A MENTE FREDDA, EP. 28 – Napoli, così ci mandi in confusione: chi sei veramente?

Siamo alle solite. Il Napoli di Rino Gattuso non conosce vie di mezzo: può battere chiunque e farsi battere da chiunque. Ed ecco che, incassata una clamorosa sconfitta interna appena 4 giorni fa, va in casa della prima forza del campionato e si porta via l’intero bottino. La squadra azzurra è stata cinica e sul pezzo fino all’ultimo minuto, dunque la domanda sorge spontanea: qual è il suo vero volto?

Un quesito che lo stesso Gattuso ha dichiarato di porsi spesso ma al quale ancora non è riuscito a trovare una vera risposta. Quando si tratta di dover soffrire gli azzurri sanno produrre buonissimi risultati, contrariamente a quando devono essere loro a fare la partita e le due sfide contro Fiorentina e Lecce rappresentano l’esempio più lampante. Tutti i numeri della sfida sono stati a favore dell’Inter (tranne punizioni, parate e cartellini gialli), eppure il tabellino parla chiaro: a portare la vittoria a casa è stato il Napoli, che alla prima occasione buona ha trovato il jolly.

Nel cuore di Inter-Napoli: l’analisi della partita

DIFENSORI “ARTIFICIERI” – Cosa c’entra questo termine? Beh, altri non ce ne vengono in mente per la difesa azzurra, in grado ieri di disinnescare le “bombe” Lukaku e Lautaro, vero punto di forza dell’Inter di Conte. Con un ottimo lavoro di concentrazione e lavoro di gruppo, tutti e quattro i membri del pacchetto arretrato non concedono al tandem nerazzurro di rendersi realmente pericoloso se non in un paio di occasioni, una delle quali salvata miracolosamente da Ospina. Il Napoli ha rischiato di cestinare quanto di buono prodotto nell’arco della gara concedendo a D’Ambrosio di calciare verso la porta a pochissimi metri di distanza: il portiere azzurro, però, annusa il pericolo ed esce tempestivamente, negando il gol al difensore interista con un intervento prodigioso.

IL SINISTRO MORTIFERO – Non molto veloce ma in compenso preciso, chirurgico il sinistro di Fabian Ruiz sul quale Padelli nulla ha potuto. E’ il lampo che aspettavamo da tanto tempo, il colpo mortifero che colpisce nell’orgoglio l’Inter, forse troppo sicura di riuscire a portare a casa la partita. Colpo che può arrivare solo da un grande calciatore come lo spagnolo, destinato a calcare i grandi palcoscenici del calcio. Dopo 4 partite consecutive l’ex Betis Siviglia torna titolare nello scacchiere azzurro e ripaga pienamente la fiducia di Gattuso siglando il gol partita e fornendo giocate di qualità anche quando il serbatoio gli si svuota negli ultimi minuti di gara (stremato, chiederà il cambio ma le sostituzioni erano già esaurite). Chi, invece, il serbatoio ce l’ha bello grande è Demme, che come al solito corre in lungo ed in largo per tutto il campo, garantendo al contempo la quadratura necessaria al Napoli per non cadere tra le grinfie degli avversari. Il suo apporto non manca mai pure in fase offensiva: la rete di Fabian Ruiz, infatti, passa anche per i suoi piedi. Cala alla distanza, infine, Zielinski, che è stato il primo ad essere sostituito nella ripresa. E’ lui, tuttavia, ad avere la principale occasione da gol per gli azzurri nella prima frazione di gioco. Imbeccato da un ottimo filtrante di Mertens, il polacco si presenta tutto solo davanti a Padelli, il quale però è bravo a chiudergli lo specchio. Su un rimpallo di quella stessa azione ci sarebbe da segnalare anche un colpo con la mano di de Vrij, ma francamente su episodi del genere dall’inizio di questa stagione non ci è ancora stata fornita una spiegazione del tutto chiara.

“TANTA ROBA” – Così Gennaro Gattuso ha definito la prestazione fornita da Mertens ieri sera. Anche qui ci si ritrova a ripetere di nuovo lo stesso ritornello: questo Napoli senza di lui non riesce a stare. In realtà neanche Milik sta facendo male (nella ripresa subentra a Dries facendo un buon lavoro come sponda), ma la dinamicità e la qualità di palleggio che si ha con il belga in campo sono difficili da replicare. Lavora come un vero e proprio centravanti costringendo De Vrij in marcatura su di lui a salire talvolta fino a centrocampo, lì dove Mertens smista palloni con grande precisione e velocità. Suo il lancio illuminante in contropiede per Di Lorenzo nell’azione che poi ha portato al gol di Fabian Ruiz: un tocco di prima di rara bellezza. Non sfigura anche Elmas, ieri schierato nell’inedito ruolo di esterno alto di sinistra al posto dell’acciaccato Insigne. Il giovane macedone ci ha giocato qualche volta in Nazionale, ma nel Napoli si può dire fosse un vero e proprio esperimento (al massimo ha giocato esterno di centrocampo con Ancelotti, producendo però scarsi risultati). Esperimento decisamente riuscito per Gattuso, che in conferenza stampa si è detto soddisfatto della sua prova. A detta del tecnico azzurro, infatti, Elmas ha tutte le caratteristiche per agire in quella zona di campo: forza, tecnica e quel tanto agognato “veleno” richiesto dall’allenatore calabrese. Infine tanto, tantissimo lavoro da parte di Callejon, soprattutto in fase di ripiego. Non siamo nuovi a vedere questo tipo di prestazioni da parte dell’esterno spagnolo, eppure non ci si stanca mai di constatarne l’efficacia e l’importanza nell’economia della squadra.

Il primo round di questa semifinale di Coppa Italia se lo aggiudica, dunque, il Napoli, che però non può certo ritenersi favorito. L’Inter verrà al San Paolo per il ritorno del 5 marzo col dente avvelenato: ci sarà da battagliare. Volendo guardare all’immediato futuro agli azzurri tocca la trasferta contro il Cagliari. Una sfida importante in termini di classifica alla quale i sardi arrivano decimati per gli infortuni e su di giri per il caso Pavoletti degli ultimi giorni, tutte condizioni che impongono agli uomini di Gattuso di approfittarne per acquisire nuovamente sicurezza e continuità di risultati anche contro squadre di più basso rango. Con la speranza che, d’ora in poi, il Napoli mostri una volta e per tutte la sua vera identità senza perdersi in voli pindarici come di chi sta bene in salute: questa squadra è ormai malata cronica e può cadere da un momento all’altro.

A cura di Giuseppe Migliaccio

Tufano

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