“Amarcord”- Milan-Napoli, quando Diego incantava il Meazza

Il ricordo dell'ultimo successo a San Siro contro il Milan

I momenti di crisi sono quelli di maggiore sofferenza, nel calcio come — in modo più serio – nella vita, ma sono anche l’occasione per un mutamento radicale e positivo della realtà, a patto che vi siano delle idee forti e il tempo a disposizione perché questa “rivoluzione” prenda corpo. Condizioni di cui il calcio moderno appare molto carente, abile a fagocitare tutto nel vortice della polemica fine a se stessa e ammalato di un’ansia bulimica di successi, resi più difficili da questa stessa impazienza.

Il Napoli vive un momento di crisi di gioco e di risultati – il primo da quando Mazzarri siede sulla panchina azzurra – che assomiglia sempre più ad un bivio che dovrà dire se l’allenatore toscano sarà in grado di superarla, rilanciando il Napoli verso un rango superiore nelle gerarchie del calcio italiano ed europeo, o se il rapporto tra il Napoli ed il suo attuale allenatore è destinato ad interrompersi a fine stagione.

Quello del calcio nostrano è un mondo umorale in cui tutto cambia rapidamente ed in cui, spesso, una vittoria insperata può sovvertire giudizi e punti di vista. Grossa parte delle difficoltà che il Napoli sta trovando in questa stagione nascono dall’incapacità di vincere quando gode di tutti i favori del pronostico, di avere la meglio su squadre meno attrezzate. Sotto questo punto di vista, la partita di oggi contro il Milan rappresenta un’occasione irripetibile. Per le vicissitudini che vive il Napoli e per i valori che il campionato sta esprimendo, la squadra di Mazzarri non ha nulla da perdere. Liberata dall’obbligo di fare la partita il Napoli potrà riprendere a godere di maggiori spazi di manovra e di provare ad avvalersi nuovamente delle proprie micidiali ripartenze. Di contro, affrontare il Milan ferito dalla sconfitta rimediata mercoledì dalla Lazio ed in cerca di riscatto non sarà affatto semplice. La presenza tra le fila rossonere di calciatori del valore di Ibrahimovic renderà molto difficile nascondere le difficoltà “strutturali” della squadra partenopea e il momento di flessione di alcuni uomini chiave nei disegni tattici di Mazzarri. L’unica possibilità per il Napoli di uscire con  dei punti dal Meazza è quella di giocare su ritmi alti, provando a soffocare il fraseggio dei milanisti con un pressing corale e continuo sui portatori di palla. Nel caso in cui gli azzurri non vi riuscissero, dovranno appellarsi al colpo di genio di uno dei propri “gioielli”. Sono proprio loro gli uomini che si devono far carico delle sorti della squadra in questa delicata fase del campionato. Dalle geometrie di Inler, gli inserimenti di Hamsik ed i goal di Cavani passano le speranze azzurre. Chi più di altri, però, in questo momento pare avere tra le mani e tra i piedi i destini del Napoli è Ezequiel Lavezzi. Per fascino immaginario e capacità tecniche, il piccolo folletto argentino è il solo calciatore che può creare uno scossone nel carattere dei suoi compagni, ridestare quella rabbia agonistica che è da sempre segno distintivo del Napoli di Mazzarri.
Sul carisma e sulle capacità dell’argentino si basano le speranze dei tifosi napoletani di uscire dallo stadio meneghino con dipinta sul volto la gioia per aver espugnato uno dei tempi del calcio italiano. La stessa gioia che venticinque anni fa seppe regalare ai tifosi del Napoli un altro argentino che con Napoli ha vissuto un amore non ancora svanito. Lavezzi non è Maradona, e non gli si chiede di emulare sul campo il più forte calciatore della storia del Napoli, se non per il carattere, per quell’innata capacità di non sentirsi mai sconfitto in partenza, di sentirsi partecipe con i tifosi delle stesse gioie e degli stessi dispiaceri.

Su quel carattere il Napoli di Maradona gettò le basi per il periodo più florido della propria storia. Allo stesso carattere oggi devono attingere Lavezzi e compagni per continuare nel graduale processo di crescita che deve portare la società  ad affermarsi stabilmente nell’elite del calcio italiano.

Il 13 Aprile 1986 il Napoli vinse per due a uno in casa del Milan del nuovo presidente Silvio Berlusconi, garantendosi il terzo posto finale in campionato e creando le premesse per la conquista dello storico scudetto della stagione seguente, segnarono Giordano e lo stesso Maradona che realizzò con uno splendido tocco dal limite dell’area. Quella fu l’ultima vittoria al Meazza con il Milan; a Lavezzi e compagni spetta l’arduo compito di interrompere questa lunga attesa, a Mazzarri quello di compiere finalmente la sua “rivoluzione”.
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