L’ex giocatore azzurro Antonino Asta: tra la conduzione del Bassano e una vita per la gavetta

Uno dei più importanti e influenti scrittori del XX secolo, Jorge Luis Borges a proposito del destino scrisse: “Un uomo gradatamente si identifica con la forma del proprio destino. Un uomo è, a lungo andare, le proprie circostanze”. Non sappiamo se Antonino Asta, ex centrocampista del Torino e della Nazionale e attuale tecnico del Bassano primo in classifica nel girone A di Lega Pro, conosca questa frase del grande saggista argentino ma certamente la può sottoscrivere. Se, infatti, nel percorso di vita di alcune persone, a un certo punto, c’è la fortuna di avere l’opportunità giusta al momento giusto per arrivare in cima, bruciando le tappe nella carriera di Asta il comune denominatore, da calciatore e da allenatore, è quello di guadagnarsi la fama attraverso una lunga gavetta.

Nato 44 anni fa ad Alcamo ma trasferitosi a Milano in tenera età, barista di giorno e calciatore di sera fino ai 22 anni, Asta è partito dalla Prima Categoria per arrivare fino alla Serie A e all’esordio in Nazionale a 32 anni, dopo un percorso tortuoso nel quale nessuno gli ha regalato niente e tutto se lo è guadagnato macinando chilometri sulla fascia destra e lavorando sodo in ogni allenamento. Da tecnico il percorso di maturazione si sta ripetendo: dopo sette anni trascorsi nel settore giovanile del Torino a imparare il mestiere, allenando Allievi Regionali, Allievi Provinciali e i ragazzi della Primavera, Asta nel 2012 ha scelto di iniziare dal basso accettando la chiamata in Seconda Divisione Lega Pro del Monza, trascinato in Lega Pro unica con 117 punti conquistati in due anni, e questa estate ha scelto di sposare la causa del neopromosso Bassano Virtus dove , dopo 6 giornate è sorprendentemente in testa al girone A con 13 punti (4 vittorie, 1 pareggio e una sconfitta all’esordio col Pavia) e il miglior attacco della categoria: 13 reti segnate: “Sono condannato a scalare le categorie passo dopo passo partendo dal basso. Questo è il mio destino e non mi lamento. Io credo che nel calcio così come nella vita la meritocrazia prima o poi paga. Se credi in te stesso e dai il massimo per arrivare a realizzare un obiettivo senza arrenderti prima o poi arrivi. Vedere allenatori come Pippo Inzaghi o Vincenzo Montella passare in un paio d’anni dal campo a una panchina in Serie A non mi fa provare invidia o gelosia. Si vede che se lo sono meritati , io invece devo percorrere una strada più tortuoso ma ottenere la vetta dopo averla sudata con le proprie forze e senza aiuti o regali è altrettanto gustoso e gratificante”.

AVVIO SORPRENDENTE – A essere davanti a tutti dopo il primo mese e mezzo di stagione con la sua nuova squadra Tonino Asta non ci pensava proprio: “Non ero e non sono così presuntuoso dal pensare che dopo sei giornate potessimo lottare per il primato. La squadra sta sfruttando l’onda di entusiasmo derivatagli dalla vittoria del campionato dell’anno scorso e sta esprimendosi al meglio con fiducia, voglia di stupire e voglia di andarsela a giocare su tutti i campi. Siamo ripartiti dal gruppo della passata stagione a cui abbiamo aggiunto pochi innesti di qualità e categoria ed io ho preferito apportare certi miei concetti ma non stravolgere il modulo di gioco. Giochiamo con un 4-2-3-1 offensivo e l’intenzione è quella di entrare in campo e provare a segnare un gol in più dell’avversario. Credo che l’equilibrio tra i reparti sia fondamentale però , non nego che preferisco vincere 3-2 piuttosto che 1-0… I ragazzi viaggiano sulla mia stessa lunghezza d’onda e per questo stiamo anche offrendo un bello spettacolo a chi ci viene a vedere”.

Fonte: it.eurosport.yahoo.com

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