Al San Paolo con il trucco: spuntano i finti giornalisti

Tutti allo stadio, appassionatamente. Senza biglietto, ma con il tesserino «stampa». E poco importa se poi, come è stato accertato anche di recente – all’inizio del campionato di calcio di serie A in corso – i titolari di quei «pass» giornalisti non lo sono mai stati.
L’inchiesta avviata dalla Procura di Napoli sugli ingressi disinvolti nell’impianto di Fuorigrotta con la presunta complicità di alcuni steward si arricchisce di un nuovo capitolo: quello sui falsi giornalisti. Quarantacinque, finora, le persone identificate e denunciate dai militari della Guardia di Finanza del comando provinciale di Napoli, guidato dal generale Giuseppe Grassi. Tutte persone colte sul fatto, mentre esibivano tessere che dovrebbero restare in possesso solo ed esclusivamente di chi ne ha titolo, e cioè risulta iscritto all’Ordine dei Giornalisti; o – comunque – deve essere accreditato presso l’ufficio stampa della Società Sportiva Calcio Napoli.
È una città incredibile, la nostra. Capace di inventarsi di tutto, e di osare l’inosabile pure quando – ed è questo uno dei casi – è in corso un’indagine giudiziaria che punta i riflettori su tornelli, addetti al controllo dei biglietti, bagarini e quant’altro gravita intorno al grande circo domenicale calcistico. Altrove – in un qualunque altro luogo d’Italia, d’Europa o del mondo – la consapevolezza di un’inchiesta in corso avrebbe indotto chiunque a desistere dal ripetere gli errori commessi in passato: reati gravi come il falso e la truffa. A Napoli no. Qui c’è chi si prende la libertà di rilanciare. Vediamo come.
I finanzieri che continuano a svolgere indagini su delega della Procura – l’inchiesta viene coordinata dal procuratore aggiunto Giovanni Melillo e seguita dai suoi pubblici ministeri del pool reati da stadio – hanno monitorato dall’inizio del campionato gli ingressi e i varchi già finiti nel mirino durante lo scorso anno. Scoprendo due anomalie molto gravi: la prima riguarda la «rottura» di alcuni tornelli, sempre gli stessi, sempre quelli chiusi perché ufficialmente non funzionanti. Un sistema questo, sospettano gli inquirenti, che consentirebbe ad un pugno di irriducibili stewards infedeli di «canalizzare» il flusso del pubblico, dirottando secondo logiche truffaldine verso alcuni ingressi da loro controllati le persone che sotto banco hanno sborsato somme per entrare, pur senza avere acquistato alcun biglietto.
La seconda anomalia è, volendo, ancor più grave della prima: i permessi d’ingresso riservati alla stampa falsi. Com’è possibile che siano in circolazione? E chi li distribuisce? E, ancora, in cambio di che cosa? Un fatto è certo: nessuno dei portatori di quei «pass» risultava essere giornalista. Tra i denunciati figurano studenti, alcuni disoccupati, e persino un pasticciere.
Qui il sospetto che prende corpo è che il business venga gestito abilmente da una vera e propria associazione a delinquere capace di smistare i preziosi tagliandi che vengono indossati ed esibiti agli ingressi, e che poi si affida a qualcuno che smista altrove – per intenderci, non nel settore riservato alla stampa dove prendono posto invece i veri giornalisti – i «portoghesi». Se anche dietro questo traffico illecito di falsi permessi ci sia lo zampino di qualche infedele e spregiudicato addetto al controllo dei varchi, saranno gli sviluppi investigativi a dimostrarlo. Un fatto è certo. L’indagine avviata dopo le denunce del «Mattino» è arrivata ad un punto cruciale e confermerebbe la persistenza di un malcostume che va ad aggravare la situazione in cui la società presieduta da Aurelio De Laurentiis, è bene ricordarlo, è e resta parte lesa.

 

La Redazione

A.S.

Fonte: Il Mattino

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