Carrera al veleno: “Dovremo stare attenti a Behrami. Mazzarri? Lo si elogia tanto, ma…”

Carrera al veleno: “Dovremo stare attenti a Behrami. Mazzarri? Lo si elogia tanto, ma…”

La vita (ri)comincia a 48 anni: e su quella panca consegnatagli di buon’ora, portar con sé centosessantasei partite da calciatore in bianco & nero aiuterà eccome per riprender colore, per lasciarsi alle spalle «l’emozione» di Salerno, per ragionare di suo e però attraverso i pensieri ereditati da Conte. La prima volta non si scorda mai: e se il debutto da allenatore avviene a Pechino, in Juventus-Napoli, la finale di Supercoppa, sarà impossibile (un giorno) dimenticare qualsiasi passaggio d’una settimana attraversata passeggiando al fianco d’un amico destinato al «confino» e però sempre il leader cui far capo: «Dopo tanti anni di calcio, non posso aver paura: e poi qui c’è un gruppo di uomini veri, eventualmente mi aiuteranno loro. Antonio non m’ha detto niente, perché è un anno che lavoro con lui e quindi so cosa vuole. Io darò qualche consiglio ai calciatori vicini alla panchina, ma in campo emergerà il lavoro svolto da Conte – in settimana – normalmente». 

 

IL PIGLIO DEL DEB– E allora, Carrera: come s’era intuito nel corso d’una settimana cominciata a Salerno ritrovandosi accomodato sullo scranno già lasciato in eredità da Conte; come s’è scoperto – ufficialmente – tra le nuvole di smog di Pechino, nelle quali c’erano pure i veleni d’una Juventus combattuta tra la felicità per aver «riavuto» Bonucci e Pepe e l’amarezza per aver perso la propria guida, ormai consegnata a quel (quasi) cinquantenne che non invecchia mai: «Non ho ancora deciso cosa dirò alla squadra, penso che certe cose maturino in quei momenti, quando scorgi l’espressione della squadra, quando cogli l’atmosfera. Vedremo nello spogliatoio». 

 

SUBITO ALL’ATTACCO- Il tempo sfila via ed è inutile, dunque, impantanarsi nel nulla: Juventus-Napoli comincerà tra un niente e sarà (anche) la partita di Massimo Carrera, un battesimo di fuoco che viene reso incandescente in una vigilia costruita (pure) psicologicamente ed entrando con malizia su Mazzarri per mostrare che la concretezza è rimasta quella della gioventù da calciatore: «Per battere il Napoli servono motivazioni forti. E poi bisognerà essere concentrati dal primo all’ultimo minuto e fare molta attenzione alle loro ripartenze, agli inserimenti dei centrocampisti, soprattutto a quelli di Behrami, che ha tanta forza fisica. So che Mazzarri s’è soffermato in questi giorni sulla capacità di esprimersi così bene con la difesa a tre, tanto da diventare un modello: se è così, non vedo perché debba scomodare due suoi uomini per mandarli a spiare gli allenamenti della Juve». Si comincia, ma sono schermaglie dialettiche, forse la tentazione di incidere provando (eventualmente) a scoprire qualche nervo scoperto: è una sottilissima sfida fondata sui particolari, sui dettagli, sugli episodi (e anche sulla difesa a tre).
VIA LA PAURA– E’ un modo, chissà, per infilare un altro po’ di peperoncino sul match, o magari un gesto per caricar se stesso, evitando d’entrare in punta di piedi in quel mondo che ora va osservato da bordo campo: «Mi chiedete se sono preoccupato e io posso solo rispondere: sfido chiunque a non esserlo, siederò sulla panchina della squadra campione d’Italia. Però poi aggiungo anche: si parla di calcio e ci sto dentro da quaranta anni». Sarà Juventus o Napoli: una serata in cui andare al Massimo.

 

Fonte: Corriere dello Sport

La Redazione

A.F.

 

 


La redazione di IamNaples.it

Calcio Napoli e altre news



SCARICA ORA LA NOSTRA APP!

app iamnaples apple

app iamnaples google