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Esclusiva- Gianluca Gifuni: “Nonostante le nuove tecnologie, la radio non perde il suo fascino”

Con la rubrica “la telefonata” approdiamo a Radio Marte, uno spazio centrale e significativo nell’ambito dell’informazione partenopea. Intervistiamo un collega che da anni segue le vicende del Napoli, Gianluca Gifuni. Con lui cercheremo di capirne di più dell’evolversi del mondo dell’informazione e del futuro della compagine partenopea.

Com’è iniziata la tua avventura nel giornalismo?

Io ho cominciato nel 1989 subito dopo essermi diplomato e essermi iscritto all’università, lavorando in una agenzia di stampa che a quei tempi andava per la maggiore, la “Rotopress” che dava insegnamento ai ragazzi alle prime armi, la sede era a via Diocleziano in un sottoscala. Ho iniziato andando la domenica pomeriggio seguendo partite di seconda e terza categoria, qualche volta di promozione. Andavo in provincia, ricordo il Casoria, l’Afragolese, il S. Pietro a Paterno, la Vollese, mi facevano scrivere il tabellino, solo cinque righe sulla partita. In inverno era complicato arrivare in questi luoghi ed allora ci mettevamo in contatto con persone del luogo per le informazioni della partita, ricordo ad esempio il Calitri, in  provincia di Avellino, il presidente era un contadino e lui ci informava sull’esito e i marcatori.Ma questi inizi mi hanno formato tanto, ora la “Rotopress” non esiste più, ma devo ringraziare Luciano Ferrante responsabile del calcio dilettantistico. Vista la mia applicazione cominciai ad andare anche il sabato e poi nella settimana e dopo tre anni prendevo ventimila lire ad ogni presenza, erano gli inizi degli anni ’90. Non erano molti, ma per un ventunenne sì, poi mio padre mi poteva mantenere all’università e quei soldini erano tutti miei.

Il sacrificio era quello che il sabato e la domenica, invece di uscire con gli amici io li dedicavo alla preparazione e poi comunque facevamo comunella tra amici, molti dei quali sono diventati anche giornalisti famosi. Poi ho iniziato più in alto con la Salernitana, mi ricordo che dal Nord  non mandavano inviati ed io spedivo loro il servizio della partita. Di seguito ho iniziato a seguire gli allenamenti del Napoli, il pomeriggio tornavo e scrivevo nella redazione le mie trenta righe. Ecco gli inizi.

 

Il tuo primo incarico?

Poche righe sul “Mattino”, nel ‘90 avevo anche iniziato a leggere il notiziario a Radio Marte, poi nel ’91 mi sono inventato Radio Marte Flash, erano venti minuti dalle 13,40 alle 14,00. Dal ’91 al ’98 facevo questi venti minuti quotidiani, facevo uno-due collegamenti sulla falsariga di quello di oggi.

 

Come si svolge la domenica di un inviato?

Se il Napoli gioca in casa è tranquillo, vado un’oretta prima al S. Paolo. Se sono inviato fuori, allora la sveglia presto, l’arrivo all’aeroporto, generalmente in ritardo. Se si viaggia in aereo, si incontrano anche altri colleghi con i quali si parla delle “ultime”. Di solito prima della partita c’è la tappa enogastronomica, a me piace dedicare un’oretta alla conoscenza dei cibi e un buon bicchiere di vino del luogo. Questo avviene tra le 12 e le 13, poi ci si avvia allo stadio per tutti i controlli tecnici per la trasmissione, le interviste del prepartita, poi la partita, le successive interviste e di corsa il ritorno. Se la partita è in notturna ci si ferma in albergo. Nelle partite di Europa League viaggiamo con la squadra, con tutti i benefici che ne conseguono, come il trasporto o il pasto spesso offerto dagli sponsor, come fa il cavaliere Arnone dell’acqua Lete che invita tutti i giornalisti al ristorante.

 

Con l’avvento di internet, il web ed nuove tecnologie come è cambiato il tuo mestiere?

Con queste tecnologie oggi non si può sbagliare più nulla, poiché ogni cosa che dici viene riportata in tempo reale e devi stare attento a quello che si dice e come si dice, però questo fa parte della globalizzazione e il giornalista è sempre più al centro del mondo. Ci sono però ancora i vantaggi per chi fa questa professione, infatti, si possono prendere subito degli spunti per accrescere la propria conoscenza giornalistica e quindi credo che Internet sia un elemento di grande sviluppo e tra poco, al massimo due-tre anni, sarà una fonte di nuovi guadagni e nuove assunzioni. Appena lo stato darà il libero accesso alla “rete” gli sponsor e gli imprenditori investiranno totalmente sul web con tutti i vantaggi e lo sviluppo economico che ne consegue.

 

Con le nuove tecnologie: le offerte del digitale terrestre e di Sky, la radio ha ancora il suo fascino?

La radio non lo perderà mai, se non lo ha perso negli ultimi dieci anni, non succederà più. La possibilità di immaginare e di sognare attraverso la radio è impagabile, non ha rivali.

Le immagini fanno più effetto, ma io amo molto la radio, quando la ascoltavo immaginavo cose più belle di quanto fossero, è bello anche sognare no? Ascoltavo “Tutto il calcio minuto per minuto”, alla quale io mi ispiro e mi ispirerò sempre con i miei amici seduti su un muretto con una radiolina a transistor ed esultavamo ai gol del Napoli con le voci di Ciotti, Ameri e Provenzali.

 

Avevo omesso ai lettori la tua laurea in Economia e commercio; ora faccio una domanda al giornalista commercialista, nel mondo dello sport il denaro ha lasciato un po’ di spazio alla passione?

Nei tifosi e nei giornalisti sì, ma non ha lasciato molto spazio nei presidenti, nei dirigenti e nei calciatori. Come nella vicenda dello sciopero, non si dice che oltre i 500 calciatori di A e B che percepiscono stipendi considerevoli, ve ne sono almeno diecimila che hanno contratti da fame o non trovano squadre e tantissimi sono costretti a fare dei lavori alternativi per potersi mantenere. Queste grandi differenze, questo gap dovrebbe almeno in parte essere colmato, ridotto. Non si dice, ma lo sciopero si fa’ principalmente per loro.

 

Come valuti il mondo dell’informazione in Campania e quali sono i principali problemi?

I giornalisti campani sono molto bravi rispetto alla media nazionale, e come dice un antico proverbio partenopeo, riescono a friggere il pesce con l’acqua,  cioè fare cose buone con pochi mezzi, pochi soldi a disposizione. Non è facile, la maggior parte lo fa con grande passione, grande equilibrio, in maniera brillante, grande competenza e spirito di iniziativa. Qui anche, come in altri settori, i giornalisti campani si esprimono meglio di quelli del nord. Parlando dei problemi, esistono fenomeni di populismo che non fanno bene al giornalismo, le caste chiuse, ma ve ne sono poche, c’è qualcuno che bada solo ai suoi interessi, ma ringraziando Dio sono pochi.

 

Il miglior telecronista, radiocronista e giornalista del passato?

Come tv Nando Martellini, come radio Enrico Ameri, Sandro Ciotti. Come giornalista in generale Candido Cannavò, Gianni Minà, Paolo Mieli, Eugenio Scalfari, Paolo Condò, Giuseppe D’Avanzo. Sicuramente mi ha colpito più di tutti Cannavo’. Infatti, nel mio libro su Quagliarella che esce tra quindici giorni ho citato uno stralcio di un suo articolo “i gol in pasticceria”. Lui i suoi gol li chiamava così e diceva: “Tra babà, mostaccioli, e zeppole mettiamoci anche “le quagliarellate”, infatti, diceva che i suoi erano gol impossibili.”

 

Il Napoli è già una squadra o la somma di più fuoriclasse?

Il Napoli è una squadra organizzata, che fonda il suo gioco sulla corsa e qualche fuoriclasse. Perciò, quando viene a mancare il dinamismo, mostra qualche calo. E’ rischioso costruire una squadra così quando non ci sono pedine di ricambio all’altezza. E’ stato Mazzarri a dare quest’organizzazione e l’impostazione della corsa, perciò in questa squadra non occorrono calciatori come Cigarini, questa è una squadra che corre, che fonda tutto sulla corsa e il dinamismo e non sulla tecnica, sulla regia, sul lampo di genio, sul lancio improvviso, come può essere Pirlo nel Milan o De Rossi nella Roma.

 

Prendendo spunto da una mia precedente inchiesta, chiedo a te un pensiero sul Napoli di ieri, di oggi e di domani.

Il Napoli di domani lo vedo come quello di ieri, tutti parlano di 6 o 7 anni fa, del fallimento, della serie C, di Gela e Manfredonia. A me piace ricordare non dove eravamo nel 2004, ma venti anni fa. Certo tutto cambia, venti anni fa si vinceva perché c’era Maradona, un presidente che con gli incassi riusciva a fare miracoli. Quando poi gli incassi sono diventati un piccolo introito della gestione globale,  allora il Napoli ha cominciato la sua discesa. Oggi è cambiato il panorama calcistico. Sono convinto che Il Napoli di oggi con il presidente Aurelio De Laurentiis riuscirà ad essere sempre più moderna e a soddisfare i tifosi con i risultati e con uno stile di club alla Juventus, anzi mi auguro migliore con un’organizzazione all’avanguardia. Questo mio presentimento si vede già nel presente con un Napoli che si avvia a diventare grande.

 

Intervista a cura di Alessandro Sacco

 

 

 

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