Viaggio nel gruppo Stella Splendente, parla il presidente Di Marzo: “Siamo partiti da un campetto di periferia abbandonato…”

"La camorra nel calcio che esiste ma chi fa sport deve opporsi e dire no"

Giuseppe Di Marzo, presidente del Gruppo Stella Splendente, realtà che disputa il campionato di Prima Categoria, è stato intervistato da Iamnaples.it, durante la presentazione del Premio “Per Sempre Scugnizzo 2016”, tenutosi all’interno delle sale del Maschio Angioino, per il suo impegno nello sport ma soprattutto nel sociale. Ecco quanto ha dichiarato :

Come nasce il progetto Stella Splendente? “La Stella Splendente è un progetto che nasce a Sant’Anastasia, in provincia di Napoli, nell’ormai lontano 2008, prima come Associazione Sportiva e poi come Società Sportiva a Responsabilità Limitata, una vera e propria novità per la Regione Campania. Abbiamo infatti iniziato con l’offerta di servizi sportivi per poi, dopo il fortunato incontro con il consorzio Proodos, diventare, insieme alla Cooperativa Sociale Chiari di Bosco e all’Associazione culturale Vesuviamoci, il Gruppo Stella Splendente”.

Perché la scelta di investire a Napoli? “La verità è che siamo partiti prendendo in gestione un campetto di periferia abbandonato. In breve tempo l’abbiamo ristrutturato e da lì abbiamo capito che potevamo fare qualcosa di più. All’inizio nel gruppo c’erano circa quaranta atleti, oggi ne sono più di duecentocinquanta. Le persone che compongono lo staff sono sempre state molto attive sul territorio e io, nonostante in quel periodo fossi a Roma, ho deciso di tornare perché non trovo giusto abbandonare la città. Certo l’investimento è stato importante ma grazie al gruppo e mettendo insieme tutte le forze siamo riusciti ad ottenere grandi risultati”.

Calcio dilettantistico e camorra: un binomio allarmante. Quanto c’è di vero? “Purtroppo facendo riferimento anche solo ai fatti di cronaca, è vero che clan camorristici investano su club sportivi del territorio di loro appartenenza sia attraverso la ristrutturazione di impianti, sia attraverso il riciclo di danaro. La penetrazione sociale in questo senso è in uno stato abbastanza avanzato. Noi naturalmente ci siamo isolati da tutto questo e abbiamo portato avanti un percorso diverso, cercando di evitare facili successi e tentazioni. In questo ambiente è fin troppo comodo trovare investitori che abbiamo avuto rapporti quantomeno ambigui: questo perchè la camorra nel calcio esiste, ma chi fa sport deve dare, a qualsiasi livello e categoria, un messaggio chiaro e definito: opporsi e dire no”.

Temi come razzismo, xenofobia o sessismo possono essere eliminati educando i più giovani? “Noi crediamo fortemente nel messaggio educativo di questo sport. Con il consorzio Proodos abbiamo aperto infatti sempre a Sant’Anastasia alcune strutture che offrono servizi importanti. Per i ragazzi del posto è fondamentale avere una comunità che punti su valori diversi. Proprio per questo i nostri calciatori vengono seguiti anche dopo la fine della loro permanenza nel Gruppo Stella Splendente. Esperienze come il servizio civile o il programma Garanzia Giovani aiutano moltissimo chi vive in famiglie a basso reddito o chi è affetto da disabilità, allontanando tutti dagli ambienti più pericolosi. Il bello del calcio è proprio che chiunque vesta la tua maglia è unito a te, anche se di colore, ceto o sesso diverso: fare sport e essere razzisti, xenofobi o sessisti vuol dire non aver capito il senso di appartenenza che deve veicolare”.

Quindi per lei il calcio non è solo lavoro, ma una passione. “Ho sempre praticato questo sport e la passione mi ha dato ovviamente una grande mano. Insegnandolo ai più giovani ho capito però anche il suo valore educativo. La squadra ti invoglia a gestire un gruppo, migliorando i singoli. Sul campo questa evoluzione è stata palese: le regole e l’obiettivo da raggiungere sono sempre stati determinanti. A livello giovanile e dilettantistico, poi, questo è ancora più significativo: il fatto che sia un linguaggio comune e parlato ovunque permette alle famiglie meno agiate di dare inizio a percorsi diversi, in cui ogni bambino sogna di diventare un giorno calciatore. Questo forse è quello che rende unico questo sport”.

Lo stadio in questo percorso quanto ha contato? “Come in tutti i comuni con gravi difficoltà di bilancio, lo stadio rischia di diventare una cattedrale logorata. L’Agostino De Cicco di Sant’Anastasia fino a qualche anno fa era totalmente inagibile sia per motivi di sicurezza che di igiene. Noi eravamo già pronti per un investimento importante e avevamo individuato anche già un terreno poco lontano. Però lo stadio è un simbolo, un impianto pubblico fondamentale. La nostra gestione durerà vent’anni, con fondi di investimento che si aggirano intorno ad un milione di euro. Oggi è fruibile e ristrutturato: iniziative di beneficenza e partite piene di famiglie e bambini sono il nostro orgoglio: siamo riusciti anche in questa impresa”.

Pensiamo al campo: quali sono gli obiettivi stagionali e futuri? “Gli impegni sportivi riguardano soprattutto il settore giovanile e voglio puntare in alto. Nemmeno il Napoli ha un impianto sportivo dedicato ai giovani, noi vogliamo provarci. Il calcio ti mette davanti ad una prova del nove ogni singola settimana, quindi è difficile fare previsioni. La squadra ora ha un impegno più significativo, che ovviamente cerca di valorizzare le capacità di ogni singolo atleta. Per alcuni questo potrebbe diventare un lavoro fisso, e non più solo un hobby o uno sport occasionale”.

Premio “Per sempre Scugnizzo 2016”: quanto conta che il lavoro e l’impegno vengano riconosciuti? “Non ho mai pensato di lasciare questo progetto perché lo sento mio. Non si guarda neanche più ai numeri, né alle difficoltà di ogni giorno come ad esempio il dialogo con la pubblica amministrazione. Sono presidente di una squadra che non molla mai. Il premio in questo senso è un iniezione di fiducia, una vetrina e anche un modo per essere gratificati. Questo fa capire che non abbiamo portato avanti solo un progetto legato all’attività sportiva ma qualcosa che riesce a rendere le persone felici. Questo, per quanto è possibile, riesce a renderci ancora più soddisfatti di quello che siamo riusciti a fare finora”.

A cura di Danilo Zanghi

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