Errori, lacune e sfortuna: delusione per l’esordio del Napoli al San Paolo

Una partita un po' stregata finisce 0-1, ma troppa imprecisione a centrocampo e sotto porta

TATTICA CHIEVO, RISCHI E BUONA SORTE – Il primo tempo si è sviluppato lungo la lama sottile dell’arma a doppio taglio scelta da Corini: un 4-5-1 molto arretrato in non possesso e impostato per alzarsi in fase di costruzione, con Maxi Lopez punto di riferimento avanzato. Il problema per l’allenatore veronese era però una rinuncia quasi totale dei suoi a giocare il pallone, pensando soltanto a contenere le avanzate azzurre, oggi color blue-jeans. Anche perché il Napoli ha cominciato con il solito impeto, acceso da un Hamšík che sembrava voler spaccare il mondo. Inizialmente i suoi compagni, però, hanno peccato d’imprecisione nei fraseggi, passando poi, per questo, ad una manovra più ordinata e circolare, per sprecare il meno possibile. Il Chievo si è ritrovato schiacciato per lunghi tratti, per di più mostrando una difesa piuttosto penetrabile nonostante l’atteggiamento in campo: il rischio più evidente appariva perciò il suicidio tattico. Tanto che in dodici minuti, dal 5’ al 17’, il Napoli ha collezionato senza fortuna ben cinque occasioni da gol, con rapide combinazioni fra Hamsik, Higuaìn e Insigne, mentre Callejòn è sembrato poco incisivo e avulso dalla manovra. Inler, prima di calare vistosamente, è apparso ispirato nelle aperture, mentre Jorginho arrancava da subito in movimenti confusionari. La nota più lieta è stata Marek Hamšík, molto mobile e quasi ubiquo nell’agire fra le linee, facendo da raccordo con il centrocampo.

CASTIGO MANCATO –  Il Chievo continuava a puntare su improbabili ripartenze o tiri da fermo, e al 25’ la pressione del Napoli e la scarsa qualità difensiva clivense poteva portare ad una svolta: rigore procurato e calciato da Higuaìn, ma troppa fretta di concludere, senza finta e a mezza altezza, agevolando la bella parata di Bardi. L’occasione poteva punire il Chievo, e invece ha spento un po’, come sperato da Corini, la vena del Napoli, tanto che alla mezzora Maxi Lopez ha centrato la traversa tutto solo davanti a Rafael.  Al 35’ si sono riaccesi i giocatori in blue-jeans e un gran lancio di Hamsik ha pescato tutto solo Insigne, che al volo ha sprecato ancora su Bardi. Al 45’ altra doppia occasione Higuaìn-Insigne, ma la sorte ha ancora detto di no ai padroni di casa, premiando invece le scelte in principio masochistiche di Corini, ma risultate scaltre ed efficaci all’intervallo.

RIPRESA CON BEFFA – L’inizio del secondo tempo è sembrato uno scherzo: il Napoli che riparte con la stessa decisione, Bardi che deve ancora volare su una bomba di Zúñiga, e Maxi Lopez che alla prima occasione (innescata da un’incertezza di Maggio) pesca l’angolino. Il Napoli ha reagito subito ma la risposta di Insigne, a porta spalancata, è stata un singhiozzo strozzato rispetto al grido di Lopez: interno a giro e palla alle stelle. Da qui, il Napoli ha insistito trainato dalla forza della frustrazione, producendo a dire il vero una buona qualità di manovra e giovandosi di un Hamšík in giornata di grazia, ma continuando a soffrire i metri conclusivi, anche grazie alle parate in serie di Bardi. L’ingresso di Mertens per Insigne è stato il tentativo di Benitez: a dire il vero poco convincente dal momento che Insigne è stato sì disastroso in conclusione, ma molto presente nel gioco, al contrario di Callejòn, davvero evanescente in tutto. I cambi successivi hanno solo accresciuto la confusione e la sterilità di un gioco frammentario e ormai svuotato di energie atletiche, fino al fischio finale preceduto persino da un’occasione ghiotta per il Chievo, in mezzo alle infinite parate di Bardi.

GRATTACAPI PER BENITEZ – A fine gara, qualcosa da recriminare ci può stare: il Napoli ha prodotto tantissimo ed è stato poco fortunato, perdendo una partita che, anche se riagguantata sul pari, avrebbe comunque deluso la classifica. Quel che è certo è che l’incapacità di finalizzare la mole di gioco è un difetto e va corretto, la squadra azzurra ha da lavorare. Anche le fasce difensive sono sembrate un problema del gioco napoletano: Zúñiga poco chiamato in causa dai compagni, Maggio volitivo ma con le vecchie, palesi lacune tecniche. Lascia pochi sorrisi il centrocampo, dove Inler e Jorginho sbagliano troppi appoggi e non danno ordine né velocità, e in difesa Albiol sembra gravemente fuori condizione. Il Chievo ha presentato il consueto anticalcio che in Italia ancora riesce a pagar bene, ma lo 0-1 è un passo falso che non può ripetersi anche quest’anno nel campionato del Napoli.

Lorenzo Licciardi

Tufano
Simon tech

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