Fiorentina – Napoli, l’analisi tattica: l’espulsione di Koulibaly condiziona tutta la gara, ma il Napoli è assente e sbaglia tanto

Fiorentina – Napoli, l’analisi tattica: l’espulsione di Koulibaly condiziona tutta la gara, ma il Napoli è assente e sbaglia tanto

VERSO LA GARA – Allo stadio “Artemio Franchi” di Firenze, il Napoli sfida i padroni di casa della Fiorentina nell’ambito della trentacinquesima giornata del Campionato di Serie A: per rispondere alla Juventus, che ieri ha battuto in trasferta l’Inter, blindando il primo posto in classifica, Sarri si affida ai suoi titolarissimi, schierando Albiol e Koulibaly al centro della difesa, con Hysaj e Mario Rui terzini rispettivamente a destra e sinistra; a centrocampo, il tecnico toscano conferma Jorginho in cabina di regia, con Allan e capitan Hamsik al suo fianco, mentre in attacco ripropone il tridente offensivo composto da Callejon, Insigne e Mertens (che viene dunque preferito dal 1’ a Milik). Nella Fiorentina, Pioli imposta un 4-3-2-1 piuttosto propositivo con Laurini e Milenkovic laterali bassi e la coppia Laurini-Pezzella al centro della difesa; in mediana, l’ex tecnico nerazzurro manda in campo dal 1’ Veretout e Badelj e Benassi, con Saponara e Chiesa (notoriamente pallino del patron azzurro De Laurentiis) in veste di trequartisti a supporto dell’unica punta Simeone.

LE CHIAVI DEL MATCH – Dopo un avvio tutto sommato incoraggiante, il Napoli resta in inferiorità numerica già all’8’ per espulsione di Koulibaly per chiara occasione da goal: il difensore senegalese interviene in maniera fallosa su Simeone al limite dell’area. Dopo essere rimasto con la squadra in dieci uomini, Sarri è costretto a inserire Tonelli al posto di Jorginho, passando ad una sorta di 4-4-1 elastico. Callejon e Insigne in fase di non possesso dovranno infatti supportare costantemente i due centrocampisti – che senza Jorginho sono costretti ad un lavoro piuttosto dispendioso nelle due fasi e si ritrovano quasi sempre in inferiorità numerica negli scontri col centrocampo della Fiorentina. Pioli, d’altra parte, chiede spesso a Simeone di agire molto largo a destra nel reparto offensivo per non dare punti di riferimento e favorire gli inserimenti a rimorchio dei centrocampi, con Chiesa a sinistra. Al 34’, la Fiorentina si porta in vantaggio con Simeone, che penetra in area in ripartenza, superando in velocità i difensori del Napoli – in particolare Tonelli, che praticamente si ferma – e insaccando il pallone in rete. A prescindere dall’inferiorità numerica, il Napoli sembra poco dinamico e non dimostra molta convinzione, compiendo ripetutamente errori di impostazione e gestione del possesso palla che – tenendo comunque conto della tragica uscita dal campo del regista azzurro, Jorginho – con l’espulsione di Koulibaly forse hanno ben poco a che fare. Nella ripresa, Sarri effettua una doppia sostituzione, esaurendo i cambi a sua disposizione e inserendo Milik e Zielinski al posto di Mertens e Hamsik, mentre Pioli sostiuisce Laurini con Gaspar. Al 62’, la Fiorentina raddoppia ancora con Simeone – dunque autore di una doppietta – che ribadisce in rete il pallone dopo che un colpo di testa di Badelj era stato respinto da Reina. Nonostante i cambi, il Napoli non riesce ad entrare in partita e subisce spesso le accelerazioni proposte sulle fasce dalla Fiorentina. Successivamente’, Eysseric e Cristoforo vanno a rilevare Saponara e Badelj. Il finale di gara non propone una trama diversa: tra gli ospiti saltano tutti gli schemi, il Napoli è sfinito – l’inferiorità numerica pesa fin da subito, ma si fa inevitabilmente sentire in maniera particolare negli ultimi spezzoni del match – e non riesce ad abbozzare azioni efficaci (in fase offensiva, ma anche semplicemente in termini di impostazione del gioco). Solo il terzo goal di Simeone (che porta dunque a casa il pallone della tripletta) nei minuti di recupero e il successivo triplice fischio finale di Mazzoleni possono porre fine ad una partita –  forse non solo ad una partita… – che si era virtualmente conclusa già da tempo.

 

A cura di Mariano Menna

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