Vargas: “Il Napoli mi farà crescere”

La voglia matta cresce, cresce, cresce: e in quel cervello che ora frulla idee a getto continuo, c’è una e una sola tentazione. «Voglio avere successo» . Trentacinque giorni per accorgersi ch’è tutto vero, che ciò che si racconta in giro ha più d’un fondo di verità, che qui è dura, difficile, complicato, che questo calcio è (assai) lontano dal Cile e (forse) anche dal Sud America in generale: italians do it better, firmato Eduardo Vargas.

 

PALLONE D’ARGENTO – Oltre il Siena, c’è ancora mezzo campionato da giocare, e poi c’è la Champions, e poi c’è questa Napoli da conquistare. Oltre il Siena, e un ritorno ancor tutto da vivere, c’è Eduardo Vargas, con i suoi undici milioni di buoni motivi per conquistare (calcisticamente) un Paese, c’è il desiderio folle (folle?) d’un ragazzo che s’è confessato in patria, a TVN, dopo un mese d’Italia: «E’ un po’ complicato, perché non conosco la lingua e Mazzarri mi ha spiegato che avrò bisogno di adattarmi. Qui il calcio è molto fisico, non c’è un momento di sollievo e gli avversari, confesso, sono molto forti, assai più che in Cile». 


IO E IL POCHO – Oltre il Siena, c’è un talento da svezzare: e in quel vice pallone d’oro sudamericano, strappato alla concorrenza di mezza Europa a vagonate di euro, c’è anche un fenomeno che implode, nell’attesa dell’esplosione autentica, favorita da un parterre di fuoriclasse dai quali si può solo imparare. «La mia fortuna, va detto, è la presenza di tanti sudamericani, che mi stanno aiutando a capire cosa chiede il tecnico e quali siano le attese della città. Loro sono buoni con me e di grande sostegno, anche se… soffro di come parlano di noi cileni». 


LEZIONI DI ITALIANO – Scuola di calcio e però non solo, perché il Vargas sbarcato il 5 gennaio a Fiumicino ha deciso di non perder tempo e di studiare, per rimuovere ogni impedimento, per calarsi in fretta in quella realtà così distante da lui. «Voglio avere successo in Italia, anche se ho sentito dire che avrei il desiderio di tornare alla Universidad. No, è giusto che stia qui, che capisca, che comprenda, che impari. E’ vero che mi mancano i miei amici, stare con loro e sperimentare tutto ciò che riguarda il computer. Però ho fatto una scelta, sono appena arrivato e sono orgoglioso: voglio affermarmi qui in Italia, con il Napoli». 


DIRETTA DA SIENA – Oltre Siena, collegata in diretta via Internet con il Cile per sapere eventualmente di Edu, della sua serata, del suo Napoli, c’è un Vargas che va incontro all’Italia per presentarsi a modo suo, con le credenziali d’un fenomeno che ha incantato il Sud America, e con l’ambizione d’un giovanotto con le idee chiarissime su quest’Europa afferrata dalla porta principale: «Quando si gioca qui è diverso, il calcio italiano – e anche quello spagnolo – sono seguiti da chiunque, se fai bene finisci per essere notato, è una finestra sul mondo». 


DATEMI TEMPO – Un mese è un dettaglio, uno spazio ristrettisimo per avvicinarsi all’italiano, alla cultura (anche calcistica), alle abitudini, all’alimentazione e soprattutto agli schemi: «Qui sono forti». Ma oltre Siena, c’è pure Vargas.
SIENA – Mica facile, adesso: però si deve anche saper scegliere, ignorando i precedenti. Verona, 21 settembre 2011, tre giorni dopo il Milan, tre giorni prima della Fiorentina, a sette di distanza dal pareggio di Manchester, il Chievo diventa l’occasione per lanciarsi in un mischione e far la rivoluzione. Fuori in sette, con Aronica trasformato in centrale difensivo: altro che turn-over, fu ribaltone. Il passato che ritorna eccolo qua, lunedì sera, chissà se ci sarà neve, ma che fa: a quattro giorni dalla semifinale di coppa Italia a Siena, a quattro giorni (ovviamente) dalla Fiorentina e, soprattutto, a otto dal Chelsea, la madre di tutte le partite – e stavolta senza che ci siano matrigne in giro – qualcosa bisogna inventarsi.

Mazzarri ci prova: al «Franchi» ha mandato in panchina Lavezzi in avvio, una scossa (?), e contro il Chievo non si scappa, si riparte dal pocho, per tenerlo bello pronto non solo per Firenze ma anche per i blues. Poi sarà tutto da vedere: senza Cannavaro, squalificato, dietro c’è spazio di nuovo per Britos, magari stavolta da centrale, e per far tirare il fiato a Campagnaro, può darsi che anche Fernandez abbia la sua chances. L’importante, stavolta, sarà non esagerare: allora, Dossena ha riposato e può riprendersi la sua corsia di sinistra, magari con Zuniga a destra; e in mezzo, tocca ad Inler, da recuperare un po’ alla volta. Ma manca ancora troppo tempo, maledizione: mica facile!

Fonte: Corriere dello Sport

La Redazione

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