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Italo Cucci: “Ecco l’urlo dei tenori”

Da urlo. Un urlo che riempie la notte e atterrisce i rivali. Dio che Napoli, che festa, che intesa di uomini e di campioni. E hanno anche sofferto, eccome. È il valore aggiunto di una vittoria grandiosa perché ottenuta a spese di un avversario degno, un Chelsea coraggioso al punto di andare in vantaggio anche se dovevano sapere che la provocazione avrebbe risvegliato i migliori istinti degli azzurri: la fame, la rabbia, la passione, la bravura che nelle prime fasi del gioco erano celate e confuse con il nervosismo e l’inesperienza. Alla faccia di chi straparla dello strapotente calcio d’Albione, il Napoli ha già piegato due fra le più grandi squadre d’Inghilterra, il City che va a vincere la League, il Chelsea imbottito di euromiliardi e campioni. Mica male, per l’esordiente col mandolino trattato da molti critici come una curiosità: ribadirò fino alla noia che questo Napoli avrebbe meritato di lottare per lo scudetto. Mi auguro che il successo di iersera non gli dia alla testa e semmai ali ai piedi per recuperare tutto il tempo perduto. M’è piaciuto, il Napoli, perché ha badato al concreto e poco, molto poco allo spettacolo: un Napoli mazzarriano, come avevo sperato. Solo nella fattura dei gol vedevi lampi di genio, perché i miei tenori non sanno essere banali; e infatti nascevano improvvisi, fulminanti, preparati al piccolo trotto o con larghi giri provocati da Gargano, da Inler, finalmente, da un Hamsik da medaglia d’oro, e così esplodevano in faccia all’allibito Cech. Mentre la difesa, tradita da una distrazione di Cannavaro, recuperava in fretta la sicurezza. Una prova di maturità, poco spazio ai reclamizzati sentimenti dei poveri: solo l’espressione folle del PochoGol, la rabbia dipinta sulla faccia di Cavani, la disillusione del bambino Marekiaro quando s’è mangiato il gol restano a dire di una compagine sentimentale; per me, ribadiasco, una macchina da guerra. L’avevo già scritto dopo il successo netto in casa della Fiorentina, non posso che ripetermi. Sapevo che prima o poi qualcosa doveva cambiare e non voglio pensare che quel periodo buio in campionato sia stato figlio di una concentrazione massima sulla Champions League. Anche se fosse devo fare i complimenti al preparatore e a Mazzarri. Hanno fatto un gran lavoro, questa è una squadra che corre a mille e arriva sempre prima dell’avversario sul pallone. Non capita spesso, al vostro cronista, di esaltarsi e cercare di raccontar la storia col freno a mano, per non sembrare sciocco: e tuttavia mi vedo e mi rivedo quei gol, Lavezzi, Cavani, Lavezzi, come se fossi un neofita conquistato dal calciomagìa. Questa coppia tutta sudamericana provoca emozioni uniche, fa vivere serate indimenticabili che fino a qualche anno fa erano impensabili. Noi tutti vedevamo il Chelsea giocare in Champions e vincere in Premier e ci chiedavamo se un giorno avessimo avuto il piacere di incontrarlo anche in amichevole. Invece lo abbiamo affrontato in Coppacampioni e l’abbiamo sconfitto in modo egregio e meritatamente. È così che una banale partita di uno svalutato torneo continentale torna ad essere Coppa dei Campioni.

Fonte: Il Roma.net

La Redazione

M.V.

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