Amarcord- “Cagliari-Napoli, quando Fonseca infiammava il Sant’Elia…”

 

Il Cagliari e il Napoli sono le uniche squadre del sud Italia ad aver mai vinto lo scudetto (volendo escludere per ovvi motivi da questo computo le due compagini capitoline). Questa incredibile osservazione descrive in parte la grossa disparità geografica che divide il calcio italiano (e, ahinoi, non solo quello!) ma non è la causa di quella che negli ultimi due decenni va affermandosi come una delle più forti e sentite rivalità del nostro campionato.

Ribadendo con forza la mia personale distanza e poca comprensione verso atteggiamenti che vanno ben oltre il “colore” e lo sfottò e sfociano spesso nell’odiosa discriminazione tra pari, intendo ricostruire e fare un po’ di chiarezza sulla nascita e il divampare di questa rivalità. Leggendo i racconti e i comment dei tifosi ho riscontrato però un po’ di confusione. Molti datano la nascita di tanta acredine al 15 giugno 1997, giorno dello spareggio per la permanenza in serie A tra Cagliari e Piacenza sul campo neutro di Napoli (partita segnata da eventi stigmatizzabili sulla quale tornerò e proverò a far chiarezza). In realtà la “disamistade”(giusto per citare un genovese che tanto amò la Sardegna e ha insegnato fratellanza tra e per gli ultimi) tra cagliaritani e partenopei è nata qualche anno prima ed è segnata, suo malgrado, dal nome di Daniel Fonseca. Il 6 dicembre 1992 l’attaccante uruguaiano tornava allo Stadio Sant’Elia da avversario con la maglia del Napoli, dopo due stagioni più che convincenti col Cagliari nelle quali aveva realizzato 17 reti e fatto innamorare i tifosi sardi. Tanta passione trasformatasi in cieca gelosia al passaggio di Fonseca al Napoli di Ferlaino.

Gelosia che si sostanziò in un’accoglienza tutt’altro che riconoscente da parte del tifo rossoblù che destinò all’ex idolo fischi assordanti ad ogni tocco di palla. La tensione dagli spalti passò rapidamente al campo e, complice una direzione di gara inadeguata da parte di Cinciripini, si tradusse in una gara nervosa e segnata da discutibili scelte arbitrali. Le espulsioni proprio di Fonseca – per doppia ammonizione dopo le proteste per un presunto fallo in area ai suoi danni di Firicano (il fallo sembrava esserci stato, nda) – e di Careca per un fallo di reazione su Festa indirizzarono la partita a favore del Cagliari che segnò la rete del definitivo uno a zero con Francescoli.

La vendetta (sportiva), si sa, va servita fredda e Fonseca dovette attendere un anno per poterla consumare. Al ritorno in terra sarda l’attaccante uruguaiano, a differenza dell’anno precedente, sfoggiò una prestazione di alto livello suggellata da una splendida doppietta che fece pendere la partita dalla parte del Napoli. Unico neo, e benzina sul fuoco della rivalità tra le due squadre, il gesto dell’ombrello all’indirizzo della curva dei tifosi del Cagliari con cui Fonseca festeggiò la prima marcatura. Un’imperdonabile leggerezza per un giocatore che l’anno precedente, pur sommerso dai fischi, era uscito dal campo applaudendo la sua ex tifoseria.

Dopo anni di gare combattute e risultati altalenanti, si arrivò al fatidico giorno dello spareggio per evitare la retrocessione in serie B che vide Piacenza e Cagliari affrontarsi proprio allo stadio San Paolo, una designazione che fatico, pur volendo, a comprendere. I racconti intorno a quella partita sono molteplici e spesso discordanti. I tifosi del Cagliari ancora oggi accusano quelli partenopei, non solo di aver tifato per la squadra piacentina (guidata in panchina da Bortolo Mutti che, all’epoca, aveva già firmato per il Napoli), ma anche di averli attaccato – con la compiacenza della polizia – picchiando anche donne e bambini. La presenza di Mutti sulla panchina della compagine emiliana (con tutto il rispetto per il tecnico) appare una circostanza un po’ debole per credere che per tale motivo i napoletani tifassero Piacenza.

Tale circostanza non trova riscontro in nessuna fonte dell’epoca. Ad una ricostruzione più attendibile risulta che vi furono scontri tra le due tifoserie già all’arrivo dei cagliaritani al porto di Napoli (un accoltellato lieve e diversi contusi il bilancio) e cariche della polizia nella curva destinata ai tifosi rossoblu nello stadio San Paolo.

Da allora l’astio si è fatto sempre più feroce e ha dato linfa ad i più bassi istinti di quanti , a torto, si definiscono tifosi di Napoli e Cagliari, pur macchiandosi di atti che con il calcio ed il tifo nulla hanno a che fare. L’ignoranza genera ignoranza e dà vita a grottesche lotte tra poveri. Fortunatamente sia il Cagliari che il Napoli possono fregiarsi di tifoserie appassionate che dimostrano il proprio amore partecipando con passione, nel bene e nel male, alle sorti della squadra per cui tifano.

Sperando di non abusare di una citazione troppo alta per una questione tanto piccola, chiudo il mio ricordo regalandovi le parole che quel genovese (Fabrizio De Andrè, nda) dallo sguardo triste scrisse parlando d’inimicizia:

 “che la disamistade si oppone alla nostra sventura questa corsa del tempo a sparigliare destini e fortuna, che fanno queste anime davanti alla chiesa, questa gente divisa, questa storia sospesa…”

 

Pompilio Salerno

 Di seguito alcuni video che ricostruiscono il mio racconto:

 

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