimo in classifica conquisti il predominio del campo. Si cresce anche adeguandosi alle difficoltà quando il momento è complicato, però ci deve essere l’evoluzione a partire dalla sfida contro l’Atalanta.

Il Napoli fa fatica a risalire il campo, è costretto a palleggiare solo sulle catene laterali, ha perso la velocità nello sviluppo del gioco di Mertens e l’attacco alla profondità di Osimhen oltre ad un ricambio importante a centrocampo come Fabian Ruiz. Petagna può dare un grande contributo dalla panchina, se si arriva negli ultimi trenta metri è un buon attaccante sia nella rifinitura che nella finalizzazione ma nelle prossime gare contro Atalanta e Genoa serve un’altra identità. Contro la formazione di Gasperini non c’è strategia difensiva che tenga, bisogna attaccare l’Atalanta, colpirla in verticale, con rapidità di pensiero ed esecuzione. È l’unico modo per fare in modo che non ti salti addosso nella propria trequarti, con la qualità e le tante soluzioni in suo possesso.

Ciro Troise

Tufano

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