Tony Iavarone: “Frenati in campionato, di slancio in Europa”

Il calendario, dalla Fiorentina in poi, non era proibitivo. La verità è che il Napoli deve ancora trovare la fisionomia giusta. La difficoltà dipende dall’avvio di campionato, dagli impegni della Champions e dalle seconde linee che non posseggono lo spessore tecnico dei titolari. E allora, Mazzarri, che dal campo riceve riprove ormai ogni tre giorni, aggiusta, rattoppa, incerotta e porta a casa punti alla meglio. Certo, chi non vede di buon occhio i metodi del tecnico può replicare: non ci voleva molto. In realtà l’allenatore, pur senza effettuare rivoluzioni come quella di Verona, ha ottenuto un ragguardevole rendimento da pedine – quali Zuniga, Gargano, Aronica – da cui non si attendevano miracoli. Eppure gli ultimi due, l’estate scorsa, sembravano sul punto di cambiare casacca: ed era prevedibile che l’uruguaiano, in particolare, facesse ancora comodo.
Detto che il pareggio di ieri non serve a risalire la corrente, è assurdo pensare che d’improvviso sia sopraggiunto un periodo grigio. E, quand’anche si riuscisse ad invertire la tendenza dei punteggi, bisognerebbe incidere sui problemi di gioco. Nel senso che, se la Champions spreme molte energie, il Napoli è ancora ben lontano dal trovare i rimedi. Mazzarri a Cagliari ha cercato alternative: Dzemaili lo ha deluso, meglio con Inler. Gli sarà spiaciuto anche il primo tempo degli azzurri, confusi come già col Parma. Qualche progresso – tutt’altro che eccezionale – nel secondo tempo: più gioco, più corsa. Gli azzurri potevano anche vincere (Santana ha sprecato, già nella prima frazione di gara, una netta occasione), ma è pur vero che il Cagliari è stato molto pericoloso. Il Napoli ha di nuovo pagato lo scarso peso in attacco: spruzzi di borotalco più che incursioni in area. Cavani sembra offuscato da un malessere interno che non si riesce a diagnosticare, o forse è semplicemente stanco, come tanti dei più attesi protagonisti. Altri sono fermi per infortunio (Pandev, Britos). Giocare troppo logora e d’altra parte siamo al discorso del cane che si morde la coda: più sei un calciatore celebrato, e Cavani lo è, più ti vogliono e più devi giocare, anche a costo di farlo male. Al Matador s’aggiunge Lavezzi: la stanchezza comincia a farsi sentire (ieri più nervi, irato il gesto dopo la sostituzione). L’importante è che questo nervosismo non sia contagioso.
Dunque, quarto posto e un impegno terribile fra tre giorni: l’Udinese. Il Napoli per ora in campionato passa la mano. Cercasi leader per il torneo senza padroni. Guardando la classifica, questo è quanto offre il calcio italiano. Dalle quattro formazioni in testa giunge una frenata generale: pareggi su pareggi, vincono solo Lazio e Udinese che sveltisce il passo. Sette squadre in quattro punti, il ruolo di favorita non sembra interessare molto, meglio restare acquattati nel gruppo. Nel ciclismo è prova di sportività aspettare che rientri chi è caduto. Nel calcio se nessuno va in fuga significa che non può. O meglio, che vorrebbe ma non può. Vero Napoli?

La Redazione

A.S.

Tony Iavarone per Il Mattino

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