Spalletti ha scelto la democrazia del turn-over e la difende in campo aperto

Un consiglio a De Laurentiis: non entri nella sfera tecnica, non gli appartiene

È una stagione anomala, l’abbiamo sottolineato più volte, con ritmi e calendario mai visti a causa del Mondiale. I cambiamenti impongono di farsi trovare pronti, adattarsi e Spalletti non si sta muovendo come un anno fa, quando ad inizio stagione cambiava poco. Il Napoli volava con dieci vittorie e due pareggi nelle prime dodici giornate, Spalletti, prima che si moltiplicassero gli infortuni e i contagi Covid cambiava poco per scelta tecnica, anche nella prima di Europa League sul campo del Leicester non ci fu turn-over ampio.

L’Europa League non è la Champions, il calendario è diverso e si è trasformato anche il Napoli. La rivoluzione estiva ha generato nuovi equilibri interni, sono partiti parecchi leader. È un altro Napoli, più giovane, con meno vissuto e su cui Spalletti è chiamato a lavorare di più, magari anche esaltarsi sul campo, in cui è un maestro. Lo dice la sua storia: l’Udinese in Champions League, la sua prima Roma spettacolare, quella di Alisson e Salah quando è ritornato o il lavoro fatto all’Inter tra tante difficoltà, i centravanti valorizzati come Iaquinta, Totti con la Scarpa d’Oro, Dzeko e Icardi capocannonieri.

Si vede la sua mano, il Napoli ha un’identità e sa cambiare anche vestito, colpiscono l’armonia nei movimenti, le rotazioni codificate dei centrocampisti, la capacità di cambiare registro offensivo. Usando una definizione del direttore sportivo Giuntoli, Spalletti ha costruito un Napoli solido nella fase di non possesso e liquido nello sviluppo offensivo.

Sta tenendo tutti sul pezzo, soltanto Zanoli tra i giocatori di movimento non ha ancora accumulato minuti. Non è solo gestione delle risorse fisiche e mentali, è responsabilizzazione di tutti perché in una stagione del genere può esserci sempre bisogno di ogni risorsa a disposizione.

Se, come sembra, Meret dovesse rinnovare il contratto, il Napoli non avrà giocatori in scadenza e ciò incide anche sull’armonia della gestione. Situazioni come quella di Malcuit, all’intervallo gettato nella mischia ad Empoli, dopo che nel 2022 aveva accumulato solo 64 minuti fino a quel momento, non dovrebbero più esistere.

Spalletti affronta i rischi del turn-over

Ci sono ovviamente dei rischi, delle criticità, il primo tempo contro il Lecce è una lezione da non dimenticare. Con Demme fuori per infortunio, un play in alternativa a Lobotka non sembra esserci, si potrebbe lavorare su Gaetano che ha la predisposizione a farlo. Ndombele è una mezzala box to box, sotto il profilo della condizione sta migliorando ma la differenza di qualità e fluidità della manovra anche sabato con gli ingressi di Lobotka e Zielinski è stata evidente. Il Napoli ha creato occasioni da gol anche nel primo tempo, soprattutto con gli uno contro uno di Kvaratskhelia.

Nella ripresa, invece, è migliorata la proposta corale della squadra, soltanto la scarsa determinazione e precisione nella battuta finale hanno tenuto la partita sullo 0-0 fino al gol di Raspadori. Spalletti è consapevole dei rischi, li affronta in campo aperto anche citando De Laurentiis in conferenza stampa tra quelli che vogliono entrare nel campo della sua gestione e delle sue scelte di formazione. Un consiglio al presidente: rimanga nella sua sfera di gestione, non entri in quella tecnica che non gli appartiene. Lo faccia per il suo Napoli, alla lunga i veleni interni possono creare problemi.

La Champions senza tifosi al seguito, il pallone diventi più umano anche nella comunicazione

Ora ci sarà la Champions con il programma di viaggio trasformato e senza tifosi al seguito. L’ordine e la sicurezza pubblica rappresentano la priorità assoluta ma è impressionante come le esigenze dei sostenitori in trasferta non vengano proprio considerate. Qualche tifoso è già in Scozia, essendo partito domenica prima della decisione ufficiale, altri devono fare i conti con i voli, gli alberghi prenotati, tempo e denaro che non sarà restituito.

Nel comunicato della Uefa non c’è neanche una traccia di scuse o parole di comprensione, eppure il business calcio si alimenta della passione di tutti, quindi anche e soprattutto di coloro i quali programmano viaggi e spese per seguire la propria squadra del cuore. Non sono “clienti”, non basta il rimborso del biglietto allo stadio e il principio di reciprocità che vieterà la trasferta ai tifosi del Glasgow Rangers.

Il mondo del pallone dev’essere più umano, è l’unica strada che può percorrere.

Ciro Troise

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