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Giovanni Maddaloni ad IamNaples.it: “La passione per le arti marziali da un film di Bruce Lee. A Scampia uccide anche l’indifferenza”

Giovanni Maddaloni ad IamNaples.it: “La passione per le arti marziali da un film di Bruce Lee. A Scampia uccide anche l’indifferenza”

Giovanni Maddaloni, maestro di Judo e fondatore del Centro Sportivo Maddaloni, è stato intervistato da Iamnaples.it per parlare di sport, impegno nel sociale ma soprattutto legalità. Ecco quanto ha dichiarato:

Come nasce la sua passione per le arti marziali?

“Sono nato e cresciuto in un quartiere popolare come quello di San Gaetano, a pochi passi da Scampia. Negli anni sessanta non era stata costruita ancora nessuna palestra: si giocava per strada, cercando di inventare ogni giorno un gioco nuovo. Allora c’era il clan dei Lo Russo, tra l’altro ancora oggi presente, e tra gli amici si facevano cose anche da bulli per dimostrare di essere il più forte e di valere qualcosa. In me però nasceva il desiderio di difendere i più deboli e così verso i quattordici anni insieme a Franco Pestorino, un mio caro amico, mi avvicinai al mondo della boxe, seguendo le orme di mio padre. Ma una sera, vedendo i film di Bruce Lee, mi piacquero talmente tanto da farmi avvicinare ad un’altra arte: il judo. A Secondigliano insieme a Enrico Bubani, il mio grandissimo maestro, mi innamorai di questo sport e del suo modo di pensare. Iniziai a praticarlo tutti i giorni e in breve divenni cintura nera”.

Qual è stato il momento in cui hai capito che non si trattava di un semplice sport?

“Quando nacque Pino. In quel momento ho capito che quello che era successo per me poteva succedere per lui e per tutte le persone intorno a me”.

I tuoi tre figli: quali le motivazioni che li hanno spinti così in alto?

“Parlavo tanto con loro di tutto: delle sofferenze, delle mete, degli obiettivi cercando di trasmettergli passione e desiderio. Il loro era di stare con me e di darmi tante soddisfazioni. Questo passo così importante ha formato il loro modo di pensare e di vincere sul campo”.

La tua straordinaria palestra, come è nata l’idea di fondarla?

“E’ stato un qualcosa di divino. Negli anni infatti mi è stato spesso proposto di andare via da Scampia, di aprirne una a Chiaiano ma io rifiutai. Volevo questa, nonostante tutte le difficoltà. Abbiamo iniziato con il percorso Maddaloni, che grazie ai finanziamenti di Benetton ha offerto servizi gratuiti per anni alle famiglie del quartiere. Alcuni si sono interessati, altri meno. Bassolino e la Meloni ci fecero arrivare finanziamenti grazie ai quali siamo riusciti a portare fuori alcuni ragazzi del tribunale minorile dei Colli Aminei, ma non è bastato. Da allora tanto vuoto”.

Scampia: un mondo di pregiudizi o la Gomorra di Saviano?

“Saviano vada via. Gli do il merito di aver attirato l’attenzione mediatica avvicinando le forze dell’ordine, ma ora sta iniziando a fare tanto rumore per diventare quello che già è: un personaggio. Adesso a Scampia la droga è stata sconfitta. Detto ciò c’è purtroppo da constatare una grande sconfitta della politica locale e non solo. La repressione è utile solo se parallelamente si creano opportunità. Prima il quartiere potava contare su grandi fabbriche e aziende: oggi non più. Un paradosso è che se prima con la droga ci lavoravano duemila persone, oggi sono disoccupate. La droga è stata combattuta, e giustamente, perché di droga si muore: ma uccide anche l’indifferenza. Nel buio totale sono emerse fortunatamente le associazioni e il prezioso aiuto delle forze dell’ordine: combattiamo contro un nuovo filone di criminalità minorile, ancora più violenta. Ho paura che saremo destinati presto a fallire”.

Quanto lo sport può influenzare i comportamenti dei giovani a rischio?

“Lo sport inteso come questione educativa, ad esempio nelle scuole, induce sicuramente al rispetto delle regole. Il problema è che non esiste. Sto cercando in tutti i modi insieme al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca di far varare una legge al Senato su questo tema. Vanno educati però anche i genitori: se una madre sapesse che i suoi figli un domani finiranno in galera, cercherebbe di evitarlo a tutti i costi. Lo sport in questo senso diventa un prezioso aiuto. Più sport nelle scuole e meno violenza. Più sport nelle scuole e meno rischi sulla salute. Lo sport è qualcosa che va oltre la singola disciplina: il saluto, la mano, il rispetto e tutto quello che si interiorizza hanno un valore universale”.

C’è mai stato un momento nella tua carriera in cui hai pensato di lasciare?

“Indietro non tornerei mai per nessun motivo, ma sono consapevole dei miei limiti. Posso portare i ragazzi a rischio nella mia palestra, ma non posso assicurare loro un lavoro. Qui vengono ragazzi rom, immigrati, con precedenti penali per tentato omicidio, estorsione e altri reati gravi. Alcuni di loro vorrebbero evadere da questa vita, ma a volte non hanno altre strade”.

I progetti per il futuro?

“A breve aprirà la cittadella dello sport a Scampia, e di questo siamo tutti contenti. Sull’abbattimento delle vele: io dico no. O almeno non in modo superficiale. Si alzerà tanto amianto nell’aria che ammazzerà i miei concittadini. Chiederemo inoltre che le assunzioni per l’abbattimento diano priorità ai cittadini di Scampia, cercando di creare nuova occupazione per il futuro”.

A cura di Danilo Zanghi.

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