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ESCLUSIVA- D’Ulisse (Pol. Marco Simone): “Bisogna partire dalla tecnica e non dal fisico”

"Viaggio nelle scuole calcio"- A tu per tu con Claudio D'Ulisse (All.Pol. Marco Simone)

Continua il viaggio nelle scuole calcio, i luoghi dove si respira l’atmosfera più bella del nostro sport, con l’entusiasmo dei bambini, e dove si crescono giovani talenti. Oggi facciamo un’irruzione in Lazio, intervistando uno dei responsabili della Polisportiva “Marco Simone” a Pomezia ed allenatore dei Pulcini classe 2000 della Lodigiani Wembley Coppa d’Oro.

Da quando esiste la tua scuola calcio?

“La Polisportiva Marco Simone è stata fondata nel 2006. Io sono uno dei responsabili, adesso alleno i 2000 della Lodigiani Wembley Coppa d’Oro”.

 

Come è formata la Polisportiva?

“C’è un Direttore Tecnico, e 6 istruttori qualificati. Le categorie sono  “Piccoli Amici”, Pulcini 2002, Pulcini 2001, Pulcini 2000 ed Esordienti 1999.

 

Raccontaci il mondo delle scuole calcio, confrontando il positivo ed il negativo:

“Il lato positivo è che adesso la Federazione Regionale sta sensibilizzando gli istruttori  sullo sviluppo della  tecnica individuale dell’atleta (bambino), lasciando un poco da parte la preparazione fisica e lo stress tattico (che esalta solo l’istruttore e non il piccolo allievo). Il lato negativo, e credo che sia un problema che accomuna tutte le scuole calcio, sono i genitori. Loro seguono i bambini e pensano che tutti debbano diventare dei fuoriclasse”.

 

Allora è un problema anche del Lazio e non solo della Campania?

“Questo è un problema che si verifica soprattutto a Roma perché qui si usano come esempio i campioni Totti, De Rossi che sono cresciuti a Roma, ma che poi diventano un lato negativo, perché i padri e molto anche le madri si aspettano che i loro figli diventino come i campioni citati”.

 

Come agisci con i ragazzi indisciplinati?

“Io cerco di capire il motivo per cui sono così, perché molte volte si comporta in tale modo per via sempre delle aspettative, si caricano di troppe responsabilità. Di solito i genitori sfogano il loro insuccesso, scaraventandolo sui figli. Così facendo sul bambino ci sono tantissime pressioni. Secondo me la loro ribellione nasce principalmente per questo motivo. Di fatto molti bimbi neanche  vorrebbero giocare a calcio, ma solo stare insieme ad altri coetanei. Comunque è importante dare la possibilità al ragazzo di scegliere cosa fare senza condizionamenti”.

Prima hai sottolineato più volte il lato “tecnico” del ragazzo, cosa intendi?

“Si infatti io penso che non si cura molto l’aspetto tecnico della formazione calcistica del bambino, adesso sia i genitori che gli allenatori vogliono essere dei protagonisti e si cerca sempre di curare il fisico, la tattica e la parte aggressiva dimenticando la parte bella del calcio: cioè la fantasia, il dribbling, i colpi di tacco, il tocco . Un poco come fa il Barcellona. Poco fisico e tutta tecnica, con l’attenzione puntata soprattutto sul tocco di palla. Quasi tutte le squadre che si allenano così raggiungono importanti traguardi. Con la tecnica si allena anche il cervello (autostima) e il fisico (coordinazione). Ma anche e soprattutto la fantasia. Di conseguenza si avrà una crescita fisica (col pallone si corre comunque) e la tattica quando proposta viene accettata con piacere”.

Che qualità deve avere un allenatore dei ragazzini?

“La prima caratteristica che deve avere è quella di essere un buon ascoltatore, deve ascoltare tantissimo e avere tanta pazienza. Poi essere una persona sportiva non solo competitiva, deve avere voglia di insegnare e curarsi che i bambini si divertano anche. E poi da non sottovalutare deve essere un buon esempio (deve essere educato e curare molto il suo aspetto). Non puoi insegnare ad esempio a curare il corpo e l’alimentazione e pesare 100 Kg.

Quali sono i campionati a cui partecipi con la tua squadra?

“Io alleno la compagine che disputa il campionato della categoria “Pulcini” anno 2000.

La complessità di  gestione per una scuola calcio?

“La risposta è sempre la stessa, purtroppo è il difficile rapporto con i genitori; una enorme difficoltà. Io penso che una società di calcio, specialmente quando individua un buon elemento, dovrebbe creare un muro, una barriera tra la società e il genitore. A mio parere è l’unico freno che hanno le polisportive. Vedi succede che il bambino quando entra in campo pensa solo al risultato, solo al gol e non al divertimento che secondo me lo farebbe giocare anche meglio. Si deve far comprendere la prima caratteristica di uno sport, e nello specifico nel calcio, che è la socializzazione, il confronto, ma sempre nei limiti sportivi”.

Avete qualche collaborazione con società professionistiche?

“Attualmente stiamo creando dei contatti con la Reggina, con il Brescia e siamo legati a degli osservatori della Lazio e della Roma (ma non ditelo in giro, ride, ndr): Durante i tornei vengono comunque molti osservatori. Nell’ultimo torneo al Football Club a Roma qualche nostro atleta è stato osservato da molte realtà importanti”.

E’ venuto mai qualche osservatore della SSC Napoli?

“Si, proprio al Football Club, ma più che i ragazzi sono venuti ad osservare noi allenatori (ride n.d.r.) probabilmente per il progetto del Calcio Napoli che a Castelvolturno vuole realizzare per il settore giovanile”

“Qualche promessa da segnalarci della tua scuola calcio?

“Si, una giovane promessa, si chiama Boà David, è un 2001, veramente fortissimo, ma cerchiamo di non fargli montare la testa. Il suo ruolo è la punta, ma si adatta anche ad altri ruoli in avanti. Altri due molto forti sono Loris Di Claudio, Francesco Improta, Manuel Pacca, Stefano Cofano e Matteo Trivellone; è meglio che mi fermo, altrimenti nomino tutti i ragazzi classe ‘2000.

Vuoi svelare ai lettori di Iamnaples.it le tue prospettive per il futuro?

“Adesso vorrei continuare almeno un altro anno con il mio gruppo, perché credo che ne valga veramente la pena, successivamente sviluppare i miei rapporti nel mondo degli osservatori e poi non si sa mai potrei avvicinarmi in Campania per qualche amichevole (sorride n.d.r.)”.

 

Intervista a cura di Alessandro Sacco

 

 

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