Behrami e Insigne: “Napoli, eccoci!”

Niente fronzoli e ricami al Napoli ora servono uomini “duri”; in attesa dei bianconeri gli azzurri mettono in campo la grinta

Sarà d’acciaio: perché s’è piegato, mica s’è spezzato, mentre intorno le espressioni appesantite lasciavano trasparire preoccupazione. Sarà ignifugo: perché le fiamme che pure s’avvertono l’hanno lasciato indifferente, raccolto in quella sobrietà d’una vita da mediano, la classe operaia che insegue il Paradiso per tenerselo stretto e non mollarlo. Sarà Behrami, ovviamente: perché quando il gioco si fa duro, i «duri» sanno come mettersi a giocare e dove farlo, evitando i fronzoli e qualche ricamo, andando a cercare il tackle decisivo per spaccare in due la malinconia che regna sovrana all’indomani d’uno 0-3 bruciante. Sarà stato tutto sbagliato però non è assolutamente un Napoli da rifare: non esattamente nel bel mezzo del campo, in quel cantone svizzero in cui la coppia perfetta – sancita dalle statistiche – è composta da Inler e al suo fianco da Behrami, un trapano in servizio permanente che in ventuno partite (venti da titolare) è andato a scavare palloni ovunque, ne ha recuperati novantaquattro e ne ha sciupati appena il dieci per cento di quelli governati.

TESTA E CUORE – E’ il momento della verità, perché in due settimane ci si gioca ciò che resta di una stagione intera: e la Sampdoria oggi e poi l’Udinese tra otto giorni, dovranno introdurre al gran gala con la Vecchia Signora, una notte assolutamente speciale da preparare con cura. E’ un pomeriggio in cui trucco c’è e si avverte: è nascosto in quella Sampdoria che Delio Rossi ha ricostruito con autorevolezza, infondendole le certezze che hanno spinto i blucerchiati a vincere in casa della Juventus e poi di resistere a Marassi con il Milan, prima di suonarle alla Roma in maniera netta e perentoria ribadendo che si può anche essere piccoli (in classifica) e contemporaneamente grandi (nelle prestazioni più recenti). Dentro Behrami, con i suoi muscoli e il suo agonismo, con la sua capacità di soffrire e l’umiltà di chi vede l’orizzonte in bianco e nero e però lo vuole trasformare a colori.

Fonte: Il Corriere dello Sport

La Redazione

M.V.

Tufano

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