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Villas-Boas: «Al San Paolo gioca un’intera città»

Tirato, nervoso e sbrigativo. Andrè Villas-Boas ieri ha fatto un’ammissione importante: «Non è la mia ultima spiaggia ma con il Napoli è una gara importante perché noi non vogliamo solo passare il turno: noi puntiamo a vincere la Champions League». Fidando nell’elegante acume di Andrè, che da Mourinho per molti versi è distante ma difficilmente si libererà del soprannome di Special Two, Roman Abramovich ha versato la scorsa estate al Porto i 15 milioni della clausola rescissoria pur di averlo sulla panchina del Chelsea. «La proprietà non mi ha detto che sono in discussione – spiega simulando l’ipotesi di un ko al San Paolo – io ho il controllo del gruppo al 100 per cento. Qui a Napoli non è in gioco il mio futuro: anche perché la sfida è lunga e finisce a Stamford Bridge. Noi vogliamo conquistare un risultato positivo e giocarci tutto nella gara di ritorno». Nonostante le rassicurazioni, il mister-prodigio sa che Abramovich non ha freni economici: se Villas-Boas non dovesse convincerlo più, lo caccerà a prescindere dal denaro investito per portarlo a Londra. Villas-Boas, però, ha sufficiente personalità per guardare negli occhi il suo boss: «Se un tecnico venisse giudicato a metà stagione non avrebbe un problema lui, lo avrebbero i suoi dirigenti. Noi abbiamo un programma lungo tre anni» ha ribadito ai giornalista inglesi che, solo una sensazione, non vedono l’ora di toglierselo dai piedi. Il Chelsea è allo sbando: 2 vittorie, 6 pareggi e 2 sconfitte nelle ultime 10 gare in Premier e un pari in Fa col Birmigham, serie B inglese.
«Giocarsi tutto in questo mese? Non è così. Sicuramente c’è grande pressione. Abbiamo tutti delle responsabilità per il momento negativo, ma non mi sento in bilico. Chi gioca? Non lo so, Terry e Cole hanno dei problemi». Non perdere al San Paolo darebbe prezioso ossigeno a Villas-Boas.
L’allenatore ragazzino cambia umore quando si ritrova dinnanzi alle domande della stampa italiana. Si scioglie in un lungo sorriso. Per via di quegli anni spesi a fare l’assistente di Mourinho all’Inter, parla alla perfezione la nostra lingua: «Il Napoli è una squadra emergente, in forma – risponde senza bisogno del traduttore – molto temibile: con un presidente che in pochi anni l’ha presa dal fallimento e l’ha portata fin qui. C’è entusiasmo, lo si respira in città, negli angoli, nell’hotel. Temo il modo in cui vivono la gara, lo conosco bene. Come si dice? Il Napoli è uno stato d’animo, è qualcosa che va oltre il campo di gioco. C’è una città intera in una gara». Villas-Boas non ha paura ma mostra grande rispetto: «Mazzarri è un bravissimo allenatore, ha portato qui tutta la sua esperienza maturata nella Sampdoria e ha costruito una grande squadra anche grazie al lavoro di Reja». 

Fonte: Il Mattino

La Redazione

P.S.

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