Careca: “Se vuoi vincere tutto ti devi rinforzare a Gennaio”

Parla al “Corriere dello Sport” l’ex centravanti azzurro Antonio Careca sulle ambizioni azzurre per questa stagione.

Forse è colpa della pioggia che fa triste il pomeriggio di Campinas o forse è colpa di chissà che cosa, certo è che Antonio Careca da laggiù confessa che di tanto in tanto gli prende un colpo di saudade. Saudade per l’Italia. Per Napoli in particolare. Momenti d’azzurra malinconia che don Antonio-gol, quello della Ma.Gi.Ca, quello del secondo scudetto e della Coppa Uefa, vince sfogliando uno dei dieci, cento album di ricordi che riempiono la libreria della sua bella casa tutta tappeti e mobili preziosi.

E allora, facendo un tuffo nel passato, qual è la cosa che più manca a Careca?

«Nulla di materiale. Sensazioni. Anzi, un’emozione. Un brivido. Quello che mi correva lungo la schiena ogni volta che mettevo piede al San Paolo e sentivo l’urlo della gente. Ecco, più d’ogni altra cosa è questo che mi manca».

Per il resto?

«Per il resto non mi posso proprio lamentare. Ho una vita serena, i figli che crescono bene e il Careca Sport Center che alleva i campioni brasiliani del futuro. E poi ora lavoro anche in tv. Mi piace e mi diverto. Ogni sabato e ogni domenica commento partite del vostro campionato. L’ultima è stata quella dell’Inter contro il Chievo».

Quindi sa tutto anche del Napoli.

«Soprattutto del Napoli perché è la squadra che seguo con più affetto. Ma anche con interesse».

Una prima considerazione, allora.

«Il Napoli della stagione scorsa mi piaceva di più. Questo un po’ di meno. Ma la mia non vuol essere una critica severa. E’ che forse l’anno scorso il Napoli era circondato da minori attese e quindi andava in campo con meno responsabilità e preoccupazioni. Anche se vedo che in questo momento non vi è squadra, in Italia, che non abbia qualche problema».

Quello del Napoli qual è?

«Non so se lo è già, ma alla lunga potrebbe essere la panchina non attrezzata, non adeguata per mantenere alta la qualità della squadra se contemporaneamente dovessero mancare due o tre titolari. O titolarissimi, come li chiama l’allenatore».

Insomma?

«Insomma, per dirla tutta, la mia preoccupazione è questa: il Napoli così com’è potrebbe non reggere il peso di due competizioni importanti come la lotta per lo scudetto e il passaggio del turno in Champions League».

Potrebbero essere spiegati così gli inciampi e i mezzi inciampi in campionato?

«Io così me li spiego. Ma ovviamente mi auguro d’essere smentito. Mi auguro che il Napoli già domani sera vada in campo Se la squadra rimane così ad un certo punto dovrà scegliere, come ha fatto l’anno scorso, tra scudetto ed Europae metta sotto il miracolo-Udinese e che poi vada in Germania e batta il Bayern».

In caso contrario?

«Il Napoli dovrebbe corre ai ripari. Che cosa vuol dire? Pensare da subito al mercato di gennaio. Rinforzare la squadra, infatti, significherebbe limitare i rischi di brutte sorprese».

Rinforzarla dove?

«Andiamo nel dettaglio? Vabbe’, ci sto. Per me il Napoli va rinforzato in difesa ed in attacco. Là dietro vedo che spesso fa fatica. Probabilmente i giocatori ultimi arrivati non hanno ancora l’esperienza giusta e l’abitudine al calcio italiano per dare sicurezza al resto della linea. Spero che col recupero di Britos le cose possano andare meglio».

L’attacco, invece?

«Là il problema è un altro. Là il Napoli è totalmente legato alle lune dritte di Cavani e di Lavezzi. E, ovviamente, più di Cavani che dell’argentino. Ma se si bloccano entrambi, se giocano male, se non trovano il gol, che cosa accade? Accade che il Napoli si ferma. Ecco perché, secondo me, al Napoli serve un altro attaccante urgentemente».

Anche perché in questo momento El Matador si mostra affaticato, un po’ confuso.

«E’ così. Cavani non è quello della stagione scorsa? Nessun problema, in attesa che torni il bomber che sappiamo, ecco immediatamente il sostituto. Questo vuol dire avere a disposizione una rosa competitiva e non correre il rischio di veder bloccata la squadra perché magari si ferma il suo giocatore più importante».

Perché è Cavani, più che Lavezzi, l’azzurro più importante, quello del quale il Napoli non può fare a meno?

«Io così la penso e non certo per fare un torto al Pocho. E’ che Cavani è quello che fa gol e in qualsivoglia squadra il giocatore insostituibile finisce per essere sempre quello che butta il pallone in porta».

Chiaro: tra Cavani e il Pocho per Careca vince il primo. Ma andando un poco indietro, tra Careca e Giordano chi vinceva? Chi era il bomber da non sostituire mai?

«Non ci casco. Lì facevano gol entrambi ed eravamo forti tutti e due. D’accordo, con Maradona accanto era anche più semplice far bella figura, però una cosa voglio dirla: Bruno Giordano è stato il più grande e forte attaccante italiano che io abbia mai visto. Magari oggi in Italia ve ne fossero come lui».

Torniamo al presente. Il Napoli in campionato sta davvero pagando oltremisura l’effetto Champions, oppure si raccontano sciocchezze, si cercano alibi?

«Siamo al vecchio discorso. Vi sono squadre che hanno Ai meravigliosi tifosi del San Paolo dico: aiutate El Matador cantando Cavà, Cavà, Cavà, tira la bomba tira la bombarose ampie e panchine di qualità che riescono ad affrontare tutte e due le competizioni senza troppi contraccolpi e altre, invece, che soffrono di più. Il Napoli probabilmente oggi appartiene a questo secondo gruppo. Ma non solo. E’ pure un fatto d’esperienza, d’abitudine a certi doppi impegni. Quest’abitudine il Napoli ancora non ce l’ha. L’anno scorso, ad esempio, ad un certo punto decise di mollare l’Europa League per il campionato. Almeno, questa fu la mia impressione».

Vuol dire che già ora dovrebbe scegliere tra campionato e Champions?

«No. C’è una terza via: rinforzarsi e andare avanti in tutte e due le competizioni. Restando così, invece, prima o poi il Napoli potrebbe davvero essere costretto ad una scelta».

Già, ma di solito il mercato di gennaio non offre vetrine troppo scintillanti.

«Dipende dalla strada che si sceglie per lo shopping».

Risposta sibillina. Può essere più chiaro?

«Se dico quel che penso, qualcuno mi accuserà di interessi privati in atti di pallone».

Vabbe’, rischiamo.

«Bene. Per il mercato estero, ad esempio, il Napoli pratica quasi esclusivamente l’Argentina e l’Uruguay. Per carità, è un suo diritto e porta a casa anche buoni calciatori, però ci sono anche altri mercati, altre scuole».

Capito: il mercato brasiliano. E in Brasile c’è qualche calciatore interessante per gennaio, magari giovane, magari già pronto per l’Europa?

«Certo. Ve ne sono. Io stravedo per un attaccante. Ho provato anche a consigliarlo in Italia, ma non se n’è fatto niente. Chi è? E’ Leandro Damiao dell’Internacional di Porto Alegre. Classe ’89, alto un metro e ottantasette, ha segnato 51 gol in 82 partite. Chi lo prende fa un affare».

Lo vedrebbe bene in coppia con Cavani?

«Bene? Benissimo. Insieme sbancherebbero tutte le difese».

Okay, è partito il consiglio per gli acquisti. Da bomber a bomber, invece, al Cavani giù di corda di questi ultimi tempi Careca che cosa vuol dire?

«Di stare tranquillo. Di allenarsi con serenità e di non sentire la mancanza del gol come un’ossessione. Ma questo Cavani già lo sa e se non lo sa, glielo dirà Mazzarri. Invece, il pubblico può fare subito qualcosa per El Matador».

Ha un messaggio anche per il pubblico azzurro?

«Sì. Ai tifosi del San Paolo dico questo: ricordate il coro che facevate a me? Caré, Caré, Caré, tira la bomba, tira la bomba. Bene, alla prima occasione adattatelo e regalatelo a Cavani. Vedrete che: Cavà, Cavà, Cavà, tira la bomba, tira la bomba , gli porterà fortuna».

La Redazione

A.S.

Fonte: Corriere dello Sport

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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