Al Consiglio Federale servono unità e responsabilità: una decisione che valga per tutti

La soluzione che filtra con maggiore insistenza è lo stop ai campionati fino al 3 aprile

Domani si terrà il Consiglio Federale più importante della storia del calcio italiano, l’ultima chance che ha il carrozzone del pallone per trasmettere un’immagine positiva nel momento più difficile che l’Italia ha vissuto dal dopoguerra ad oggi. Il Covid-19 ha stravolto le nostre abitudini sociali, nell’epoca dell’individualismo sfrenato ha bisogno di una risposta collettiva nei comportamenti per sostenere la battaglia drammatica che si sta combattendo negli ospedali. La sanità negli ultimi vent’anni è stata massacrata con continui tagli, è debole e medici e infermieri da soli non possono farcela. Un supporto unitario, disciplinando la nostra vita, accettando il disastro economico che si sta profilando con la consapevolezza che, se tutti combattono per ridurre il contagio, la scienza potrà farcela nel minor tempo possibile ad abbattere il coronavirus. Tutelare le vite umane, soprattutto dei più deboli, garantire il diritto alle cure sanitarie è la priorità assoluta e per la prima volta nell’era moderna siamo tutti chiamati alla responsabilità collettiva, una rivoluzione inimmaginabile nell’era in cui l’illusione che ognuno può bastare a se stesso e pensare esclusivamente al suo microcosmo aveva preso il sopravvento.

Il mondo del calcio deve decidere cosa fare in maniera responsabile, coerente e unitaria. Qualsiasi sia la mossa intrapresa, deve valere per tutti senza strascichi, polemiche e giochetti politici per approfittare del caos al fine di strappare consenso. Un atteggiamento di questo tipo darebbe anche più forza all’Italia per svegliare la Uefa che si sta rendendo conto con grande lentezza che la minaccia coronavirus s’abbatte anche sulle competizioni internazionali e soprattutto sugli Europei. Dal Consiglio Federale in conference call può accadere di tutto ma al momento la soluzione che filtra con insistenza è la sospensione dei campionati fino al 3 aprile, la data in cui scadrà anche il decreto straordinario restrittivo sulla Lombardia e sulle altre province interessate. Con il rinvio di un anno degli Europei, il campionato potrebbe terminare più tardi in pieno giugno. Malagò ha ragione e come presidente del Coni deve fare in modo che le sue parole diventino fatti, oltre ad una decisione unitaria del mondo del calcio serve che tutte le federazioni dello sport italiano prendano una strada condivisa. Non è accettabile vedere le squadre di A, B e C giocare, la D e i Dilettanti, il basket che ferma l’A1 ma non l’A2. Domani tocca al calcio, stavolta non sarà un manager della Lega come Dal Pino a dover decidere in collaborazione con i presidenti, gli ultimi a rendersi conto del disastro che stava arrivando come una tempesta violenta in Italia, ma tutta la Figc con Gravina a fare da coordinatore politico della discussione che si terrà in conference call.

Il Napoli intanto attende le decisioni, oggi s’allena con la consapevolezza di dover giocare venerdì a Verona in attesa di quanto emergerà domani. Insigne e Demme non dovrebbero avere problemi alla ripresa, Maksimovic rischia lo stiramento, oggi saranno valutate le sue condizioni anche in vista della trasferta di Barcellona. Una gara che probabilmente si giocherà a porte chiuse, nel deserto del Camp Nou, in un’atmosfera triste, mortificante per la passione dei tifosi azzurri che sognavano una grande serata. Se il difensore serbo dovesse nuovamente fermarsi, Gattuso monitorerà le condizioni di Koulibaly che difficilmente sarà lanciato direttamente in campo contro Messi e compagni, più probabile l’adattamento di Di Lorenzo al centro della difesa.

Ciro Troise


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