Dino Meneghin: «Piccolo miracolo a Napoli: basket rinato»

Il desiderio di portare la Nazionale in Campania. L’importanza dei privati e dei vivai. Il problema impianti

Il signore della pallacanestro a Siena nel giorno della semifinale della coppa Italia di calcio. Spettatore mercoledì della vittoria di Montepaschi su Malaga in Eurolega; il presidente della Federbasket, Dino Meneghin, uno dei monumenti dello sport italiano, ha incrociato i calciatori del Siena e i tifosi del Napoli nell’albergo a pochi passi da Porta Camollia. Sorrisi e auguri per tutti. E poi una approfondita riflessione sul basket campano, un mondo che Super Dino conosce bene. Riflette con amarezza: «I miei primi viaggi a Napoli risalgono agli anni ’60. Quante sfide al Palargento: in una delle ultime c’era Bonamico, l’attuale presidente della Legadue, nella formazione napoletana mentre Milano schierava Bob McAdoo. Ho visto com’è messo attualmente l’impianto di Fuorigrotta: non c’è più, e questa è una profonda tristezza perché ancora ricordo quel palazzetto pieno di tifosi per appassionanti partite. Il mio sogno è rivedere presto Napoli in un campionato professionistico e intanto faccio i complimenti ai dirigenti che dopo aver ricevuto la wild card sono riusciti a creare una squadra di vertice e a generare entusiasmo. La strada resta lunga e difficile, perché presidenti e sponsor vanno incoraggiati e possono essere spinti verso ulteriori investimenti soltanto dai risultati e da un massiccio sostegno dei tifosi».
Meneghin ha parlato a lungo in albergo con Pianigiani, ct azzurro e coach di Montepaschi. Hanno discusso del momento del basket italiano e delle prospettive della Nazionale. «Bisogna investire sui nostri talenti, il vivaio è una risorsa importante e dà grandi soddisfazioni. Facendo un ragionamento sui giocatori campani, posso immaginare l’orgoglio dei tecnici e dei dirigenti che hanno tirato su Poeta vedendolo adesso in Nazionale. Noi siamo molto attenti alla cura dei vivai e alla preparazione degli allenatori» sottolinea il numero uno della Federbasket.
E c’è attenzione anche verso la carenza degli impianti, fenomeno che non riguarda solo Napoli. «Non c’è dubbio. Se a Milano non ci fosse stato Cabassi, la squadra starebbe ancora giocando al Palalido. I privati sono una risorsa importante, fondamentale, per mantenersi a certi livelli. Chiedono di poter investire su strutture aperte sette giorni su sette, dove sia possibile creare aree per convegni, centri commerciali, cinema. Palazzetti modulabili: in questa ottica bisogna ragionare».
In Campania c’è chi ha compiuto un piccolo miracolo, creando in sessanta giorni un palazzetto da 2504 posti, il Palapuca Sunrise di Sant’Antimo. Una scommessa vinta dalla famiglia Cesaro, a capo della squadra che gioca in Legadue. Meneghin si complimenta: «Questi sono imprenditori lungimiranti e bisogna tenerseli stretti perché hanno capacità di reperire fondi e di creare strutture per portare avanti un discorso». Altri elogi a Sacripanti e Vitucci, i coach di Avellino e Caserta, le campane di serie A: «Fanno cose importanti con i loro ragazzi. Caserta ha una grande storia alle spalle e Avellino riesce sempre a sorprendere, mi auguro che le tifoserie seguano con costante passione le squadre perché l’apporto del pubblico è fondamentale».
E il presidente della Federbasket non vede l’ora di portare la Nazionale in Campania. Avellino, Caserta e Napoli, «quando ci sarà un palazzetto, perché dagli azzurri arriva sempre uno stimolo forte: quei giocatori restano dei modelli per gli appassionati di basket». C’è una difficoltà, tuttavia, ad organizzare il programma dell’Italia ed è rappresentato dalla carenza di impianti dotati di aria condizionata. «È impensabile di poter giocare d’estate in palazzetti che ne sono sprovvisti. Mi auguro che le strutture della Campania possano dotarsene». 

Fonte: Il Mattino

La Redazione

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