Nella “scatola” di Napoli-Bologna c’è tutto della squadra di Spalletti

Il Napoli è camaleontico, ha capacità di reazione, la rivoluzione di Spalletti affonda le sue radici nella scorsa stagione

Spalletti dice sempre che la partita è una scatola da riempire, in Napoli-Bologna c’è tutto: l’attitudine al calcio di possesso nel primo tempo, l’anima verticale nella ripresa senza perdere tempo nel cambiare registro.

Nel primo tempo il Napoli avrebbe già meritato di condurre la partita, non ci è riuscito per le occasioni sprecate ma il piano-gara si era già rivelato funzionale. Il Bologna con il suo 4-2-3-1 provava a limitare gli spazi, rallentare il palleggio del Napoli e poi cercare di ripartire. Nella prima mezz’ora il Napoli ha sprecato delle occasioni nitide: la traversa di Mario Rui, il rigore in movimento fallito da Politano, un tiro di sinistro debole e centrale di Kvaratskhelia, una palla-gol di Raspadori a tu per tu con Skorupski.

Il Napoli non l’ha sbloccata e, appena ha abbassato il ritmo, è stato punito. La contemporanea assenza di Rrahmani e Anguissa ha tolto certezze alla fase di non possesso e un po’ d’intensità soprattutto per la forza, la capacità di stringere il campo di Anguissa. Ci sono poi i meriti degli avversari, il Bologna sulla trequarti ha qualità, basta pensare che contro il Napoli ha tenuto in panchina Soriano e Orsolini e mancava Arnautovic, il giocatore più importante che condivide con Immobile la vetta della classifica marcatori con sei gol.

La rivoluzione di Spalletti è iniziata l’anno scorso

Il palleggio prolungato ha fatto un po’ sbandare il Napoli, l’asse Dominguez-Cambiaso-Zirkzee è andato a segno con il primo tiro in porta del Bologna. Uno degli aspetti più importanti della “scatola” è la capacità di reazione del Napoli che ha avuto la forza di ribaltare il risultato in quattro gare su quattordici. Era già accaduto contro Verona, Lazio e Ajax, il Napoli non si è scomposto e ha risposto macinando subito gioco e trovando il gol di Juan Jesus per andare all’intervallo con la serenità dell’1-1. È il quindicesimo marcatore diverso della cooperativa del gol.

Quello che si fa quest’anno si poteva fare anche l’anno scorso. Probabilmente, essendoci calciatori con un passato più importante diventa più difficile, con dei ragazzi giovani così ci si riesce. Se uno entra bene a metà del secondo tempo trova la possibilità di giocare freschezza contro fatica”, in questa frase di Spalletti c’è la rivoluzione. Il Napoli sapeva essere “liquido” anche nella scorsa stagione quando passava da Osimhen a Mertens, la partenza fu straordinaria anche un anno fa e si vinse una gara anche con Insigne al centro dell’attacco in casa del Genoa.

La rivoluzione è nella freschezza, il Napoli ha preso spunto proprio dalla scorsa stagione nel costruire i grandi cambiamenti fatti in estate. Spalletti così ha potuto aggiungere la libertà di modellare il progetto tecnico, individuando un blocco di certezze (Di Lorenzo, Kim, Anguissa, Lobotka e Kvaratskhelia) e costruendo la cooperativa del gol e la democrazia orizzontale nell’approccio allo spogliatoio e alle sue scelte.

Sono entrati Osimhen e Lozano e il Napoli “verticale” ha continuato a collezionare palle-gol, con la traversa di Zielinski, la parata di Skorupski sul Chucky e sul colpo di testa di Osimhen.

Il Napoli, ispirato da uno straordinario Kvaratskhelia, ha dato l’impressione di avere sempre la forza d’affondare i colpi, senza Anguissa ha aperto troppo il campo in certe occasioni. È un aspetto su cui si può migliorare, riuscire a sviluppare quest’anima “verticale” migliorando nella compattezza quando si perde palla.

È tornato anche il Maradona, lo dimostra l’errore di Meret

Nella scatola c’è anche l’errore di Meret, capita a tutti e il suo ottimo cammino fino a Napoli-Bologna non va assolutamente ridimensionato. In estate è stato delegittimato da presidente e allenatore, ha avuto la forza di reagire, si è guadagnato sul campo il rinnovo del contratto e ha aiutato il Napoli in tante occasioni, su tutte la vittoria di Milano.

Ora deve fare il passo in avanti, capire che la papera può capitare ma bisogna avere la forza di reagire senza farsi condizionare, ha rischiato in due occasioni ieri, prima su un passaggio intercettato ma non controllato da Zirkzee e poi su un’uscita a vuoto al 90’.

L’errore di Meret, però, ha messo in mostra che è tornato il Maradona, lo stadio capace di trascinare la squadra. È un fattore importante per ribaltare gli umori dopo un’annata in cui i sogni scudetto sono tramontati in casa, con sette sconfitte.

L’applauso per incoraggiare il portiere dopo un errore, la spinta continua con cori di sostegno è emozionante in uno stadio in cui si è visto di tutto: una “guerra di posizione” tra il tifo organizzato e De Laurentiis anche nell’annata dei 91 punti, l’applicazione senza buon senso del regolamento d’uso, il Covid e gli stadi vuoti. È il passato, Napoli si goda il presente, nessuno in Europa è riuscito ad ottenere dieci vittorie consecutive, neanche il Real Madrid.

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