Scopriamo il talento di Alexis Ferrante

Ferrante non trema. Infila la maglia nei pantaloncini, aggiusta i calzettoni, fa passare le stringhe sotto la suola delle scarpe. Entra l’arbitro per l’appello. Ferrante, 16, grazie. Non trema. E’ da questi particolari che si giudica un giocatore, mica dal coraggio, dall’altruismo eccetera.
Un giocatore lo vedi dalle gambe: tremano quelle dei pivelli, sono salde quelle di chi ha personalità per esordire tra i professionisti a sedici anni, sono salde quelle di chi entra in campo e pochi minuti dopo si fa buttare fuori per recuperare un pallone inutile. E’ successo qualche settimana fa con la Triestina. Alexis Ferrante gioca per la prima volta titolare. E’ il migliore in campo, corre, si sbatte più degli altri, ma al 25′ del secondo tempo entra in ritardo su un avversario e viene espulso. Qualunque telecronista avrebbe parlato di ingenuità legata alle giovane età e altre fesserie simili, i tifosi del Piacenza capiscono al volo e lo applaudono mentre Alexis si toglie la maglia e lascia il campo a testa bassa. Il Piacenza era sotto di due gol, quell’entrata scomposta era un modo per far capire agli altri – vecchi giocatori con decine di campionati alle spalle – che la gamba non si tira indietro neppure se la partita è segnata. E’ carattere, personalità. Gomiti alti e gambe salde.

Ferrante è nato il 17 giugno 1995. E’ nato a Buenos Aires, in Argentina. Le vicissitudini societarie del Piacenza e la mancanza di fondi per acquistare attaccanti oltre a Simone Guerra gli hanno dato la possibilità di entrare nel giro della prima squadra. Massimo Cerri è un allenatore che ha poca voglia di parlare. In passato ha guidato la Primavera biancorossa e all’inizio di quest’estate ha traghettato la prima squadra durante il ritiro prima dell’arrivo di Francesco Monaco. Cerri lavora sul campo e parla poco. Il Piacenza è una squadra di ragazzini, a tirare il gruppo ci sono alcuni reduci della retrocessione dell’anno prima come Guzman, Guerra e Cassano. Il resto sono giovani che provengono dalla Primavera o rientrati dai vari prestiti. Ferrante si trova lì e Cerri gli dà l’opportunità di esordire in prima squadra nelle amichevoli estive. Entra nel secondo tempo, alza i gomiti e si fa rispettare da difensori sgamati che sanno come intimorire un ragazzino. Segna qualche gol, ha fisico e piedi buoni, corre e viene incontro. Inizia il campionato e Ferrante entra spesso, fino all’espulsione di Guerra, il centravanti titolare, con l’Andria. La partita seguente è con la Triestina. Ferrante infila la maglia nei pantaloncini, aggiusta i calzettoni e ringrazia l’arbitro durante l’appello. Non trema. Poi esce dal tunnel degli spogliatoi e stavolta prende la via del campo anziché quella della panchina.

Il primo gol ufficiale arriva in Coppa Italia con l’Alessandria. Il Piacenza vince grazie alla rete decisiva di Simone Palermo e passa il turno. In ambito societario succede di tutto, i giocatori mettono in mora la società e si comincia a parlare di mercato con largo anticipo. Il nome di Ferrante viene accostato alla Fiorentina. Pantaleo Corvino ha un occhio esperto e ci prova subito, ma sembrano semplici indiscrezioni. Giorni dopo si parla addirittura di un interesse del Manchester City, che avrebbe qualche petroldollaro da investire su Ferrante. Si parla di una proposta vera e propria per convincere l’attaccante di origine argentina a visitare il centro tecnico dei Citizens. Si apre la sessione invernale del mercato e salta fuori il Napoli. Il diesse Riccardo Bigon ci prova e pare piuttosto convinto, l’idea è quella di acquistare Ferrante e di aggregarlo alla squadra che parteciperà al Torneo di Viareggio. Stavolta è più di un’indiscrezione: il Napoli ha intenzioni serie e presto potrebbe formulare l’offerta giusta. Nel frattempo Ferrante è entrato nel giro della Nazionale italiana Under 17 di Zoratto, sulla sua bacheca Facebook gli amici argentini scrivono cose come «convocado de nuevo con la nacional, te aguramos todo lo major». Le voci girano, qualcuno parla anche di un interesse della Juve. Ferrante continua a giocare a pallone, arriva al campo col borsone in spalla e alza i gomiti in area di rigore. E’ da questi particolari che si giudica un centravanti.

 

Fonte: generazioneditalenti.com
La Redazione
C.T.

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