Qualcuno dica a Torino che “Oje vita mia” si scrive così…

Allo Juventus Stadium, i tifosi bianconeri hanno “intonato” “Oje vita mia”. Fossi stato uno dei 10mila napoletani presenti a Torino, mi sarei unito al coro, conscio del fatto che quel sarcasmo rattorpato presenta radici profonde, assenze e vuoti incolmabili.  A fine partita, l’improvvisazione bianconera colpiva a fondo, nell’identità più pura del tifoso juventino. Come un boomerang, l’offesa infieriva sul capo del mittente, senza pietà o vergogna. Senza che questi potessero accorgersi dell’atto profondamente autolesionista. Già, identità, questa sconosciuta. Di contro, io avrei cantato la mia gloria dando un senso compiuto a queste note. Avrei cantato la dignità della mia gente, il legame viscerale, quasi ossessivo – con la mia terra, con il tufo, con le pareti umide di questo universo a cielo aperto chiamato Napoli. Quell’inscindibile cordone ombelicale, quella realizzazione personale ed emotiva che uno juventino non potrà mai provare. Ma tant’è. Ci volevano sfottere, e invece, hanno lucidato la nostra bacheca culturale, che non conterà di certo ventinove ‘più che discussi’ scudetti (o presunti tali visti i fatti di Calciopoli), ma che ci confina in una dimensione umana di raro spessore storico culturale. Quanta tristezza nel vedere colleghi che si fregiano del titolo di giornalista,  rispondendo a tono e usando contestualmente registri linguistici poco degni di questa categoria. Qui si travalica l’aspetto sportivo, si sfocia nel pudore e nella incoscienza di chi riesce a sopprimere senza vergogna ogni riferimento deontologico che il tesserino (oltrechè la coscienza) impone.   Qualcuno li definisce “ultras”, altri – forse con ragione – sostengono che l’appellativo li rivesta di una dignità che non meritano. Il Napoli si è lasciato travolgere dall’impeto, dalla fame vorace di una Juventus che vuole riprendere il suo posticino al tavolo delle grandi d’Europa. Un Napoli abulico, senza nerbo, timoroso e privo di idee ha prestato il fianco agli avversari, che hanno saputo infierire. Come si conviene. Non solo sul rettangolo verde, a quanto pare. Poco risalto mediatico nei confronti di quegli episodi di violenza che si sono consumati all’esterno e all’interno (vedi insulti razzisti) del nuovissimo impianto piemontese. Non sono poche le testimonianze di aggressioni perpetrate da pseudo-sostenitori bianconeri ai danni di tifosi partenopei, increduli e atterriti dalle profuse vessazioni. Così come racconta Rosario Savarese, presidente del Napoli Club Meta, “Siamo stati pesantemente aggrediti da un gruppo nutrito di pseudo sostenitori della Juventus. Quando eravamo all’esterno dello stadio, ci hanno notati ed hanno puntato dritto verso l’ingresso del settore ospiti. Non una volante della polizia a difenderci. Ci hanno aggredito con bottiglie di vetro, senza curarsi del fatto che con noi c’erano anche donne e bambini, in un evidente stato di choc!”. Per non parlare degli epiteti razzisti e degli striscioni esibiti da alcune “teste calde”. Tutto tace in questa sorta di perpetuo vilipendio della “napoletanità”. Si va oltre lo sport, oltre la sconfitta sul campo (sacrosanta). Ah, qualcuno dica a “Tuttosport” che “Ohi” vita mia non si scrive in questo modo… Occhio, se proprio dovete copiarci, fatelo per bene.

di Giovanni Ibello

 

Tufano

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