Serve coraggio per mirare in alto. Rinforzi sul mercato e gerarchie elastiche

La Juventus resta di un altro pianeta ma la vita ed il calcio possono regalare sorprese

Sono convinto dall’inizio della stagione che la Juventus sia di un altro pianeta, che non sia giusto inserire il Napoli nella lotta scudetto ai ranghi di partenza. Resto della stessa convinzione ma la vita ed il calcio possono regalare delle sorprese. E’ già successo due anni fa che il Napoli superasse gli obiettivi prefissatisi: si puntava al quinto posto ma gli azzurri conquistarono la qualificazione in Champions League. Anche gli arrivi di Ruiz e Mascara a Gennaio non avevano lo spessore per rendere la rosa competitiva per la lotta scudetto con il Milan e per continuare la cavalcata in Europa League, ma rispecchiavano la volontà della società di cautelarsi per il quinto posto. Il Napoli del 2012-13 ha solo tre punti in più rispetto a quello di due anni fa. Anche i ritmi sono simili; quel Napoli accelerò a gennaio e febbraio, approfittando del crollo fisiologico delle squadre che impostano la preparazione atletica e psicologica degli ottavi di finale di Champions League. Dopo la sconfitta del 6 Gennaio contro l’Inter, il Napoli conquistò otto risultati utili consecutivi, un pareggio e sette vittorie prima di cadere nuovamente a San Siro nella sfida-scudetto contro i rossoneri, preceduta dal crollo di Villarreal.

Questo Napoli è molto più maturo, esperto ed anche migliorato complessivamente nell’organico. Non c’è più la velocità di Lavezzi, ma si può disporre della sostanza del centrocampo svizzero, di soluzioni di maggiore spessore in difesa, della classe di Insigne e soprattutto della crescita di Mazzarri più abituato ai meccanismi di gestione di una squadra di vertice.

IL VALORE DELLA VITTORIA DI PARMA-  Il successo del “Tardini” è uno di quei risultati che lascia il segno nell’economia di una stagione. Il Parma era ancora imbattuto, ha conquistato 22 punti su 31 in casa. Donadoni ha voluto giocarsi la partita schierandosi non a specchio con il 3-5-2 come si pensava alla vigilia, ma si è presentato con il 4-3-3 cercando di colpire il Napoli allargando le maglie della difesa azzurra e vincendo i duelli sugli esterni. Il piano riesce in parte, Parolo e Gobbi annullano il passo compassato di Mesto, Zuniga si fa schiacciare da Biabiany nella propria trequarti; nei primi venti minuti il Parma si rende molto pericoloso. Il Napoli, però, è una realtà costantemente in evoluzione dal punto di vista tattico; stavolta Mazzarri non ci casca e, chiuse le corsie laterali, colpisce per vie centrali con due verticalizzazioni, nate dagli assist preziosi di Dzemaili ed Insigne. Il Parma era arrivato al pareggio nel momento peggiore degli azzurri, che hanno abbassato troppo il baricentro al cospetto delle scelte di Donadoni: l’inserimento di Amauri e il passaggio al 3-4-3, tradito poi successivamente dalla sostituzione di Sansone con Benaoulane. Era Insigne a spaventare Donadoni, ma il cambio non solo non ha prodotto l’effetto di fermare il talento di Frattamaggiore, bravo ad inventarsi uno spazio nella zona centrale ma ha anche abbassato troppo il baricentro dando indirettamente fiducia al Napoli.

RADOSEVIC, I GIOVANI ED IL MERCATO- E’ ormai prossima l’ufficializzazione dell’acquisto di Josip Radosevic, centrocampista classe ’94 dell’Hajduk Spalato; un’operazione da 3,1 milioni di euro. Mazzarri l’ha definito un investimento della società, parole già ascoltate per Vargas ed Uvini. Un investimento della società significa un’operazione di prospettiva, in cui il tecnico non può entrare fino in fondo in virtù del suo contratto in scadenza a giugno che limita i ragionamenti in chiave futura. Radosevic sarebbe utile alla prima squadra per le sue caratteristiche, se dovesse confermare il valore di cui si parla e che suggerisce il costo del cartellino, ma sarà aggregato alla Primavera. Se il Milan punta su Niang, la Roma su Marquinhos, il Napoli non dovrebbe avere problemi a convincere il suo allenatore ad inserire gradualmente in prima squadra Radosevic; lo suggeriscono le logiche del calcio post-crisi.

IL -3 DALLA JUVE E LO SFORZO DI FINE GENNAIO- Anche la Juventus ha dei limiti: lo dimostra la crisi di Gennaio, dove tra campionato e Coppa Italia ha portato a casa una sola vittoria su cinque partite, contro l’Udinese. Le motivazioni principali sono due: i tanti infortuni e la preparazione compiuta per essere pronti all’appuntamento di Champions League contro il Celtic. C’è, però, un aspetto che dovrebbe preoccupare i bianconeri e dare entusiasmo al Napoli: la Juventus non ha la struttura nervosa e la tranquillità della grande squadra, alla prima difficoltà perde l’equilibrio. Conte deve rimuovere questo suo limite di gestione per acquisire una dimensione da allenatore europeo. Il Napoli deve stare alle spalle della Juventus ed approfittare del calo dei bianconeri. Lo scontro diretto, a differenza di quello contro il Milan di due anni fa, si giocherà al San Paolo e ciò cambia gli equilibri radicalmente. Tutto ciò va vissuto, però, senza pressioni, con la consapevolezza che fare il massimo aiuta gli azzurri anche in vista dell’obiettivo stagionale: la qualificazione alla prossima Champions League. Non bisogna avere, però, dei rimpianti; il mercato chiude tra pochi giorni. L’acquisto di un difensore di passo rapido e di un mediano dai piedi buoni, accompagnato dalle cessioni in prestito di Fernandez ed Uvini sarebbero le mosse per dare al tecnico finalmente una rosa senza sbavature. L’allenatore poi dovrebbe dare la marcia in più, rendendo più elastiche le proprie gerarchie. La prova incolore di Mesto e quella positiva di Dzemaili a Parma dimostrano che la svolta si ottiene tenendo i giocatori sulla corda; nessuno deve essere certo del proprio posto e tutti devono sentirsi al centro del progetto, con la possibilità in ogni partita di poter giocare da titolari. Ci sono poi i meriti da premiare; Insigne merita più spazio vista anche l’ennesima prestazione insufficiente di Pandev. Mazzarri ha condotto e vissuto con i suoi giocatori il percorso di crescita di squadra, gli manca questo step. Lo dimostra anche il caso Radosevic; un diciottenne della nazionale croata mandato in Primavera senza neanche verificare quale possa essere il suo contributo.

A cura di Ciro Troise

Tufano

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