La Repubblica

Corbo: “Il Napoli si penta per aver sottovalutato l’avversario, ora tutti in agenzia a recuperare i soldi delle prenotazioni per Varsavia”

"Il calcio è malato in Italia come in Europa, se si consente all'ex divo del fischietto Pierluigi Collina di designare gli arbitri in Europa per l'Uefa, e poi legarsi alla federazione ucraina con un cospicuo contratto"

Il noto giornalista Antonio Corbo esprire il suo commento sulla disfatta del Napoli a Kiev da parte del Dnipro, con la conseguente eliminazione dei partenopei dalla seconda competizione europea:

Non resta che correre in agenzia. Recuperare i soldi delle prenotazioni per la finale di Varsavia, se possibile. Giocheranno il 27 in Polonia gli spagnoli del Siviglia e gli ucraini del Dnipro. Non il Napoli che ha sottovalutato l’impegno, non gli avversari. Il Dnipro resta una squadra di piccolo cabotaggio. Una squadra che dà il massimo, però, giocando con molto ordine e concentrazione, niente di più. Una semifinale di Coppa è sempre da affrontare al meglio, perché dovrebbe essere solo un timbro sul passaporto? Questa stagione ha una logica costante. Il Napoli è determinato con le squadre che teme, perde con quelle che ritiene troppo deboli. La corsa alle prenotazioni per Varsavia è la prova di una febbre che ha eccitato e ingannato sia squadra che tifosi. Il gol irregolare di Kiev conferma che il Napoli ha subìto una ingiustizia. Bravo l’arbitro Cesari che su Canale 5 l’ha rilevato. Ma lo 0-0 avrebbe portato il Dnipro a Varsavia, non certo il Napoli. Giusto polemizzare con gli arbitri, legittimo sostenere che ho fatto su Repubblica che il calcio è malato in Italia come in Europa, se si consente all’ex divo del fischietto Pierluigi Collina di designare gli arbitri in Europa per l’Uefa, e poi legarsi alla federazione ucraina con un cospicuo contratto. Ma nel calcio il conflitto di interessi è tollerato? Un arbitro designato da Collina a dirigere partite di squadre ucraine può essere imparziale e sereno quando le incrocia, se pensa che appartengono ad una federazione che dà lavoro e soldi al designatore, al personaggio che in qualche modo decide la loro carriera in Europa? Si spera di sì. Ma subire due gol dagli ucraini, tutt’e due irregolari, non rafforza questa speranza. Giro volentieri l’articolo scritto un secondo fa per Repubblica. Il signore delle Coppe ha una faccia rossa e triste, è lucido di rabbia e di pioggia. Sembra dissolversi nella solitudine dello sconfitto. Nella più malinconica serata europea della stagione vede svanire l’Europa League, non al Napoli resta che il campionato, ultima chiamata per la Champions. Benitez errori ne ha commessi prima, non qui. Ha una buona idea. Persino originale. Inserisce Gabbiadini accanto a Higuain per elevare il potenziale offensivo. La scelta ha un costo: l’esclusione di Hamsik. Ed un rischio: privare d’inventiva il Napoli, prevedibile come un tram sui binari. Proprio Gabbiadini, la buona idea, delude in un primo tempo condizionato da due fattori: il campo pesante frena, l’1-1 taroccato dal gol ucraino in doppio fuorigioco consente al Dnipro di nascondersi nel bunker, giocatori stretti, pressing basso sui portatori di palla, demolire è più facile che costruire. Su Gabbiadini prende quota un giudizio severo ma suggestino. Di lui ci si accorge solo se segna. E a Kiev neanche ci prova, mentre avanza la nostalgia di Hamsik, forse prezioso se avesse potuto dare nel convulso primo tempo un indirizzo al gioco, un assist, un colpo di luce per ispirare l’imbolsito Higuain che dei bomber veri non ha il cinismo risolutivo, si concede troppi errori e smorfie. Come banali sono le proposte dei due esterni: nè Insigne né Callejon danno ampiezza, per stendere in orizzontale le due linee massicce ucraine, essendo il Dnipro disposto nel più pavido 4-5-1. Lasciare l’impostazione a Inler e Lopez vuol dire sommare retropassaggi o passi lenti in avanti, con cross che spiovono innucui sulle barricate ucraine. Giusto e vano ritirare Gabbiadini e Insigne, i pesi piuma, per Hamsik ed il caparbio Mertens. I timori di un Napoli più potente e vendicativo hanno dato al Dnipro coesione morale e tattica, felice pragmatismo, naturale disponibilità alla fatica oscura. Fino a cogliere la prima opportunità, con Seleznyov, l’unica punta, lo stesso che fissò l’1-1 malandrino di Napoli. Non si finirà mai di recriminare su quel gol. Ma si penta il Napoli, ha sottovalutato il Dnipro, fantasticando la finale di Varsavia un attimo dopo i sorteggio di Nyon. Il contrario di quanto accadde per il colosso Wolfsburg. Era un Napoli che sapeva soffrire, lottare, sognare. PS De Laurentiis alla luce di quanto rivelato sul contratto di Collina con la federazione ucraina, incompatibile con la carica di designatore dell’Uefa, non ha il diritto, ma il dovere di chiedere spiegazioni a Platini. Nel calcio un club cresce se sa vincere. Ma soprattutto se sa imporre la legalità, in un mondo che la respinge, infrange, viola.”

Tufano
Simon tech

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